5 marzo 2022

Il presidente di Confcommercio al Corriere delle Sera: “non è certo tempo di pensare a un ritorno delle regole “canoniche” del Patto di stabilità e crescita”. “Sarebbe importante un metodo di confronto strutturato tra governo e parti sociali”.

Carlo Sangalli, da presidente di Confcommercio, in che misura la guerra in Ucraina richiede di rivedere le priorità post-pandemia?

«Prima di tutto bisogna riaffermare la ragioni della libertà, della democrazia e del diritto internazionale».

Poi però ci sono le ripercussioni sull’economia europea: un impatto dello 0,3%-0,4% del PII, secondo la Bce. E fino all’1% nello scenario peggiore.

«L’Europa nella crisi ucraina si sta dimostrando determinata e compatta. ifa deve esserlo anche nella direzione di una comune politica estera e di difesa e sicurezza, così come in quella energetica. E, intanto, andrebbe avviata al più presto la costituzione di comuni stoccaggi e riserve energetiche europee».

E sulle regole di bilancio?

«Non è certo tempo di pensare ad un ritorno delle regole “canoniche” del Patto di stabilità e crescita. Servono, piuttosto, nuova flessibilità e sostegno degli investimenti, così come accaduto durante la pandemia. E giuste e necessarie sono state le parole della presidente della Bce, Christine Lagarde, sul sostegno alla liquidità».

Le sanzioni contro la Russia la convincono?

«Occorre mitigarne le conseguenze sulle nostre economie. Conseguenze severe, se l’interscambio commerciale tra Italia e Russia è stato nel 2021 di circa 20 miliardi di euro. E ricordiamo, ancora, che i turisti russi sono top spender. sia per i servizi turistici, che per lo shopping. Si inizia a discutere di un fondo europeo a sostegno delle imprese. È necessario. Ma, intanto, andrebbe prorogato oltre la scadenza di giugno il regime temporaneo degli aiuti di Stato».

L’Osservatorio sui conti pubblici italiani valuta che l’impennata del prezzi delle materie prime potrebbe pesare nel 2022 fino a 66 miliardi di euro.

«Il presidente Draghi ha già chiarito che si è pronti ad intervenire per calmierare la crescita dei prezzi dell’energia. Interventi ulteriori rispetto ai 15 miliardi già stanziati. Già prima dello scoppio del conflitto stimavamo una spesa energetica nel 2022 per le imprese del terziario di mercato di quasi 30 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 160% rispetto al 2021».

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