Il Recovery Plan, di cui abbiamo parlato anche nella precedente Newsletter, è stato approvato a larga maggioranza la settimana scorsa, prima alla Camera e infine il 27 aprile al Senato. Anche denominato Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, è lo strumento che, se ben attuato, permetterà all’Italia di venir fuori dalla gravissima crisi economica in cui è piombata a causa delle restrizioni e misure di contenimento alla pandemia da Covid-19.

Il rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio, “La prima grande crisi del terziario di mercato”, mostra inequivocabilmente la gravità della situazione in atto: per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, a causa del Covid si è ridotta la quota di valore aggiunto del terziario di quasi il 10% nel 2020. Gli effetti della pandemia hanno impattato sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l’83%, pari a circa 107 miliardi, in soli quattro settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi. Il terziario di mercato ha smesso di spingere Pil e occupazione: dall’arrivo della pandemia è andato perso quasi un milione e mezzo di posti di lavoro. “Occorre quindi – ha detto il Presidente di Confcommercio Sangalli – che il Piano Nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiori attenzione e risorse al terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione né rilancio”.

Nell’introduzione allo scritto della BCE dell’Economic Bulletin box intitolato “Cosa sta guidando il recente aumento dei costi di spedizione?”, si legge che nella seconda metà del 2020 l’attività economica globale e gli scambi commerciali hanno registrato una forte ripresa trainata principalmente dal settore manifatturiero, mentre l’attività del settore dei servizi  di mercato, era ed è rimasta moderata, in particolare, nel mondo, le attività a maggiore intensità di contatto, sono rimaste indietro a causa del continuo allontanamento sociale e delle limitazioni che hanno anche colpito particolarmente duramente i settori dei viaggi e del turismo.

Nel rapporto della Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria si sottolinea l’aspetto per il quale durante la pandemia, pur  nella grande difformità fra le diverse situazioni, si siano acuite le differenze di reddito. Secondo gli economisti di Bankitalia il Covid ha colpito e sta colpendo alcune famiglie e imprese più di altre aumentando “le differenze” di redditi, ma anche se la ripresa tarderà o sarà inferiore al previsto, non dovrebbero arrivare rischi per la tenuta complessiva della stabilità del Paese.

“I consumi sono pronti a ripartire, gli investimenti in recupero, l’export in risalita accidentata”, così scrive l’Ufficio studi di Confindustria nella consueta Congiuntura Flash dove sostiene che l’economia italiana intravede la risalita dalla crisi, con il PIL più vicino al rimbalzo grazie ai primi allentamenti delle restrizioni anti-Covid. Si sottolinea anche qui il grave ed ampio gap tra servizi e industria, anche se si sostiene che “la graduale riapertura, nelle prossime settimane, di diverse attività terziarie induce a prevedere un progressivo ritorno in territorio positivo”.

La ricerca sul settore degli articoli per la tavola, la cucina e il regalo, un settore che vale quasi sette miliardi, realizzata da Format Research per ART, associazione imprenditoriale aderente a Confcommercio, mostra come “dopo le perdite registrate nel corso del 2020, nella prima parte del 2021 è tornata a crescere la fiducia delle imprese, che ritrovano l’ottimismo dopo le chiusure forzate a causa della pandemia”.

E ad aprile, riporta l’Istat, il clima di fiducia delle imprese italiane aumenta per il quinto mese consecutivo, tuttavia il livello raggiunto è ancora leggermente inferiore a quello precedente l’emergenza sanitaria. L’aumento dell’indice riferito alle imprese è diffuso a tutti i settori ed è più marcato per l’industria manifatturiera e per il commercio. Anche l’indice di fiducia dei consumatori è in aumento, dopo il deterioramento registrato nel mese di marzo.

Il 28 Aprile è stato presentato l’Osservatorio congiunturale Ascom Torino e provincia realizzato con Format Research. Anche in questo caso si è evidenziato come, “gli effetti sul tessuto produttivo della provincia di Torino sono visibili ma fortemente eterogenei in funzione delle caratteristiche dei settori merceologici colpiti, così se l’industria è ormai in ripresa, sono ancora in difficoltà le imprese del terziario”.

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