1 Febbraio 2021
Forzato dalle misure di contenimento al coronavirus, il lavoro da remoto è un modello destinato a rimanere anche dopo la pandemia: lo utilizzerà un’impresa su quattro, anche se per il 90% l’ufficio resta centrale. Rimangono solidi i rapporti con i territori: il 50% delle PMI continua a collaborare con il mondo della scuola e dell’università.

Certo, lo hanno imposto le misure di contenimento alla pandemia da nuovo coronavirus. Ma il 2020 è stato l’anno dello smart working non solo per i grandi gruppi e gli immensi open space. Il lavoro agile ha infatti conquistato anche le piccole e medie imprese. Se infatti prima del lockdown appena il 4,6% delle aziende con meno di 250 dipendenti consentiva a questi ultimi il lavoro da remoto, durante l’emergenza questa percentuale è salita fino a sfiorare il 37%.

A dirlo è Pulse PMI, con un’indagine che ha coinvolto oltre 550 imprese manifatturiere italiane realizzata dall’Ufficio Studi di Banca Ifis in collaborazione con Format Research. Condotta tra dicembre 2020 e gennaio 2021, l’analisi ha consentito di monitorare l’impatto dello smart working sul sistema produttivo italiano e le relazioni tra impresa, scuola e ricerca, anche queste ultime messe a dura prova dal lockdown.

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