Lo scenario economico che dovrebbe concretizzarsi in Europa è quello di una crescita solida, con il Pil rivisto al rialzo a 4,8% e 4,5% nel 2021 e 2022, mentre per l’Italia le cifre più recenti di Bruxelles indicavano un +5% per il 2021 che saranno ritoccate all’insù. Il Governo ipotizza anche di superare la soglia del 6%. Ma il Commissario per gli affari economici, Gentiloni, è preoccupato per i fattori che nel frattempo si sono insidiati nello scenario di previsione. Ovvero: aumento dei contagi, con vaccinazioni ancora troppo basse in alcuni Paesi, e poi per le problematiche del commercio globale (crisi dei chip, aumento dei costi delle materie prime, a cominciare dal petrolio) che frenano il settore manifatturiero. E i prezzi salgono alimentando l’inflazione. (Vedi QUI)

Proprio sulle possibili conseguenze dell’inflazione l’Ufficio studi di Confcommercio ritiene che con un aumento dei prezzi si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell’ipotesi di un’inflazione al 4%. Sono possibili ripercussioni sugli acquisti di Natale.

Tra luglio e settembre c’è stato un rallentamento nella produzione industriale, secondo le ultime stime dii Confindustria, per ragioni riconducibili a fattori limitativi della produzione, quali la scarsità di alcune componenti e materie prime, al maggior ricorso alle scorte di magazzino, al rallentamento produttivo dei principali partner commerciali e al maggior grado di incertezza.

L’Italia è sempre stato un Paese disomogeneo, anche e soprattutto dal punto di vista economico, e se è certo che la crisi innescata dal Covid ha colpito duramente tutte le regioni, accade, come mostrato dall’Indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER), elaborato dalla Banca d’Italia, che il recupero successivo sia stato più marcato al Nord. Un rimbalzo più accentuato, si, tenendo conto che le aree del settentrione avevano comunque registrato una caduta maggiore del prodotto.

Dopo le frenate dei mesi precedenti, a settembre, secondo l’Istat, gli occupati sono cresciuti di 59mila unità rispetto al mese precedente e di 273mila rispetto a settembre 2020. Da inizio anno gli occupati in più sono circa 500mila, un buon risultato ma ancora al di sotto dei livelli pre-covid. Continua a salire, invece, la disoccupazione giovanile.

Prosegue intanto la COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, che terminerà il 12 novembre prossimo. Come scrivevamo anche la settimana scorsa, il “mondo economico” più evoluto e consapevole, ha ormai preso coscienza di non poter prescindere dalla salute dell’ambiente, ma ancora prevalgono, purtroppo, interessi di parte e qualche visione poco lungimirante. Ed è “scoraggiante”, ha detto oggi (8 11 2021) l’ex Presidente USA Obama, che stati dalle economie importanti come Russa e Cina, che sono anche fra i più grandi “emettitori”, abbiano declinato perfino di partecipare al programma dei lavori. Ciò che invece è fondamentale è “tracciare un percorso chiaro verso un mondo a zero emissioni di anidride carbonica”, come scritto dalla presidente BCE Christine Lagarde.

È anche importante, non solo muoversi a livello internazionale, ma anche a livello dei singoli Paesi, dove, cittadini e imprese, devono essere posti nelle migliori condizioni per agire in modo sostenibile.

Secondo l’Osservatorio Imprese, sostenibilità e comunicazione realizzato da Format Research e promosso delle società di comunicazione Mediatyche e Homina, l’84% delle imprese si considera “molto o abbastanza” sostenibile, ma soltanto il 30% prevede premi di produzione per i manager che raggiungono obiettivi di sostenibilità e nella maggior parte dei casi mancano investimenti e politiche organizzative dedicate, in linea con una corretta transizione ecologica. Quello della sostenibilità è poi un percorso accidentato: il 48,7% delle imprese ha incontrato difficoltà a causa della troppa burocrazia per accedere ai finanziamenti pubblici.

(Cielo – Foto F Ascani Format Rersearch)

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