Possibile embargo totale del gas e del petrolio dalla Russia

Con l’obiettivo di siglare un accordo per incrementare le forniture di gas dal paese che già rappresenta il 31% del nostro import (secondo solo alla Russia), il Primo Ministro Draghi e il Ministro degli Esteri Di Maio, accompagnati da Roberto Cingolani (Transizione Ecologica) e De Scalzi (Ad Eni), si sono recati oggi (11/05) in Algeria per incontrare il Presidente della Repubblica algerina, Abdelmadjid Tebboune. (vedi QUI) È questo un passo importante per svincolarsi dalla dipendenza energetica russa, specie nell’ottica di un , come ha chiesto nei giorni scorsi il Parlamento Europeo. Ipotesi contemplata nell’ultimo Def e nelle più recenti previsioni economiche.
Lo scenario di crescita dell’economia italiana, con una previsione tendenziale per il 2022 al 2,9%, “è caratterizzata da notevoli rischi al ribasso” e l’ipotesi di un blocco completo del gas russo potrebbe portare la crescita 2022 “sotto il 2,3% ereditato dal 2021”. Come spiega nell’introduzione al DEF, il Documento di Economia e Finanza, approvato la settimana scorsa dal Governo Draghi, il ministro all’Economia Franco.

Nel secondo Bollettino Economico della Banca d’Italia, pubblicato l’8 aprile scorso, non si poteva non tenere conto delle conseguenze del tragico e sanguinoso conflitto in corso in Ucraina, i cui effetti economici si fanno sentire gravemente anche nel resto d’Europa.  Nel Bollettino sono descritti tre scenari illustrativi relativi agli effetti della guerra su PIL e inflazione in Italia. In quello più severo – che presuppone anche un’interruzione dei flussi di gas russo solo in parte compensata da altre fonti – il PIL diminuirebbe di quasi mezzo punto percentuale nel 2022 e nel 2023; l’inflazione si avvicinerebbe all’8 per cento nel 2022 e scenderebbe al 2,3 l’anno successivo.

Nella sua Indagine Rapida sulla Produzione Industriale, il Centro Studi di Confindustria stima un calo della produzione industriale italiana a marzo (-1,5%), dopo il rimbalzo statistico di febbraio (+1,9%). Le dinamiche inedite dei prezzi delle commodity, con particolare riferimento al rincaro del gas naturale che esibisce tassi di variazione a 4 cifre (+1217% in media nel periodo del conflitto sul pre-Covid) e quello del Brent, che è a 3 cifre (+104%), misurano l’ordine di grandezza dello shock di offerta che sta colpendo l’attività economica italiana ed europea. …  Il deflagrare del conflitto ha accentuato da fine febbraio l’incidenza dei fattori che ostacolavano l’attività economica e produttiva italiana, già prima della guerra (rincari delle materie prime, scarsità di materiali). Ne è derivato quindi, scrive il CSC, un netto peggioramento congiunturale che trova conferma nel calo di fiducia delle imprese registrato a marzo.

Scrive Istat che a febbraio il valore delle vendite al dettaglio registra, nel complesso, una crescita sia in termini congiunturali sia in termini tendenziali. L’incremento, tuttavia, è più contenuto se si considera la misura in volume. “La contenuta crescita rilevata per le vendite a volume nel mese di febbraio non modifica il profilo di indebolimento della domanda registrato negli ultimi mesi, in quanto si configura principalmente come un moderato recupero rispetto alla riduzione registrata a gennaio”, commenta l’ufficio studi di Confcommercio.

Nel suo indicatore Misery Index, che da una valutazione macroeconomica del disagio sociale, Confcommercio registra a febbraio 2022 un valore stimato di 16,5, in aumento di tre decimi di punto su gennaio. L’indicatore si conferma su livelli storicamente elevati e comincia a registrare segnali di ulteriore peggioramento. L’Ufficio Sudi Confcommercio sottolinea che “l’ampliamento dell’area del disagio sociale continua ad essere determinato esclusivamente dalla componente inflazionistica. Questa situazione è destinata a permanere anche nei prossimi mesi, in considerazione delle forti tensioni che ancora agitano i mercati delle materie prime”.

Il 7 aprile scorso si è svolto il primo degli Innovation Days 2022, il roadshow de Il Sole 24 Ore che, in collaborazione con Confindustria, racconta l’economia italiana attraverso le eccellenze regionali. Questa prima tappa è stata dedicata alla Lombardia ed è intervenuto Raffaele Zingone, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer di Banca Ifis, Main Partner di questi eventi, per parlare dello stato attuale delle aziende lombarde, fare il punto sul mercato del credito e sui servizi a disposizione delle PMI per guardare alla transizione digitale. Come rivelato nel nuovo MarketWatch PMI realizzato dall’Ufficio Studi di BancaIfis con la collaborazione di Format Research per questa prima tappa, la Lombardia si conferma motore dell’impresa italiana, con ben 550 mila aziende attive che generano il 25% del fatturato annuo nazionale. Protagonista per innovazione e sostenibilità: leader nella Smart Mobility, eccellenza del settore cosmesi con 405 PMI, per un fatturato annuo rispettivamente di 7,6 mld€ e 3,3 mld€. 

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