5 marzo 2021 – Le misure straordinarie a sostegno delle imprese adottate durante la pandemia hanno finora impedito che il blocco delle attività economiche e le successive restrizioni dovute all’emergenza sanitaria si traducessero in un’impennata dei default delle aziende e in un aumento della rischiosità del credito. Solo nel 2021 è atteso un aumento dei nuovi flussi di crediti deteriorati, con un miglioramento parziale ne l2022.

In base ai dati, nel 2020 i tassi di deterioramento delle imprese italiane sono scesi verso i minimi storici (2,5%). Con la fine delle misure di emergenza, i tassi di deterioramento sono attesi in crescita nell’anno in corso (4,3%), per poi tornare a calare nel 2022, quando si attesteranno comunque su livelli (3,7%) superiori a quelli pre-Covid. Comunque i nuovi f lussi di crediti in default si manterranno su livelli ben distanti rispetto ai picchi raggiunti nel 2012 (7,5%).Gli impatti più pronunciati al termine del biennio interesseranno le aziende di media dimensione e le imprese operanti nell’edilizia e nei servizi, settori particolarmente colpiti dalla pandemia, mentre le piccole imprese e le aziende operanti nel comparto industriale risulteranno relativamente meno segnate dalla crisi.

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