8 Aprile 2021 ( aggiornato 11 aprile) – È stato presentato oggi a Treviso, nella sede della ConfCommercio provinciale, il “Report Covid” dell’Osservatorio Congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Treviso, commissionato da Unascom e realizzato da Format Research. L’indagine, presentata da Pierluigi Ascani di Format, commentata da Tullio Nunzi Commissario di Unascom, alla presenza dei presidenti delle quattro Ascom Federate dei mandamenti di Treviso (Federico Capraro), Oderzo (Rino Rinaldin), Castelfranco (Pierluigi Sartorello), Vittorio Veneto (Michele Paludetti), è stata realizzata nel mese di marzo, al 13° mese di pandemia, e ha indagato il sentiment su un campione rappresentativo di 800 imprese dell’universo terziario (41.422 nell’intera provincia), di vari settori e di dimensioni variabili da un minimo di 1 ad oltre 49 addetti. Cinque gli ambiti elaborati nell’indagine: effetti della crisi sul tessuto imprenditoriale, clima di fiducia, consumi e ricavi, occupazione, liquidità e credito. Ne esce una fotografia a tinte fosche, ma tutto sommato in linea con le attese e con il sentiment che già si respirava dal 2020. Incertezza, mancanza di fiducia, logorio, crollo della voglia di fare impresa, sono le tendenze dominanti che ora si fanno sentire.

Il sentiment delle imprese, il quadro congiunturale provinciale e i settori

A 13 mesi da inizio pandemia, nella provincia più colpita dai contagi del Veneto e tra le 10 più colpite in Italia, sono sparite dal mercato 390 imprese, si registrano circa il 17% in meno di iscrizioni. Compare un nuovo fenomeno, quello delle imprese “inattive”, meglio definite come “zombie”: sono circa 1500, sono agonizzanti e tenute in vita dai ristori, non sono nella condizione di chiudere per l’insostenibilità dei costi. A fine anno, potrebbero chiudere circa 4 mila imprese. Il sentiment degli imprenditori registra in netto calo di fiducia: 3 su 4 considerano peggiorata sia la situazione dell’economia, sia della propria impresa (circa il 60%). Le previsioni di ripresa per fine anno non appaiono rosee e sembra difficile poter recuperare il gap. Il contesto congiunturale generale conferma un netto calo del Pil su base tendenziale: -8,8% e i consumi, in Veneto, registrano un segno meno pari al -15% sul 2019. Ammonta a 1,6 mld di Euro il valore aggiunto perso col primo lockdown, mentre i ricavi del terziario trevigiano calano in media di 16 punti. Nonostante i segni meno, pur a fronte della diffusione e della gravità della pandemia, la provincia, rispetto al Nord Est e all’Italia, presenta indicatori leggermente migliori per l’andamento dei ricavi (26,5 rispetto al 23 nazionale). I settori più colpiti risultano la ricezione turistica (-66%), la ristorazione (-63%), il dettaglio non alimentare (-44%).

Occupazione, credito e liquidità

Preoccupa lo scenario occupazionale, anche se la sospensione del blocco dei licenziamenti fino a giugno condiziona il mercato. A fine 2021 gli organici potrebbero ridursi del 18%, con punte che potrebbero arrivare al 40% in ristorazione e ricezione turistica. A rischio sono circa 27 mila posti di lavoro, di cui quasi 10 mila presso bar, ristoranti, strutture ricettive. Sul fronte del credito, l’emergenza liquidità è diffusa e almeno il 43% sta vivendo un peggioramento della situazione finanziaria, dovuta anche a ritardi di pagamento. La domanda di credito è aumentata e le banche hanno aumentato (+8%) l’erogazione dei prestiti in favore delle imprese.

Effetti Covid nei mandamenti tra resilienza e speranza

In base ai vari indicatori: fabbisogni finanziari, tempi di pagamento, ricavi, clima di fiducia, andamento imprese, tra i mandamenti, i più resilienti appaiono Treviso (con 31.297 imprese pari al 76% del totale), Oderzo (3.500 imprese pari all’8%), seguiti da Castelfranco Veneto (4.014 imprese pari al 10%) e Vittorio Veneto (2.611 imprese pari al 6%).

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