Crolla la voglia di “fare impresa” in Italia: 30 mila nuove iscrizioni in meno nel 2020 rispetto al 2019.

 

CONTO SALATO PER L’ITALIA NELL’ANNO DEL COVID: 13 MILA IMPRESE DEL COMMERCIO HANNO CHIUSO PER SEMPRE NEL 2020. 175 MILA SONO LE IMPRESE “ZOMBIE”, IMPRESE NON PIU’ ATTIVE E A RISCHIO CHIUSURA ENTRO IL 2021. LE NUOVE ASSUNZIONI NEL 2020 SONO STATE QUASI DUE MILIONI IN MENO RISPETTO AL 2019. NEL 2021 SONO A RISCHIO 2,2 MILIONI DI POSTI DI LAVORO, LA MAGGIOR PARTE NEI SETTORI DEL TERZIARIO, I PIU’ COLPITI DALLA CRISI.

LE IMPRESE HANNO PERSO IN MEDIA IL 33% DEI RICAVI NEL 2020 RISPETTO AL 2019. I SETTORI PIU’ COLPITI QUELLI DEGLI ALBERGHI (-67%), DEI PUBBLICI ESERCIZI (-62%), DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO NON ALIMENTARE (-43%).

 

12 APRILE 2021 – Il 2020, l’anno dell’esplosione della pandemia COVID-19, si è chiuso con un numero di imprese nuove nate molto più basso rispetto a quello del 2019 (-17%, pari a -30 mila nuove iscrizioni), ma lo stesso è avvenuto con riferimento alle cessazioni di impresa (-16%). Tale fenomeno di “congelamento” delle chiusure, piuttosto omogeneo in tutte le parti d’Italia, è sintomatico dello stato di profonda incertezza nel quale versano gli operatori economici: i ristori tengono in vita imprese oramai di fatto “inattive” (si stima la presenza di almeno 175.000 imprese “zombie”, di cui 150.000 solo nel terziario) e si teme una forte contrazione del tessuto imprenditoriale nel 2021 (chiudere oggi un’impresa presenta costi a tratti insostenibili). Malgrado il contesto complessivo di apparente stallo, il commercio fa registrare già -13.130 imprese attive in meno rispetto al 2019, segno dell’agonia alla quale le imprese del settore sono soggette da un anno. Le misure adottate a contrasto della pandemia hanno coinvolto fortemente il tessuto imprenditoriale in Italia. Il prolungato periodo di chiusura ha annientato la ripresa della fiducia che si era registrata in estate ed è solo moderato l’ottimismo delle imprese da qui al 30 giugno 2021. La situazione si conferma decisamente più preoccupante presso gli operatori del terziario, che fa registrare un indicatore dei ricavi di 9 punti inferiore rispetto a quello dell’industria. Le limitazioni alle attività disposte nell’ultima parte del 2020 hanno infatti contribuito negativamente al trend dell’indicatore dei ricavi, in particolar modo per specifici settori di attività economica, tutti riconducibili al comparto del terziario: ricezione turistica (-67%), ristorazione (-62%) e dettaglio non alimentare (-43%) sono i settori per i quali si stimano le perdite più forti rispetto al 2019. Il calo dei ricavi è più intenso presso le imprese operative nel Mezzogiorno: -38% la variazione rispetto al 2019.Preoccupa lo scenario dal punto di vista del mercato del lavoro. L’introduzione di ammortizzatori a difesa del lavoro ha solo in parte limitato l’impatto della crisi sull’occupazione in Italia. Le previsioni degli imprenditori sono critiche da qui al 30 giugno 2021. I dati ufficiali circa gli effetti della pandemia sull’occupazione confermano il trend negativo: nei primi nove mesi del 2020 sono state 1,9 mln le assunzioni in meno in Italia rispetto allo stesso periodo del 2019 (-34% in un anno). La prossima sospensione del blocco dei licenziamenti rischia di ridurre significativamente gli organici delle imprese: -14% sul totale delle imprese (addirittura -18% presso il solo terziario).

Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono dall’Osservatorio Congiunturale Format Research, realizzato da Format Research nel mese di febbraio 2021.

 

IL TESSUTO IMPRENDITORIALE
In Italia esistono 4,5 mln di imprese extra agricole: il 31% opera nell’industria (manifattura, costruzioni), il 69% opera nel terziario (commercio, turismo, servizi).

Il 2020, l’anno dell’esplosione della pandemia COVID-19, si è chiuso con un numero di imprese nuove nate molto più basso rispetto a quello del 2019 (-17%, pari a -30 mila nuove iscrizioni), ma lo stesso è avvenuto con riferimento alle cessazioni di impresa (-16%).

Tale fenomeno di “congelamento” delle chiusure, piuttosto omogeneo in tutte le parti d’Italia, è sintomatico dello stato di profonda incertezza nel quale versano gli operatori economici. I ristori erogati in favore delle categorie in difficoltà hanno contribuito a tenere in vita le imprese, comprese quelle che probabilmenteavrebbero chiuso lo stesso anche in assenza della crisi.

Tuttavia, si stima che esistano almeno 175.000 imprese potenzialmente “inattive”, ossia imprese che hanno ricevuto i ristori ma dichiarano di non averne realmente beneficiato. Il fenomeno delle imprese “zombie” (quelle che restano a galla solo grazie ai ristori e rischiano di chiudere nel 2021) è fortemente più marcato nel terziario: sono 150 mila gli operatori del comparto che rischiano di non farcela nel corso dell’anno.



Le imprese ancora in vita ma “di fatto” inattive sono concentrate prevalentemente nelle regioni del Centro Italia (50 mila) e del Mezzogiorno (60 mila operatori a rischio nel 2021).

Nel 2021 si teme quindi una possibile forte contrazione del tessuto imprenditoriale. Chiudere oggi un’impresa presenta in effetti costi a tratti insostenibili (alcuni imprenditori non hanno le forze per eseguire il trattamento di fine rapporto con i propri dipendenti e i saldi con i fornitori). In questo senso, gli imprenditori stanno aspettando l’evoluzione della situazione, rimandando ogni decisione. Una volta che le imprese avranno compiuto le formalità amministrative per la chiusura, potrebbe configurarsi uno scenario più preoccupante, specialmente se letto congiuntamente al crollo della voglia di “fare impresa”.

È necessario peraltro sottolineare come, malgrado il contesto complessivo di apparente stallo, il commercio faccia già registrare -13.130 imprese attive in meno rispetto al 2019, segno dell’agonia alla quale le imprese del settore sono soggette da ormai un anno.

CLIMA DI FIDUCIA

Le misure adottate a contrasto della pandemia hanno coinvolto fortemente il tessuto imprenditoriale in Italia. Il prolungato periodo di chiusura (spesso a intermittenza) delle attività ha annichilito la ripresa della fiducia che si era registrata nei mesi estivi ed è solo lieve l’ottimismo delle imprese da qui al 30 giugno 2021.

Al contempo, dopo l’estate si è assistito ad una nuova inversione di tendenza dell’andamento dell’attività delle imprese: l’indicatore congiunturale, restituito dalla somma tra coloro che indicano un miglioramento della situazione più la metà di coloro che indicano una situazione di invarianza, è stato pari a 26 rispetto al 27 rilevato nel terzo trimestre. La moderata ripresa attesa per i primi mesi del 2021 risulta ancora troppo debole per recuperare il terreno perso dopo il primo lockdown.

La situazione si conferma decisamente più preoccupante presso gli operatori del terziario (indicatore di previsione pari a 28, contro il 36 rilevato presso l’industria), che si configura come il comparto che più di tutti sta pagando lo scotto della crisi (prevalentemente gli operatori della ristorazione, i pubblici esercizi, la ricezione turistica, il commercio al dettaglio non alimentare).

 

CONGIUNTURA ECONOMICA

Il calo della fiducia è contestualizzato in un quadro di forte ridimensionamento della crescita reale del Paese. Il 2020 si è chiuso con un netto calo del PIL su base tendenziale (-8,8% rispetto al 2019) e il robusto recupero del terzo trimestre è stato del tutto annullato dalla nuova contrazione rilevata negli ultimi mesi dell’anno. In questo scenario, non stupisce il segno “meno” dinanzi alla voce dei consumi, che hanno fatto segnare un decremento di 11 punti percentuali rispetto al 2019, pari a circa 120 miliardi andati in fumo in un solo anno.

Il crollo dei consumi ha lasciato il segno in Italia: l’indicatore dei ricavi presso le imprese ha perso 9 punti dallo scoppio della crisi. Troppo poco intenso il recupero nella prima metà del 2021.

 

Le limitazioni alle attività disposte nell’ultima parte dell’anno hanno contribuito negativamente al trend dell’indicatore dei ricavi, in particolar modo per specifici settori di attività economica, tutti riconducibili al comparto del terziario: ricezione turistica (-67%), ristorazione (-62%) e dettaglio non alimentare (-43%) sono i settori per i quali si stimano le perdite più forti in termini di ricavi nel 2020 su base tendenziale (rispetto al 2019). Il calo dei ricavi è più intenso presso le imprese operative nel Mezzogiorno: -38% la variazione rispetto ai ricavi del 2019.

 

Nel complesso, la stima della variazione dei ricavi nella seconda metà del 2020 è fortemente influenzata dal calo nell’ultima parte dell’anno, caratterizzata dachiusure a intermittenza e dalle restrizioni nel periodo natalizio.

Preoccupa lo scenario dal punto di vista del mercato del lavoro. L’introduzione di ammortizzatori a difesa del lavoro ha solo in parte limitato l’impatto della crisi sull’occupazione in Italia. Le previsioni degli imprenditori sono critiche da qui al 30 giugno 2021. I dati ufficiali circa gli effetti della pandemia sull’occupazioneconfermano il trend negativo: nei primi nove mesi del 2020 sono state 1,9 mln le assunzioni in meno in Italia rispetto allo stesso periodo del 2019 (-34% in un anno).

La prossima sospensione del blocco dei licenziamenti rischia di ridurre significativamente gli organici delle imprese in Italia: -14% sul totale delle imprese (addirittura -18% presso il solo terziario).

 

LIQUIDITÀ E CREDITO

Nell’ultima parte dell’anno si sono allungati i tempi di pagamento dei clienti. La previsione per i primi sei mesi del 2021 è di un leggero miglioramento della situazione. Il calo dei consumi nel 2020 ha contribuito in modo marcato all’instabilità finanziaria delle imprese in Italia. La ripresa estiva è stata annullata dalle chiusure nel periodo natalizio (specialmente per il terziario).

In questo scenario, il 2020 si chiude con un aumento delle richieste di credito da parte delle imprese in Italia. In crescita anche le risposte positive.

Anche in termini di volumi, è evidente l’incremento dei prestiti erogati in favore delle imprese in Italia a partire dal momento immediatamente successivo lo scoppio della crisi (dati Bankitalia).


 

Nota metodologica – L’Osservatorio Congiunturale Format Research è basato su un’indagine continuativa, a cadenza trimestrale, effettuata su un campione statisticamente rappresentativo dell’universo delle imprese della manifattura, delle costruzioni, del commercio, del turismo, dei servizi (n. 2.500 interviste, margine di fiducia: +2,0%). L’indagine è stata effettuata dall’Istituto di ricerca Format Research, tramite interviste telefoniche (sistema Cati), nel periodo 13 – 29 gennaio 2021. www.agcom.it www.formatresearch.com

 

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi