Il Recovery: poterebbe avere un possibile impatto di 2,3 punti su Pil nel 2025, con 275mila occupati e uno  0,7 punti  in meno di disoccupazione secondo  la simulazione compiuta dall’Istat nel corso dell’audizione alle Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato, sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (vedi QUI).
Ma in questo momento, “l’effetto Covid” si sta facendo sentire sempre più duramente, intaccando il tessuto sociale ed economico del nostro Paese. I numerosi studi pubblicati questa settimana confermano la gravità senza precedenti del periodo che stiamo attraversando. Gli Osservatori Congiunturali Format Research condotti per Confcommercio Toscana, Confcommercio Friuli Venezia Giulia e per Confcommercio Torino e provincia hanno fotografato ovunque, pur con differenze tra regione e regione, una situazione estremamente difficile, con la fiducia ormai minata da mesi da chiusure e restrizioni precauzionali, imprese costrette a chiudere i battenti e di conseguenza l’occupazione in calo. Nella sua Congiuntura flash, Confindustria parla di “scenario incerto” e scrive: “i limiti a spostamenti e acquisti spingono una parte delle famiglie a risparmiare: nel 2020 i depositi hanno registrato un aumento “extra” di 26 miliardi rispetto al trend (pari al 2,7% dei consumi privati; stime CSC). … Ma un allentamento delle restrizioni potrebbe rilanciare fortemente i consumi”. Allentamento che per ora non c’è: il primo decreto del governo Draghi vieta visite a parenti e amici in zone rosse e prolunga lo stop a spostamenti tra Regioni fino al 27 marzo.
E proprio mentre scriviamo, l’Ufficio Studi Confcommercio ha pubblicato la sesta edizione di “Demografia d’impresa nelle città italiane”, dal quale emerge un “quadro desolante”. È scritto che tra il 2012 e il 2020 è proseguito il processo di desertificazione commerciale: dalle città italiane sono sparite, complessivamente, oltre 77mila attività di commercio al dettaglio e quasi 14mila imprese di commercio ambulante … “La pandemia ha acuito certe tendenze e ne ha modificate “drammaticamente” altre”.

Si sono chiusi il 21 febbraio i Campionati Mondiali di sci Cortina 2021, un evento che certamente sta facendo bene all’Italia restituendo l’immagine di un Paese che quando vuole sa essere modello di efficienza, concretezza e sostenibilità! Su i Campionati Mondiali di sci sono stati svolti interessanti studi economici e sociologici.
Il sondaggio commissionato dal SOSE spa (azienda che fa capo al Ministero dell’Economia), realizzato da Format Research, che ha valutato l’importanza dell’impatto economico e di immagine di questo grande evento sportivo e, come è stato detto in conferenza stampa di presentazione dei dati (dal titolo “Ma come fanno bene i Mondiali all’economia e all’immagine Italia!”),  “se la pandemia ha piegato l’economia, i Mondiali hanno dato ossigeno alle imprese, a Cortina, al Veneto e al made in Italy” (Valerio Toniolo, Commissario alle opere del progetto Cortina 2021).
Il 15 febbraio è stato presentato a Cortina 2021, alla tavola rotonda “Sport, Banche e Imprese. Insieme per vincere”, il Market Watch di Banca Ifis sulla filiera dello sport system di montagna, realizzato con Format Research, nel quale si mostra un settore di eccellenza che ha saputo resistere alla crisi meglio di altri, mostrandosi più resiliente anche grazie a una maggiore specializzazione. Un settore composto da 550 imprese attive nei comparti della calzatura, dell’abbigliamento e delle attrezzature sportive, di cui 200 estremamente specializzate, concentrate nell’Italia centro-settentrionale, e in particolare nel Distretto di Asolo e Montebelluna, che generano un fatturato annuo di oltre 6 miliardi di euro e impiegano circa 30 mila addetti, e si contraddistinguono per il forte impegno nella sostenibilità e nell’innovazione.

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