23 marzo 2021 (aggiornato il 30 marzo 2021) – “Un settore quello della vigilanza privata che ha un alto numero di addetti, produce un grande valore in termini di fatturato e spinge molto sull’innovazione digitale. Tutte caratteristiche che lo rendono molto compatibile con gli obiettivi del Recovery Plan”. Questa la prima “fotografia” del comparto delle imprese della vigilanza privata, con la quale il presidente di Format Research, Pierluigi Ascani, ha presentato l'”Osservatorio Federsicurezza 2020-2021: l’impatto della crisi sulla sicurezza privata in Italia e le prospettive del settore” un’indagine realizzata per Federsicurezza e presentata nel corso di un webinar organizzato dalla federazione al quale ha partecipato il presidente Luigi Gabriele.

Secondo l’indagine Format, il fatturato complessivo delle imprese certificate può essere stimato in circa 3,4 miliardi di euro. “Un settore strategico – ha osservato Ascani – e chi riesce a fare impresa ha il mercato per svilupparsi. Il problema è che molte imprese non sono registrate e questo alimenta una concorrenza distorta”. In Italia operano 1.291mila imprese della vigilanza privata e solo 462 sono certificate dal ministero dell’interno.

 

 

 

Le imprese chiedono formazione, status giuridico e nuovo contratto

Tra i problemi evidenziati maggiormente nella ricerca, c’è quello legato al contratto nazionalescaduto nel 2015. L’82,3% delle imprese ritengono necessario che al massimo nei primi mesi del 2021 si cerchi di raggiungere un accordo per il rinnovo. Altro tema di grande importanza è quello dell’equiparazione dello status giuridico: oltre l’80% delle imprese ritengono che lo status giuridico della guardia giurata debba essere elevato a quello di agente ausiliare di pubblica sicurezza. Infine, c’è la questione della formazione per gli operatori del settore: per sette imprese della vigilanza su dieci è necessaria l’istituzione di un Ente Nazionale di Formazione che fissi regole e insegnamenti comuni.

Gabriele: “Ruolo centrale nella sicurezza, lo Stato non ci dimentichi”

Il presidente di Federsicurezza Lugi Gabriele ha osservato come la ricerca Format, pur offrendo dati molto precisi e dettagliati, riesce solo parzialmente a cogliere la realtà a dir poco frastagliata del modo della vigilanza provata. “Un mondo che oggi soffre la crisi da Covid come tutti gli atri settori economici: le perdite del 2020 sono state varie da settore a settore, ma in particolare il crollo della circolazione del contante ha determinato un crollo di una delle nostre attività storiche, quella dei portavalori”. Secondo Gabriele c’è un aspetto da rendere evidente prima di tutto: “Alla nostra attività, che ha come primo obiettivo quello di offrire sicurezza, manca completamente l’attenzione dello Stato”. Un fatto che si avverte in modo “plastico” nella mancanza di un ente nazionale di formazione. “Mancano criteri di formazione obbligatoria e parametri certi fissati da un decreto. A oggi i percorsi formativi di soggetti pubblici che però non sono la Pubblica Amministrazione ma enti e fondi coprono una percentuale del 40%”. Gabriele ha osservato che il settore merita attenzione perché ha un ruolo centrale per la sicurezza dei cittadini e delle imprese. “Siamo lo Stato delle sette polizie – ha detto- ma noi siamo l’ottava gamba senza la quale il tavolo non può stare in piedi”. Il presidente di Federsicurezza si è poi soffermato sulla questione del contratto nazionale. “Una situazione davvero al limite che non può più essere rinviata. Sono stati fatti dei passi in avanti tra associazioni datoriali e sindacati sui vari aspetti del contratto ma restano ancora delle differenze da limare anche sul tema della classificazione unica”. “Come Federsicurezza – ha detto Gabriele – abbiamo anche proposto una sorta di contratto modulare sul modello di quello del turismo per venire incontro alle mutate esigenze del nostro settore”.

 

 

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