17 Giugno 2021

Innovare per restare al passo

L’ultimo anno e mezzo non è stato un periodo facile nel quale guardare al futuro con ottimismo tra l’incubo della pandemia e l’incertezza sugli effetti del lockdown sull’economia reale e sui comportamenti di consumo. Eppure, le piccole e medie imprese italiane non hanno smesso di innovare per restare al passo e agganciare con rapidità i primi segnali di ripresa: il 52% ha infatti introdotto almeno un’innovazione di prodotto, di processo od organizzativa nel corso del 2020. Ma ciò che conta sottolineare è che questa innovazione non è semplicemente l’utilizzo di un software, come può essere un’app per svolgere le riunioni in smart working, ma è qualcosa di ben più strutturale che riguarda prodotti, servizi e soprattutto processi.

Il Market Watch PMI di Banca Ifis realizzato con Format Research

Stando infatti ai risultati del Market Watch PMI di Banca Ifis, realizzato con Format Research, che ha intervistato un campione rappresentativo di oltre 1.800 piccole e medie aziende nel mese di aprile 2021, il 73% delle PMI già utilizza tecnologie 4.0 o prevede di adottarle entro la fine del 2023.

Entrando più nel dettaglio, il 31% delle PMI italiane adopera in azienda tecnologie legate alla cyber security, il 29% impiega invece un CRM per la gestione commerciale. Una su quattro si affida al cloud e il 16% ha investito nell’industrial IoT, l’internet delle cose. Quanto all’adozione di tecnologie ancora più avanzate, dalla survey di Banca Ifis emerge che l’8% delle PMI intervistate ha affermato di utilizzare big data e machine learning, con un ulteriore 14% pronto ad aggiungersi entro il 2023; mentre il 7% utilizza già robot collaborativi e interconnessi, solo il 5% ha dimestichezza con la realtà aumentata. C’è infine un 1% che impiega nanotecnologie e materiali intelligenti, percentuale che è stimata in aumento di almeno 6 punti entro il prossimo biennio.

Uno sforzo di innovazione che secondo il 59% degli intervistati porterà come beneficio un miglioramento della qualità di prodotto e una contestuale minimizzazione degli errori di processo. Esigenza, quest’ultima, sentita in maniera particolare dalle aziende di maggiori dimensioni, tanto da divenire il primo obiettivo degli investimenti digitali per il 71% delle società con oltre 50 addetti. Tra le ragioni che spingono le piccole e medie imprese ad aprirsi al futuro ci sono anche l’aumento della produttività (41%), il miglioramento della sicurezza all’interno degli stabilimenti (27%), la possibilità di entrare in nuovi mercati o di lanciare nuovi prodotti (24%), l’opportunità di personalizzare l’offerta ai clienti o di garantire maggiore flessibilità.

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