24 gennaio 2022

Editoriale del presidente di Confcommercio sul Secolo XIX: “dal nuovo decreto per il sostegno alle imprese risposte parziali e dunque insufficienti”. Un “intervento che rende oggettivamente debole la capacità di contrastare gli impatti economici della pandemia”.

Il nostro Ufficio Studi ha recentemente aggiornato le stime sull’andamento della congiuntura. Ne emerge che lo scorso mese di dicembre ha registrato un deterioramento delle condizioni di fondo – per gli impatti economici e sociali della recrudescenza della pandemia e per l’andamento dell’inflazione sospinta dal “caro-energia” – che rafforza le preoccupazioni e l’incertezza per le prospettive del 2022. Sul versante dei consumi, l’indicatore di Confcommercio segnala così, nella media dell’intero 2021, una crescita dell’8,4% che non consente il recupero di quanto perso nel 2020. Nel confronto con il 2019, la domanda è ancora inferiore del 7,7%. Per la filiera del turismo e del tempo libero, il deficit rispetto al 2019 è allarmante e resta superiore alle due cifre. Di conseguenza i tempi di recupero dei livelli pre-pandemici si allungano e per molte imprese si aggrava il rischio chiusura. Restano in grande difficoltà – per fare solo qualche altro esempio – anche il settore dell’abbigliamento e quello dell’automotive. Ancora secondo le nostre stime, a gennaio, poi, il Pil approfondisce la tendenza al rallentamento già emersa a dicembre. Nel confronto su base annua, la crescita si dovrebbe attestare al 4,4%: un dato in forte calo rispetto ai mesi precedenti. Sempre a gennaio, si impenna, invece, l’inflazione: dell’1,5% su base mensile e del 4, 7% su base annua. Rispetto a questo scenario decisamente allarmante, risultano allora parziali e dunque insufficienti le risposte che vengono dal nuovo decreto per il sostegno alle imprese. Insufficienti perché gli interventi destinati alle imprese più colpite dall’impatto della nuova fase della pandemia – anzitutto le imprese del terziario di mercato – ammontano a circa 1 miliardo di euro. È un intervento che rende oggettivamente debole la capacità di contrastare gli impatti economici delle più recenti limitazioni alla mobilità ed alla socialità che si incrociano con l’impennata dei prezzi dell’energia. Insomma, con circa 400 milioni per il turismo ed altrettanti per il commercio al dettaglio e per le attività chiuse o particolarmente colpite dall’emergenza epidemiologica, non si va lontano. Così come non si va lontano con circa 100 milioni per le attività della cultura e con circa 100 milioni aggiuntivi destinati al trasporto solo terrestre. Dunque, risorse e misure vanno decisamente e rapidamente rafforzate. Anche sul versante delle moratorie fiscali e creditizie. Bene, comunque, l’estensione del credito d’imposta a valere sulle rimanenze finali di magazzino al settore del commercio moda: una misura da noi fortemente richiesta e finalmente varata. In un contesto economico così difficile ed incerto, è invece un errore che penalizza ulteriormente le imprese il mancato accoglimento della richiesta di un nuovo ciclo di “cassa Covid”. Scatta, invece, il meccanismo oneroso del Fondo di integrazione salariale, sia pure scontato – per alcuni settori del terziario di mercato e fino alla conclusione del periodo emergenziale – del contributo di finanziamento previsto in caso di utilizzo. Una ragione in più per chiedere al ministro Franco ed al ministro Orlando l’urgente prosecuzione del confronto sulla sostenibilità contributiva da parte delle imprese del terziario di mercato della riforma degli ammortizzatori sociali disposta con l’ultima legge di bilancio. Anche sul versante del contrasto del “caro-energia”, si registra una risposta davvero parziale. Certo, si procede alla riduzione degli oneri di sistema, per il primo trimestre 2022, in favore delle Pmi. Ma resta confermata la necessità di un piano d’azione strutturale. Un piano comprensivo, tra l’altro, della riforma dell’impianto della bolletta elettrica, delle scelte per la riduzione della dipendenza dalle forniture estere e delle misure per compensare gli impatti negativi dell’aumento dei prezzi dei carburanti sulla filiera del trasporto e della logistica. Un piano, ancora e soprattutto, che tenga saldamente insieme la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale. È il realismo che occorre: in Europa ed in Italia. Anche in materia di agevolazioni per le accise sui prodotti energetici: ridurle o eliminarle significherebbe, in comparti dei trasporti particolarmente esposti alla concorrenza internazionale, mettere a repentaglio la competitività di asset strategici per il Paese.

Carlo Sangalli

Dal Secolo XIX del 24 gennaio 2022 (vedi QUI)

 

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