12 Maggio 2021 – Dopo lo storico calo dell’attività registrato nella prima parte del 2020 e il rimbalzo dell’estate, l’economia dell’UE ha affrontato un’altra battuta d’arresto alla fine del 2020, poiché la recrudescenza della pandemia ha indotto un nuovo ciclo di misure di contenimento. Con la produzione in calo nell’ultimo trimestre del 2020 e nel primo del 2021, dello 0,9% cumulativo, l’UE è stata spinta di nuovo in recessione. Tuttavia, considerando il rigore delle restrizioni, il calo dell’attività è stato di gran lunga più lieve rispetto alla flessione nella prima metà del 2020. Migliore adattamento delle imprese e delle famiglie ai vincoli del contesto pandemico, maggiore sostegno dalla crescita e dal commercio globali e un forte sostegno politico hanno aiutato gli operatori economici a far fronte alle sfide.

Gli sviluppi economici nel 2021 e 2022 saranno in gran parte determinati dal modo in cui i programmi di vaccinazione riusciranno a domare la pandemia e dalla rapidità con cui i governi aboliranno le restrizioni. Per l’UE, la previsione ipotizza che, a seguito di un marginale allentamento delle restrizioni nel corso del secondo trimestre, i progressi nelle vaccinazioni consentiranno un più marcato allentamento delle restrizioni nella seconda metà dell’anno. Nel 2022, il COVID-19 rimarrà un problema di salute pubblica, nonostante l’elevata percentuale di popolazione vaccinata (inclusa una protezione aggiornata quando necessario, ad esempio a causa di nuove varianti). Si presume pertanto che, se necessario, saranno messe in atto alcune misure di contenimento limitate. …

LE PREVISIONI DI PRIMAVERA PER L’ITALIA

«Nonostante i settori della manifattura e delle costruzioni si siano dimostrati forti contro l’ultima ondata pandemica, le attività che prevedono contatti diretti con il pubblico sono state fortemente penalizzate», scrive la Commissione nel capitolo che riguarda le previsioni economiche per l’Italia. In seguito al crollo dell’8.9% nel 2020, il Pil italiano è stimato in crescita del 4.2% nel 2021 e del 4.4% nel 2022 soprattutto grazie «agli investimenti e ai programmi di riforma previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza». Il Piano dovrebbe infatti permette all’Italia di ritornare ai livelli pre-pandemici al termini del 2022.

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