27 novembre 2021 (aggiornato il 16 dicembre)

 

Market Watch PMI, realizzato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis in collaborazione con Format Research

Nuove competenze e formazione

Nuove competenze e formazione il focus della decima wave del Market Watch PMI, realizzato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis in collaborazione con Format Research.

Le nuove tecnologie ridisegnano gli scenari produttivi e spingono le PMI alla ricerca di risorse umane in grado di gestire la trasformazione sia dal punto di vista tecnico-operativo sia sul fronte delle soft skill trasversali.

Dalla ricerca emerge che nel biennio 2019-2021 l’83% delle piccole e medie imprese ha avuto bisogno di personale dotato di nuove capacità.

Lo studio ha evidenziato le competenze maggiormente richieste dalle imprese: il 59% delle PMI ha la necessità di competenze legate alle tecniche di produzione specifiche per il proprio settore; il 28% ricerca collaboratori in grado di gestire soluzioni digitali e circa un quarto (24%) di soggetti specializzati nell’industria 4.0; infine, per l’8% sono necessarie risorse esperte nell’area Smac (social, analytics, cloud).

Competenze tecnico-digitali

Sul fronte delle competenze tecnico-digitali emerge, però, un mismatch tra domanda e offerta.

Il 58% delle imprese che reputa necessarie nuove skill in ambito produttivo non ha trovato il personale ricercato, così come per il 37% che reputa fondamentali nuove capacità di gestione in ambito 4.0.

Questa difficoltà di individuare le persone giuste spinge le imprese ad accelerare nella formazione delle risorse interne, le cui competenze sono soggette a rapida obsolescenza a causa del progresso tecnologico.

Relazioni territoriali

Quando la ricerca di nuove risorse avviene al di fuori dell’azienda, le PMI si basano sulle relazioni territoriali: il 48% delle ricerche di personale avviene tramite il passaparola; nel 41% dei casi si ricorre alle agenzie di head hunting; le università e Its sono coinvolte solo in minima parte per individuare i profili adatti (14%); il 6% delle imprese intervistate si avvale dei centri per l’impiego. Non di rado le PMI ricorrono a più di una soluzione contemporaneamente.

Federica Gili, che si occupa di amministrazione del personale e controllo di gestione in Comat Servizi Energetici, afferma: «I canali sono diversi.

Ci affidiamo ai cosiddetti cacciatori di teste, ma non di rado si cercano persone che abbiano collaborato con l’azienda come partner o competitor, delle quali conosciamo già le competenze.

C’è anche una collaborazione con l’Università di Torino per l’attivazione di tirocini che poi possono proseguire con contratti di apprendistato all’interno dell’azienda».

Oltre alle competenze tecniche fondamentali per le PMI risultano essere anche le soft skills, quelle capacità relazionali o di comunicazione in grado spesso di fare la differenza all’interno di un gruppo.

Team working e problem solving sono considerate le due soft skill più richieste, rispettivamente, il 63 ed il 52%, seguono flessibilità (40%), capacità di comunicazione (38%) e di prendere decisioni (28%).

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(foto Nasa su Unsplash)

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