Sabato scorso il Presidente Draghi ha esposto i tre pilastri della strategia di rilancio del Paese: una chiara road map delle riaperture, misure di sostegno all’economia e alle imprese, rilancio della crescita grazie agli investimenti. La campagna di vaccinazioni sta iniziando ad ingranare: i contagi e ricoveri, come il tragico numero delle vittime della pandemia sono in costante calo, fornendo al Governo il terreno per un cambio di passo. Così si è dato il via libera al riavvio graduale delle attività economiche, anche quelle che più di tutti hanno sofferto in oltre un anno di chiusure, come bar, ristoranti, palestre e piscine, gli stabilimenti balneari, i luoghi della cultura come teatri e cinema. Data di inizio sarà il 26 aprile, giorno nel quale anche le scuole di ogni ordine accoglieranno di nuovo in presenza i loro studenti, e gli esercizi della ristorazione potranno, dove i dati lo consentiranno, tornare a lavorare sia a pranzo che a cena, esclusivamente all’aperto. Rimane per ora il vincolo del “coprifuoco” alle 22.00. A metà maggio apriranno gli stabilimenti balneari e le palestre e dal primo giugno dovrebbero esserci nuovi passi avanti, come la possibilità per i ristoranti di servire i pasti anche al chiuso per l’ora di pranzo. Questo in grandissime linee e sommariamente i contenuti di quello che il Primo ministro Draghi ha definito “un rischio ragionato, un rischio fondato sui dati che sono in miglioramento”. (qui per approfondire)

L’Italia ha perso nel 2020 quasi 40 miliardi di salari e stipendi con un calo di oltre il 7% sul 2019. Lo si legge nelle tabelle Eurostat sulle principali componenti del Pil, secondo le quali si è passati da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459. Il calo del complesso delle retribuzioni è stato legato alle restrizioni sulle attività per contenere il contagio da Covid con il crollo dei contratti a termine e il largo uso degli ammortizzatori sociali. È un ulteriore dato importante che aiuta a comprendere, grandi numeri alla mano, l’importanza di tornare al più presto ad una normalità per un paese che sta pagando il caro prezzo imposto dalle misure di contenimento alla pandemia. Pandemia che, scrive l’Ocse in “Going for Growth” nelle pagine riservate all’Italia, ha accentuato le disuguaglianze nel nostro Paese e aggravato i già alti livelli di debito pubblico. Per “Dare Forma ad una Ripresa Vivace”, suggerisce l’organizzazione internazionale, è prioritario migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione.

Martedì scorso è stato presentato l’Osservatorio Congiunturale Confcommercio Friuli Venezia Giulia sulle Imprese del Commercio, del Turismo e dei Servizi di Pordenone, realizzato con Format Research, dal quale sono emersi una grande quantità di elementi socio economici e si è evidenziato come le chiusure ad intermittenza abbiano danneggiato le imprese che chiedono solo di poter lavorare e che non hanno perso la voglia di ripartire.

È interessante e fa ben sperare il dato Istat sulla produzione industriale secondo il quale continua il recupero delle industrie italiane, anche se la produzione resta sotto i livelli precedenti la pandemia.

Lo studio Gli italiani e il Covid-19: impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti verso i vaccini, ricerca della Fondazione Italia in Salute sui risvolti sanitari e psicologici della pandemia in Italia, realizzata da Sociometrica con la collaborazione di Format Research, fornisce un quadro chiaro e illuminate del periodo che stiamo vivendo. Leggiamo che in un anno di pandemia, 35 milioni di Italiani hanno avuto problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie per patologie non-Covid, con tutte le conseguenze per la salute pubblica che questo può aver portato. E troviamo anche che molti italiani, anche al di là delle disposizioni di legge, hanno modificato spontaneamente alcuni comportamenti quotidiani. Il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici, oltre la metà non frequenta più negozi, bar e ristoranti; circa 7 persone su 10 hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Ed oltre a questi sono moltissimi gli aspetti indagati dallo studio che “Ci fa scoprire un’Italia in grande sofferenza -afferma Antonio Preiti, direttore di Sociometrica- non solo sul piano economico e sociale, ma sul piano molecolare, delle singole persone, che non salva nessuno e nessun aspetto della vita com’eravamo abituati a viverla. Avere cognizione dell’ampiezza e della profondità del ‘male oscuro’ innescato dal Covid è fondamentale, se vogliamo uscirne senza traumi sociali permanenti”.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi