Nonostante le attese per un miglioramento generale della situazione, anche grazie alla campagna vaccinale mondiale, il continuo inasprire delle misure di contenimento mina il cammino di ripresa dell’economia globale e, come sostiene la Banca centrale Europea, l’incertezza continua a caratterizzare le prospettive a breve termine.

Nell’Eurozona l’attività economica, seppure nell’ultimo trimestre del 2020 era già diminuita meno del previsto, il ritorno dei ritmi produttivi a buoni livelli è stimato a partire dal secondo trimestre del 2021. Ciò secondo il comunicato congiunto di Istat, Ifo e Kof ‘Eurozone economic outlook’, per il quale gli effetti negativi per il prolungare delle misure restrittive per fronteggiare il peggioramento della crisi sanitaria da covid-19, “sono attesi avere solo un impatto transitorio sull’economia”.

È fuori di dubbio che ci siano stati alcuni settori economici che in Italia stanno soffrendo ben più di altri le conseguenze di questa crisi. La campagna di Confcommercio “Il futuro non (si) chiude”, è una grande iniziativa nazionale con il duplice obiettivo di richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione che stanno vivendo gli imprenditori dei settori più colpiti dalla pandemia e lanciare un messaggio forte sulla voglia di ripartire: consentire alle imprese, la cui attività è ancora ferma o drasticamente ridotta dalle restrizioni, di poter riaprire – laddove possibile – in sicurezza ed evitare così la chiusura definitiva e la perdita di posti di lavoro.

La drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti e la sua ampiezza appare ancora più evidente attraverso la fredda forza dei numeri, come quelli mostrati da Confcommercio Roma su dati Format Research: non solo aumentano le imprese che chiudono i battenti, diminuiscono gli operatori che aprono una nuova attività, cala vistosamente il valore aggiunto al terziario, vero locomotore dell’economia romana, ma nella Capitale ci sono anche 5.500 imprese “zombie” di questo settore– 2.600 nel commercio, 900 nel turismo e 2000 nei servizi – che pur risultando in vita, in realtà non sono più operative e sopravvivono solo grazie ai ristori.

Ed è di lunedì 29 la lettera appello al Presidente Draghi di FIPE, che chiede “un cambio di passo e una prospettiva certa e ravvicinata di riapertura”. Le aziende di questo settore stanno subendo danni ingentissimi per chiusure forzate, danni che si ripercuotono sull’occupazione e, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe, la zona rossa a Pasqua provocherà un danno da 350 milioni di euro, mentre lo stop di Pasquetta causerà un ulteriore danno da 230 milioni.

 

Nel mese di marzo, scrive l’Istat, i segnali dall’indice di fiducia di imprese e consumatori sono eterogenei. Con riferimento alle imprese, nel settore manifatturiero l’indice recupera per il secondo mese consecutivo. Nei servizi di mercato, dopo l’aumento registrato tra dicembre 2020 e febbraio, l’indice torna a flettere mentre nel commercio al dettaglio, dopo il recupero dello scorso mese, si registra di nuovo un calo della fiducia. Per quanto attiene ai consumatori, la diminuzione dell’indice è dovuta ad un diffuso peggioramento sia dei giudizi sia delle aspettative sulla situazione economica generale e su quella personale.

 

Il 23 marzo il presidente di Format Research, Pierluigi Ascani, ha presentato l’”Osservatorio Federsicurezza 2020-2021: l’impatto della crisi sulla sicurezza privata in Italia e le prospettive del settore”, indagine realizzata per Federsicurezza e presentata nel corso di un webinar organizzato dalla federazione al quale ha partecipato il presidente Luigi Gabriele. Emerge che il fatturato complessivo delle imprese certificate può essere stimato in circa 3,4 miliardi di euro. “Un tesoretto – ha sottolineato nel suo articolo su Vigilanza Privata Ilaria Garaffoni, dominato dalle medie e grandi imprese, che insieme producono oltre il 90% del volume di affari. Ma guardando ai costi di produzione, il margine si riduce al 2,3%: non è quindi un caso che il 16% delle imprese lavori in perdita e solo un terzo delle imprese arrivi a marginare il 4%. In questo scenario, il Covid ha agito da moltiplicatore di criticità: oltre il 60% delle imprese ha rilevato un peggioramento e il 31,3% teme di dover chiudere i battenti”.

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