Il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, alla Conferenza della Giornata dell’Europa a Lisbona, ha detto che la guerra in Ucraina ha costretto l’Ue a rivedere le stime di crescita del 4% presentate a gennaio. “Le prospettive economiche (dell’Ue, ndr) – sostiene – sono nuovamente offuscate dall’incertezza … è chiaro che la guerra avrà un impatto economico significativo e che le nostre precedenti previsioni dovranno essere tagliate”. (vedi QUI) 

La guerra in Ucraina e l’inflazione sono la causa della forte contrazione della produzione industriale stimata dal Centro Studi di Confindustria che calcola un meno 2% per marzo e un meno 2,5% per aprile, numeri che seguono il rimbalzo di febbraio registrato a più 4%, che seguiva la caduta di gennaio (-3,4). Questo ulteriore calo della produzione, scrive Confindustria, “pregiudica la dinamica del Pil Italiano nel secondo trimestre, dopo la flessione del primo”.

Il Fondo Monetario Internazionale, in home sul suo sito, pubblica un articolo di Kenneth Rogoff (Harvard University) che mostra come la guerra aggravi notevolmente anche una serie di tendenze economiche globali avverse preesistenti, tra cui l’aumento dell’inflazione, l’estrema povertà, l’aumento dell’insicurezza alimentare, la deglobalizzazione e il peggioramento del degrado ambientale. Tutto ciò si inquadra nel momento in cui già persistono gravi difficoltà economiche in tutto il mondo a causa della pandemia di COVID-19 che ha contribuito ad aumentare in modo significativo la già grande quota di persone che vive in povertà estrema. “Per l’economia globale, la carenza di carburante e cibo causata dalla guerra sta esacerbando l’inflazione post-pandemia che aveva già raggiunto i massimi da molti decenni nella maggior parte del mondo

L’€-coin – sviluppato dalla Banca d’Italia – che fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro, è naturalmente in calo questo mese. A ciò  hanno contribuito sia la riduzione dei climi di fiducia – delle imprese e in misura più marcata delle famiglie – sia l’innalzamento della curva dei rendimenti dei titoli dell’area dell’euro.
In Italia cresce a marzo l’indice del disagio sociale (Mic) misurato da Confcommercio. Cala la disoccupazione ma la continua crescita dell’inflazione incide sulla possibilità di recupero dell’economia.
Tiene, secondo i dati di Unioncamere, la domanda di lavoro, grazie soprattutto alla ripresa di turismo e servizi alle persone. Le imprese, si calcola, a maggio hanno in programma di assumere circa 444mila persone. Sempre secondo i dati di Unioncamere sono difficili da reperire il 38,3% dei lavoratori ricercati, difficoltà riconducibile prevalentemente alla mancanza di candidati.

Presentata in occasione del prestigioso Convegno organizzato da Confcommercio Toscana, Lavoro e Formazione, l’Osservatorio congiunturale terziario Toscana con Focus occupazione e fabbisogni formativi, realizzato da Format Research. Risulta che dopo mesi di rallentamento, torna ad aumentare l’indicatore relativo alla situazione occupazionale, ma emerge anche il fatto che a fronte della ricerca di personale due imprese su tre hanno mostrato serie difficoltà nel reperire le risorse delle quali avevano bisogno nella seconda metà del 2021. Le maggiori problematicità nella ricerca di personale si riscontrano proprio presso gli operatori della ristorazione, del turismo e dei servizi alla persona. Le difficoltà nella ricerca sono dovute alla scarsità di personale con le competenze richieste e anche perché molti candidati ritengono le mansioni poco attrattive.

La settimana scorsa è stato presentato anche l’Osservatorio congiunturale sul terziario Confcommercio e Banca Prealpi San Biagio e realizzato da Format Research. Tra le principali risultanze troviamo descritto come la nuova emergenza bellica determini una diminuzione del clima di fiducia, tuttavia, le imprese del terziario trevigiano affrontano la nuova crisi lasciando invariati i livelli occupazionali e continuando a impegnarsi negli investimenti già programmati. C’è la volontà di fare fronte alla nuova crisi, nonostante l’aumento abnorme del costo dei carburanti, delle forniture, dei servizi di trasporto e logistica e la crisi delle catene di fornitura che costituiscono i principali fattori di rischio per le imprese.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi