27  maggio 2021

Dobbiamo evitare di cantare vittoria prima del tempo

Come valuta la situazione economica attuale nell’area dell’euro? Secondo Philip Lane siamo a un punto di svolta…

La lezione che abbiamo appreso lo scorso anno è che dobbiamo evitare di cantare vittoria prima del tempo. In estate, a fronte di primi dati positivi, molti festeggiarono la fine della pandemia. Sappiamo come è andata a finire: l’economia è caduta in una doppia recessione.

Oggi le prospettive dell’economia globale sono in miglioramento. Le nostre analisi prefigurano un recupero nella seconda metà dell’anno, sostenuto dall’accelerazione delle vaccinazioni, dal rafforzamento della domanda mondiale e, in Europa, dall’impiego dei fondi del programma NextGenerationEU. La ripresa del turismo – che speriamo duri più dei pochi mesi dello scorso anno – sarà il simbolo di un graduale ritorno alla normalità.

Ma ci sono due fatti da tenere a mente. Innanzitutto, la ripresa rimane incompleta: il PIL dell’area dell’euro è tuttora inferiore del 5,5 per cento rispetto al livello pre-crisi e ancor di più rispetto al trend di crescita precedente la pandemia. Ciò significa che milioni di posti di lavoro persi non sono stati recuperati.

In secondo luogo, l’economia è ancora dipendente dalle politiche monetarie e fiscali: siamo lontani dal momento in cui la ripresa sarà in grado di autoalimentarsi. Ad esempio, i programmi di sostegno pubblico all’occupazione continuano a svolgere un ruolo determinante: nell’area dell’euro la quota di lavoratori disoccupati, scoraggiati o che beneficiano di questi programmi è del 17 per cento, il doppio del tasso di disoccupazione rilevato dalle statistiche ufficiali.

Ci vorrà tempo per capire come l’economia uscirà da questa terribile pandemia e per constatarne tutti i danni. Vi è ancora molta incertezza, come emerge sia dalla cautela adottata dai consumatori nel definire i programmi di spesa sia dall’elevato tasso di risparmio precauzionale. Il sostegno pubblico ai posti di lavoro consente in qualche modo di alleviare i problemi di oggi, ma non può cancellare le preoccupazioni dei lavoratori circa quelli di domani.

Una uscita prematura dalle attuali politiche economiche espansive rischierebbe di soffocare la ripresa prima ancora che l’economia torni a camminare con le proprie gambe, accrescendo l’incertezza e comprimendo la domanda.

Dobbiamo analizzare con attenzione i dati che si renderanno via via disponibili, al fine di verificare che l’uscita dalla crisi rifletta una ripresa robusta e duratura. Il divario tra i valori correnti e quelli di equilibrio dell’attività produttiva, dell’occupazione e dell’inflazione (i cosiddetti output gap, employment gap e inflation gap) sono gli indicatori fondamentali per stabilire quando avremo davvero superato la crisi. I divari si stanno restringendo, ma sono lontani dall’essere soddisfacenti.

Quindi non siamo ancora fuori dal tunnel…

No.

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