Si fa ogni giorno ed ogni ora più preoccupante lo scenario ucraino. Gli USA parlano di un imminente e sempre più probabile attacco violento, mentre la Russia avverte che la situazione è estremamente tesa. Il lavoro delle diplomazie è intenso e privo di pause. Il possibile conflitto tra Ucraina e Russia potrebbe avere conseguenze disastrose non solo in termini di vite umane di sofferenze per gli attori principali, ma l’Europa e l’Italia in particolare avrebbero molto da perde se alla fine il conflitto si accendesse: si pensi solo che siamo la terza economia dell’Unione europea in termini di fatturati dell’export verso la Russia e la decima nel mondo. Le sanzioni economiche fermerebbero questi scambi. E se già oggi stiamo soffrendo per l’aumento dei costi energetici, il possibile blocco delle forniture russe di gas potrebbe dare un colpo estremamente duro alla nostra economia. (vedi QUI)

Il Bollettino Economico diffuso dalla Banca Centrale Europea spiega che la ripresa nell’area dell’euro prosegue e migliora il mercato del lavoro. Tuttavia questa crescita sembra destinata ad essere piuttosto contenuta, anche se l’ondata pandemica che continua a pesare sempre meno su di essa, le difficoltà nel reperimento di alcune materie prime, i costi sempre più alti dell’energia, incidono negativamente sulle imprese produttive e consumi, così come la persistente inflazione, che potrebbe rimanere elevata più a lungo di quanto ci si attendesse.

È stato pubblicato oggi (21 feb.) l’indice PMI® IHS Markit Flash dell’Eurozona che mostra, come sottolineato da Chris Williamson, Chief Business Economist presso la IHS Markit, che “a seguito dell’allentamento delle restrizioni anti Covid- 19, a febbraio l’economia dell’eurozona ha iniziato a riprendere vigore, registrando la ripresa della domanda di parecchi servizi ai consumatori, quali viaggi, turismo e attività ricreative e beneficiando della riduzione delle strozzature sulla fornitura. Anche l’ottimismo per l’attività futura è migliorato con le aziende che, prevedendo un ulteriore apertura dell’economia, hanno incrementato le assunzioni. … rimangono però diffusi i problemi legati alla catena di distribuzione e continuano a causare l’aumento del lavoro inevaso. Per questo motivo, la domanda ancora una volta ha superato l’offerta, favorendo quindi il potere sui prezzi dei produttori e dei fornitori di servizi. Il forte aumento dei costi energetici e l’incremento dei salari hanno allo stesso tempo aggiunto peso alla pressione inflazionistica, registrando così l’aumento trimestrale maggiore dei prezzi di vendita mai registrato in 25 anni di raccolta dati”.

In tema e molto interessante lo scritto “Il ritorno dell’inflazione globale” di Carmen Reinhart e Clemens Graf von Luckner, economisti di The World Bank Group, dove si mostra come la ripresa dell’inflazione continuerà a rafforzare la disuguaglianza, sia all’interno che tra i paesi. Non solo: nello scritto si mette anche in guardia dai costi a lungo termine di un’azione ritardata su di essa, che potrebbero avere un peso difficile da sostenere.

Entra nel dettaglio della situazione italiana l’Ufficio studi di Confcommercio con la pubblicazione della Congiuntura Confcommercio: “Il quadro congiunturale si fa più complesso ed incerto. Si susseguono revisioni al ribasso, ancorché di entità moderata, del tasso di variazione del PIL italiano per il 2022, il cui target difficilmente può collocarsi attorno al 4,5%. Ai problemi già noti, e ancora non risolti, derivanti dalle tensioni sui prezzi delle materie prime, dalle difficoltà di approvvigionamento in alcune filiere e dall’incertezza sull’evoluzione pandemica si sono aggiunti, negli ultimi giorni, i timori di un conflitto Russo-Ucraino. Questa situazione rischia, nel suo insieme, di prolungare ed amplificare le tensioni sui prezzi al consumo. Non vedendosi a breve una soluzione a questo problema, crescono i timori di repentine modifiche nella politica monetaria. Col passare del tempo, i tentativi di rassicurazione a tale riguardo sembrano perdere efficacia”.

(Foto di Pixabay da Pexels)

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