Le tensioni politiche internazionali continuano ad acuire le difficoltà economiche, che già erano state accentuate dalla crisi per la pandemia, a livello globale.

Gli economisti di Moody’s hanno tagliato le stime del Pil italiano per il 2022, portandolo da +3,2% a +2,3%. Ma è tutta l’Eurozona ad essere in frenata e la sua crescita si dovrebbe attestare al 2,3% a fronte del 2,5% previsto soltanto due mesi fa. In frenata anche le grandi economie degli USA e della Cina. (Vedi QUI)

“Evitare che il Paese torni in recessione”: questo l’obiettivo principale del Governo confermato dal ministro dell’Economia Daniele Franco durante il convegno Consob del 30 maggio sulla corporate governance. Ha anche detto che la crescita del Pil nel 2022 è stata rivista dal 4,7% a circa il 3% e ha quindi ricordato che il governo è ripetutamente intervenuto, con misure economiche eccezionali, per mitigare le ripercussioni e gli shock sull’economia, appunto per scongiurare una nuova recessione.  “Siamo di fronte a una nuova fase di grande incertezza”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che da due anni ci stiamo misurando con la pandemia più importante dell’ultimo secolo, un aumento dei prezzi dell’energia e una nuova guerra in Europa, shock inusuali per ampiezza e gravità. (vedi QUI)

A maggio, scrive Istat, l’indice di fiducia delle imprese recupera riportandosi in prossimità del livello registrato lo scorso febbraio. Il rialzo è dovuto ad un miglioramento della fiducia nel comparto dei servizi di mercato e in quello del commercio al dettaglio. L’indice di fiducia dei consumatori registra un’evoluzione positiva dopo quattro mesi consecutivi di calo.

Permanendo la fase di forte incertezza che caratterizza il quadro congiunturale, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio, condizionato dalla ripresa dell’inflazione che deprime il potere d’acquisto della ricchezza liquida e dal perdurare delle tensioni geopolitiche, il clima di fiducia delle famiglie, pur mostrando in maggio un lieve miglioramento rispetto ad aprile, resta ben lontano dai livelli pre-pandemia.  La situazione sul versante delle imprese, pur in presenza di diversi ostacoli allo svolgimento dell’attività produttiva, evidenzia un recupero dell’indice composito sui livelli di inizio 2022, soprattutto per gli operatori dei servizi di mercato, anche in virtù di una ripresa dei flussi turistici incoming”.

Nella Congiuntura flash, il Centro studi di Confindustra scrive che, nel 2° trimestre 2022 lo scenario per l’Italia resta complicato (dopo il -0,2% del PIL nel 1°) per il proseguire del conflitto in Ucraina. I dati in aprile e maggio confermano il sommarsi di rincari delle commodity, scarsità di materiali, alta incertezza. Il lento affievolirsi dei contagi, invece, potrebbe sostenere i consumi. Nel complesso, però, l’andamento appare ancora negativo. Sono segnali definiti discordanti, ma un nuovo importante impatto negativo per l’economia italiana, scrivono, verrebbe da un eventuale blocco dell’import del gas russo.

Il 68% delle imprese del terziario del Friuli Venezia Giulia ritiene rilevante e pericoloso l’impatto della guerra in Ucraina sull’andamento della propria azienda. Oltre l’80%, poi, lamenta l’aumento dei costi di energia e utenze e delle materie prime, mentre il rincaro dei trasporti e dei servizi di logistica interessa il 75%. In generale, il 25% si aspetta “certamente” una riduzione degli ordini nei prossimi mesi a causa della crisi internazionale e un altro 50% la teme. È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale Confcommercio Fvg-Format Research. Secondo l’indagine, le imprese affrontano la nuova crisi senza però interrompere i rapporti di lavoro e stanno riducendo al minimo l’impatto sugli investimenti.  “È uno scenario che risente
inevitabilmente della congiuntura internazionale – osserva il presidente di Confcommercio Fvg, Giovanni Da Pozzo – e non c’è dubbio che il conflitto alle porte dell’Europa abbia frenato la ripartenza, con aumenti consolidati e bollette rincarate che penalizzano pesantemente le imprese e mortificano il potere d’acquisto dei consumatori”.

Dall’ultima edizione dell’Osservatorio congiunturale Ascom Bergamo realizzato con Format Research, emerge un cauto ottimismo per il futuro, ma pesano rincari energetici e ritardi nei pagamenti. Il terziario bergamasco continua a mostrare tutta la sua capacità di tenuta e guarda con un certo, seppur cauto, ottimismo al futuro. Migliora la fiducia delle imprese del terziario di Bergamo. A essere meno fiduciose le micro e piccole imprese (da 1 a 5 addetti) e quelle del turismo. Cresce però in generale la fiducia nell’andamento della propria impresa. “Veniamo da due anni di saliscendi che hanno visto le imprese su un ottovolante di difficoltà, speranze, disillusioni — ha commentato il direttore di AscomBg, Oscar Fusini — i dati di questa ricerca, che indicano una sostanziale stabilità, ci dicono che non siamo più su queste montagne russe. Questo è un dato molto positivo”.

(Rete foto da Pexels)

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