23 marzo 2022

Più di 1.600 imprese del commercio hanno cessato l’attività tra il 2010 e il 2021

Un’indagine della Confcommercio provinciale, in collaborazione con Format Research, svela che più di 1.600 imprese del commercio hanno cessato l’attività tra il 2010 e il 2021: è il peggior risultato fra i capoluoghi lombardi.

 

Oltre 1600 imprese del commercio perse nel comune di Brescia dal 2010 al 2021, più di un’impresa su tre (34,6%), il peggior risultato a livello di capoluoghi lombardi: questo è uno dei dati emersi nell’indagine sull’andamento economico delle imprese bresciane del commercio, del turismo e dei servizi realizzata da Confcommercio Brescia in collaborazione con Format Research.

Il dato – ha detto il presidente di Confcommercio Brescia Carlo Massoletti – è certamente drammatico, anche perché tutti gli altri capoluoghi lombardi hanno sofferto in misura minore e, anzi, alcuni dal 2010 hanno addirittura incrementato il numero delle imprese del commercio.

Nel periodo del Covid (2019-2022), la riduzione si attesta in linea con le altre città lombarde, a dimostrazione della determinazione degli imprenditori bresciani nel far sopravvivere la propria attività nelle difficoltà”.

Male i Saldi

Le imprese del commercio hanno dovuto far fronte in questo inizio del 2022 anche ad una cattiva stagione dei saldi: due imprese su tre hanno registrato dati inferiori rispetto ai saldi invernali 2020 (pre-pandemia) e addirittura il 58% ha registrato meno visite dai clienti nel gennaio di quest’anno rispetto all’anno scorso, quando i negozi di commercio al dettaglio dovettero tenere chiuso per dodici giorni a causa della “zona rossa”.

Il caro energia

Per quanto riguarda il tema del caro-energia, oltre tre imprese su quattro del commercio, del turismo e dei servizi hanno subito un aumento dei costi da parte dei fornitori e il 65% ha già riscontrato i rincari dell’energia elettrica.

La situazione è destinata a peggiorare ulteriormente in conseguenza della guerra ucraino-russa: più della metà degli imprenditori bresciani si attende un impatto rilevante sulla propria attività, principalmente per quanto riguarda i costi dell’energia e delle materie prime, ma è prevista anche una riduzione dei ricavi nelle prossime settimane.

È ovvio – ha concluso il presidente Massoletti – che l’evoluzione della guerra andrà anche ad influire sulla fiducia sia delle imprese che dei consumatori; senza dimenticare l’inflazione in vertiginoso aumento che sta diminuendo il potere di acquisto delle famiglie”.

(Chiuso foto di Kevin Bidwell su Pexels)

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