13 luglio 2021

Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha illustrato la Relazione annuale sulle attività dell’Istituto nel 2020. La presentazione, trasmessa in diretta sulla Tv di Stato, si è svolta presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati alla presenza tra gli altri del Vicepresidente della Camera, Andrea Mandelli, del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando e della Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

Filo conduttore della Relazione del Presidente Tridico sono i temi dell’equità – tra generazioni e all’interno di ciascuna generazione – della sostenibilità del sistema e dell’innovazione finalizzata a servizi più semplici ed efficienti per i cittadini.

Insieme al XX Rapporto annuale Inps, la Relazione traccia un bilancio di ciò che l’Istituto ha fatto nel 2020 e analizza non solo gli effetti di questo anno attraversato dalla pandemia sulla flessione della produzione e dell’occupazione ma anche l’attivazione delle risposte da parte del Legislatore, implementate dall’Inps, che hanno attutito l’impatto della crisi.

L’intenso impegno delle strutture per erogare correttamente i sostegni a milioni di nuovi utenti, oltre a quelli “ordinariamente” serviti, ha generato un profilo nuovo per l’Istituto avviando una concreta strategia di innovazione basata su nuovi paradigmi tecnologici e organizzativi.

Gli interventi dell’Inps ai tempi del Covid

Il ruolo dell’Inps durante la fase emergenziale è stato fondamentale per l’attuazione dei provvedi- menti emanati dal Legislatore per attenuare gli effetti economici e sociali della pandemia. Gli interventi messi in atto dall’Istituto nel periodo dell’emergenza Covid hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari e circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva di 44,5 miliardi di euro.

In particolare, ad oggi, tramite l’Istituto, hanno ricevuto misure per emergenza Covid:

4 milioni e 300mila lavoratori autonomi, professionisti, stagionali, agricoli, lavoratori del turismo e dello spettacolo;

6 milioni e 700mila lavoratori dipendenti beneficiari delle integrazioni salariali, che hanno ricevuto in totale oltre 32 mln pagamenti di indennità, per una spesa complessiva pari a 23,8 miliardi (18,7 miliardi nel 2020);

210mila disoccupati che hanno fruito del prolungamento del trattamento di disoccupazione (NASpI);

515mila nuclei familiari ai quali è stata assicurata l’estensione dei congedi dal lavoro per favorire la conciliazione dell’attività lavorativa con le esigenze familiari e di cura

850mila nuclei familiari che hanno fruito del bonus baby-sitting;

722mila famiglie con gravi difficoltà economiche alle quali è stato erogato il Reddito

emergenziale (REm);

216mila bonus per lavoratori domestici;

1 milione e 800mila nuclei familiari (circa 3,7 milioni di individui) che hanno beneficiato del Reddito di cittadinanza o della Pensione di cittadinanza, che, nel corso della pandemia, ha costituito un potente strumento di sostegno del reddito nei confronti delle fasce più bisognose della popolazione e, al contempo, ha contribuito a ridurre il rischio di tensioni sociali.

L’occupazione e il lavoro

Da qualunque prospettiva lo si analizzi, il 2020 è stato caratterizzato da una brusca caduta del fabbisogno di lavoro, con una riduzione degli occupati del 2,8% ed un calo delle unità di lavoro del 7,1% e delle ore lavorate del 7,7%, facendo trasparire una riduzione allargata del contributo lavorativo. Una parte degli occupati, se pur ridotta a seguito del blocco dei licenziamenti, ha perso il lavoro, ma molti hanno lavorato e guadagnato meno.

Il volume complessivo degli assicurati Inps, indicatore indiretto della totalità dei lavoratori regolari, non è diminuito nel 2020, attestandosi a 25.546 milioni, valore identico a quello del 2019. La pandemia non ha tanto ridotto il numero assoluto di assicurati quanto il numero medio di settimane di effettivo lavoro: dal valore di 42,9 settimane nel 2019 si è scesi a 40,1 nel 2020.

In corrispondenza al calo dell’input lavorativo si registra quello dei redditi da lavoro: l’imponibile previdenziale è diminuito di circa 33 miliardi, scendendo da 598 miliardi nel 2019 a 564 miliardi nel 2020 (−5,6%). In valore assoluto, la contrazione più rilevante è stata quella dei dipendenti privati (da 369 a 340 miliardi, pari al −7,9%), mentre per gli autonomi il calo è stato pari al −6,0%.

Se consideriamo le retribuzioni individuali, la retribuzione media annua dei dipendenti è scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (−4,3%, corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro), a seguito della riduzione media delle settimane lavorate. Questo accresce la polarizzazione all’interno del lavoro dipendente, se si tiene conto del fatto che le retribuzioni medie annue dei dipendenti occupati a tempo pieno e per tutto l’anno sono cresciute da 32.668 a 36.448 euro (+11,6%). …

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