16 febbraio 2021 – Il 2020, l’anno dell’esplosione della pandemia COVID-19, si è chiuso con un numero di imprese nuove nate a Torino molto più basso rispetto a quello del 2019 (-18%), ma lo stesso è avvenuto per le cessazioni di impresa. Il “congelamento” delle chiusure è sintomatico dell’incertezza nella quale versano gli operatori del territorio: i ristori tengono in vita le imprese, ma si teme una possibile contrazione del tessuto imprenditoriale nel 2021 (chiudere oggi un’impresa presenta costi a tratti insostenibili).

Malgrado il contesto complessivo di apparente stallo, il commercio fa registrare già -349 imprese attive in meno rispetto al 2019,segno dell’agonia alla quale le imprese del settore sono soggette da ormai quasi un anno. Il prolungato periodo di chiusura delle attività ha infatti annichilito la ripresa della fiducia che si era registrata nei mesi estivi ed è solo «lieve» l’ottimismo per i primi mesi del 2021. Non a caso, è fortemente negativo il giudizio degli imprenditori circa la gestione della crisi dal punto di vista economico da parte del Governo centrale (meglio invece per quanto riguarda la gestione da parte della Regione).

Oltre al commercio al dettaglio non alimentare, la situazione si conferma preoccupante presso gli operatori della ristorazione (bar, ristoranti, per i quali il delivery e l’asporto rischiano di non bastare più) e della ricezione turistica. Il calo della fiducia è contestualizzato in un quadro di ridimensionamento dei consumi, che ha lasciato il segno in termini di ricavi: l’indicatore del terziario ha perso 20 punti dallo scoppio della crisi ed è debole il recupero per i primi mesi del 2021. Preoccupa anche il mercato del lavoro: nel 2020 le nuove assunzioni nel terziario nella provincia di Torino sono calate del -37% sul 2019. Il blocco dei licenziamenti ha gravato sui costi delle imprese, ma la sospensione dalla prossima primavera rischia di rappresentare un colpo senza precedenti: nel 2021 gli organici delle imprese potrebbero ridursi del -18%.

“I dati del nostro Osservatorio Congiunturale certificano, ancora una volta, lo stato di incertezza e di stanchezza in cui si trovano le nostre imprese, in un quadro dove è sempre più a rischio la tenuta del tessuto produttivo soprattutto in centro città. Dal nuovo governo Draghi ci aspettiamo una programmazione seria, che vada oltre i 15 giorni, fatta di annunci del venerdì sera e da decreti ristori che, se da una parte permettono alle aziende di “galleggiare” dall’altra sono assolutamente inadeguati alla perdita di fatturatidichiara Maria Luisa Coppa presidente Ascom Confcommercio Torino. Chiediamo a tutte le istituzioni un impegno concreto per ottenere la riapertura in sicurezza di tutte le attività ormai a rischio fallimento, dalla filiera dello sport a quella degli eventi, dal turismo alla cultura, settori essenziali che qualificano l’economia del nostro territorio. Al tempo stesso riteniamo necessario una politica di deciso alleggerimento fiscale e burocratico per le imprese. La pandemia impone ora un vero e proprio intervento di ricostruzione dell’economia nazionale e locale, le nostre imprese devono essere protagoniste di questo importante cambiamento.”

Tra i segnali di forte debolezza emerge con chiarezza l’allerta occupazione. Senza puntuali e concreti interventi sul mondo del lavoro il Terziario rischia di pagare un carissimo prezzo aggiunge Carlo Alberto Carpignano direttore Ascom Confcommercio Torino e provincia. Se negli scorsi mesi la cassa integrazione ha contribuito ad alleggerire il peso dell’emergenza sanitaria sugli imprenditori, gli scenari futuri fanno prevedere un vistoso calo degli occupati e delle nuove assunzioni, soprattutto nei settori del Turismo, Ristorazione e Servizi alle persone, in un quadro drammatico di desertificazione di intere zone della città. La nostra Associazione, con nuovi progetti e nuovi servizi è concretamente al fianco delle imprese che nonostante tutto resistono per il bene di Torino.”

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