16 dicembre 2021

Ottimismo delle aziende italiane

L’ottimismo delle aziende italiane, il focus dell’undicesima wave del Market Watch PMI, realizzato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis in collaborazione con Format Research frutto di oltre 500 interviste raccolte nel mese di novembre 2021.

Il biennio 2020-2021

Il biennio 2020-2021 non si preannunciava positivo, con il lockdown dello scorso anno che ha visto fabbriche chiuse e produzione ferma in molti settori e tutta l’incertezza della pandemia, invece, solo poco più di un terzo delle PMI italiane pensa che sia stato peggiore del precedente, mentre la stessa identica percentuale pensa che sia addirittura andato meglio.

Il sentimentpositivo si riflette anche sulle previsioni per i prossimi due anni. Un’azienda su due si aspetta che il biennio 2022-2023 sia migliore per quanto riguarda la sua attività rispetto ai due anni precedenti. È tra le aziende più grandi che si registra il dato più positivo: ben il 66% delle imprese con un numero di addetti compreso tra 50 e 249, si è detto ottimista rispetto ad un miglioramento della situazione economica.

Gianmassimo Lombardi, Direttore Amministrativo di Culp Savona, azienda che si occupa di movimentazione merci in ambito portuale, afferma: «Nel 2021 siamo tornati ai livelli di traffico del 2019, un anno comunque critico per il panorama ligure, grazie alla compensazione sulle nuove aree di business che, se accompagnata da uno sblocco del traffico passeggeri, potrebbe portare a un incremento del fatturato di almeno il 10% nel prossimo biennio».

Quasi il 70% delle PMI si aspetta una crescita dei ricavi

Lo studio evidenzia che, in controtendenza rispetto al biennio precedente, quasi il 70% delle PMI si aspetta una crescita dei ricavi sul mercato domestico, praticamente la stessa quota che prevede anche un incremento dall’export. Un aumento che, secondo un’impresa su cinque, sarà per il mercato italiano addirittura superiore al 50%. Il 40% delle piccole e medie imprese ritiene sia importante lavorare sulla qualità dei prodotti, vero elemento distintivo della competitività italiana. Il 33% pensa sia necessario ampliare la gamma della propria offerta e un altro 27% intende incrementare i prezzi.

Ci sono però dei rischi

Ci sono però dei rischi che possono minacciare la ripresa: per il 70% delle imprese la carenza di materie prime; il 45% sottolinea i costi dell’energia in aumento; mentre, il 23% delle imprese evidenzia le difficoltà legate alla sostenibilità e alla transizione digitale.

«Stiamo anche vivendo un problema di reperimento delle competenze e per questo stiamo puntando sulla formazione dei lavoratori anche sull’attività manuale», aggiunge Lombardi di Culp Savona, «un’altra priorità sarà la qualità del processo per aumentare la sicurezza sul lavoro, mentre la digitalizzazione ha un impatto meno rilevante perché coinvolge solo il 5% del personale che svolge attività di ufficio».

Per quanto riguarda la trasformazione tecnologica solo il 33% delle piccole e medie imprese fa ricorso all’e-commerce e il 12% si attende una crescita sotto questo punto di vista.

Resta da capire quanto influiranno, sotto il profilo della digitalizzazione e della sostenibilità, i fondi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Abbiamo in gestione una serie di mezzi convertibili da diesel ad elettrico», l’esempio di Lombardi, «sono investimenti che ipotizziamo possano essere supportati dal Pnrr». E che consentirebbero di raggiungere tre obiettivi contemporaneamente: «un minor impatto ambientale, una maggior tutela della salute dei lavoratori ed una superiore efficienza nei lavori al chiuso grazie al venire meno della necessità delle turnazioni veloci».

Leggi il report completo qui 

(Lampadina foto di Andrea Piacquadio su Pexels)

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