15 Maggio 2021 – Secondo i dati della Congiuntura Confcommercio è ancora lontano il recupero delle perdite del 2020 e, nel confronto con il 2019, in molti settori il crollo della domanda è andato anche oltre il 70%. A maggio torna in positivo il Pil.

L’ultimo numero della Congiuntura Confcommercio di maggio fotografa una situazione in evoluzione e certamente con una tendenza in miglioramento per quel che riguarda la ripresa della vita economica del Paese come testimonia anche la crescita del Pil al 3,7% rispetto al livello di aprile che segnava un -1,8%. Ma stiamo parlando di un’economia sostanzialmente ancora in sofferenza come hanno certificato i recenti numeri dell’Istat su Pil, mercato del lavoro e andamento dei prezzi. Analizzando gli indicatori che mensilmente l’Ufficio Studi della confederazione monitora, si scopre che il recupero “statistico” ha interessato in misura principale il settore dei servizi per i quali la variazione su base annua si attesta al 69,4%. Così come già visto nella Congiuntura di aprile, al di là del riscontro numerico senza precedenti, si tratta, nella realtà, di incrementi in volume davvero minimi rispetto a un livello di attività che da marzo del 2020 è stato praticamente nullo. Se si guarda al confronto con aprile 2019 emergono, infatti, in molti casi, crolli prossimi o superiori al 70%. Ed è proprio in questi settori, soprattutto della filiera turistica e ricreativa, che si concentrano i rischi di chiusure di attività se non verrà data al più presto la possibilità di operare in modo meno restrittivo, oltre che a intervenire con adeguati sostegni.

 

 

Bella: “La crescita è più un auspicio che una realtà”

Nella sua consueta analisi dei dati, il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato che “il progredire della campagna vaccinale, associata ai segnali di contenimento dell’epidemia, sta per aprire l’attesa fase di ritorno alla pienezza della vita sociale e produttiva. Senza paura, ma con prudenza“. “Ancora oggi – ha osservato Bella – molte attività dei servizi operano a ritmi estremamente contenuti. Il terreno da recuperare è molto ampio e solo a partire da giugno, se confermate le tendenze in atto e le correlate riaperture, la ripresa potrà assumere intensità soddisfacente“. “Per adesso – ha concluso il direttore – nonostante molti indicatori per effetto del confronto statistico con marzo ed aprile del 2020 evidenzino tassi di variazione straordinari, la crescita è ancora più un auspicio che una realtà“.

 

L’analisi del Pil mensile

A marzo 2021 la produzione industriale ha confermato la sostanziale stabilità (-0,1% congiunturale) già registrata a febbraio, dato in linea con una domanda, interna ed estera, contenuta, soprattutto per i beni di consumo. Anche l’occupazione ha mostrato, sempre a marzo, una tendenza alla stabilizzazione (+0,2%) in termini congiunturali, mentre nel confronto con lo stesso mese del 2020 resta un dato fortemente negativo (-2,5%). Ad aprile, in linea con l’allentamento di alcune misure restrittive, il sentiment delle imprese del commercio al dettaglio ha registrato un aumento del 5 su base mensile

 

    Variazioni     Congiunturali      Variazioni Tendenziali    
II TRIMESTRE 2020                  -12,9                  -18,1
III TRIMESTRE                   15,8                   -5,2
IV TRIMESTRE                   -1,8                   -6,6
I TRIMESTRE 2021                   -0,4                   -1,4
FEBBRAIO 2021                    1,8                   -5,0
MARZO                   -2,3                   10,0
APRILE                   -1,8                   21,1
MAGGIO                    3,7                   10,7

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia

 

Il lento andamento dei consumi

Come già accaduto a marzo, il recupero dei consumi, avvenuto peraltro in mese di forti restrizioni, è solo apparente. Rispetto ad aprile del 2019 c’è stato un calo del 23% per il complesso della spesa e del 49,5% per i servizi.

Guardando al confronto con aprile del 2019 si rileva come il vuoto di domanda che si è generato a partire da marzo dello scorso anno sia stato solo minimamente recuperato. Ad oggi la domanda di abbigliamento e calzature è quasi del 50% inferiore a quella di due anni fa. Il recupero di questo segmento, come di altri beni, è reso sicuramente complicato anche dalla chiusura dei centri commerciali nei weekend, momento in cui è più facile per le famiglie effettuare gli acquisti.

Ancora più complicata è la situazione per i servizi legati alla mobilità, al turismo ed all’intrattenimento per i quali il deficit di consumi rispetto ad aprile del 2019 si approssima, o supera, il 70%.

 

VARIAZIONI TENDENZIALI DELL’ICC IN QUANTITA’ (dati grezzi)

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio-Imprese per l’Italia

 

Ugo Da Milano

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