G7: porre fine alla pandemia a livello mondiale entro il 2022

Si è concluso nel fine settimana il Vertice del G7 2021 svolto in Cornovaglia. Sono emersi diversi punti importanti e, primo fra questi, l’intento di porre fine alla pandemia a livello mondiale entro il 2022. Nelle conclusioni finali è riportato che “la pandemia da Covid-19 non sarà sotto controllo da nessuna parte finché non lo sarà ovunque. In un mondo interconnesso, la salute globale e le minacce alla sicurezza sanitaria non rispettano confini”. Intento apprezzato pubblicamente in uno scritto sul sito del Fondo Monetario Internazionale dalla sua Direttrice operativa Kristalina Georgieva, la quale scrive anche che il Fondo Monetario Internazionale è pronto a lanciare un nuovo programma di aiuti internazionali in grado di consentire ai membri più ricchi di mettere a disposizione maggiori risorse per i Paesi in via di sviluppo, aiutandoli a contrastare gli effetti della crisi economica da Covid-19.

I rapporti con la Cina

Al vertice dei “7 Grandi” l’altro tema politico dominante ha riguardato i rapporti dell’Occidente con la Cina e con tutte le nazioni autocratiche.  “Nessuno disputa il fatto che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia come le altre. – ha detto il Premier Draghi – Quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza, anche con le detenzioni coercitive. È un’autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali, non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie“.  Per Draghi, al G7 di Carbis Bay non si è comunque imboccata “una strada particolarmente dura verso la Cina, perché con la Cina dobbiamo cooperare. Dobbiamo farlo in vista del G20, della lotta ai cambiamenti climatici, anche in vista della ricostruzione del mondo dopo la pandemia. Ma lo faremo in maniera franca, dicendo qual e’ la nostra visione del mondo”, ha ribadito. (Vedi QUI)

Diminuiscono gli occupati

Nel primo trimestre 2021 il numero degli occupati, dati Istat, è calato di 243mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente, e di 889 mila unità (-3,9%) rispetto allo stesso periodo del 2020. I dati negativi in confronto al trimestre precedente si legano al calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-1,1%) e degli indipendenti (-2,0%) non compensato dalla lieve crescita dei dipendenti a termine (+0,6%). Nel dettaglio, si registra un aumento di 103 mila disoccupati sul trimestre precedente e di 240 mila sul primo trimestre 2020. Questi alcuni dei numeri presentati nell’ultima pubblicazione sul mercato del lavoro, nella quale l’Istituto di Statistica ha utilizzato una nuova metodologia che considera non occupate le persone in cassa integrazione da almeno tre mesi.

L’Economia vuole ripartire

Ma ora l’economia vuole ripartire e, secondo il Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere, sono oltre 560mila le opportunità di lavoro offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte previsionale l’intero trimestre giugno-agosto. Sebbene con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la loro ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca, cioè, pre-Covid.

Lagarde sulle Decisioni di Politica Monetaria

Christine Lagarde, Presidente della BCE, nella conferenza sulle Decisioni di Politica Monetaria ha detto: “Dopo la contrazione nel primo trimestre dell’anno, l’economia dell’area dell’euro si sta gradualmente riavviando a fronte del miglioramento della situazione sanitaria e dei significativi progressi delle campagne di vaccinazione. Gli ultimi dati segnalano un recupero dell’attività nel settore dei servizi e il dinamismo in atto nella produzione manifatturiera. Ci attendiamo che l’attività economica acceleri nella seconda metà di quest’anno di pari passo con le ulteriori revoche delle misure di confinamento”.

Ristorazione: in fumo 5,8 mld

Da ieri 14 giugno, quaranta milioni di italiano sono in “zona bianca” e questo potrà contribuire a dare una spinta al Paese che tanto ha sofferto le restrizioni dovute alla pandemia. Si pensi solo al dato fornito da FIPE secondo la quale il primo trimestre del 2020 si apre, per le imprese della ristorazione, con una contrazione del fatturato pari al -37,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Vanno in fumo 5,8 mld. di euro che si aggiungono agli oltre 34 persi nel 2020.

Si uscirà dalla crisi solo nel 2023

Ed è proprio per Hotel, Bar e ristoranti che la risalita sarà più dura, afferma il presidente di  Confcommercio Carlo Sangalli in una intervista al Messaggero, stimando che si riuscirà ad uscire realmente dalla crisi solo nel 2023.

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