10 giugno 2022

Quadro macroeconomico fortemente condizionato dall’evoluzione del conflitto in Ucraina

Il quadro macroeconomico è fortemente condizionato dall’evoluzione del conflitto in Ucraina, i cui sviluppi restano altamente incerti e possono determinare traiettorie molto differenti per l’economia italiana nei prossimi anni.

In uno scenario di base si assume che le tensioni associate alla guerra (che si ipotizza resti confinata ai territori attualmente coinvolti) si protraggano per tutto l’anno in corso, continuando a sostenere i prezzi delle materie prime, mantenendo elevata l’incertezza e rallentando il commercio internazionale.

Si esclude, per contro, un’intensificazione delle ostilità tale da portare a una sospensione delle forniture di materie prime energetiche dalla Russia. Le conseguenze per l’attività economica di una tale eventualità vengono esaminate in uno scenario avverso.

Ridimensionate le stime di crescita

Nello scenario di base la crescita del PIL in Italia sarebbe pari al 2,6 per cento quest’anno, all’1,6 nel 2023 e all’1,8 nel 2024.

Dopo essere rimasto pressoché stagnante nel primo trimestre dell’anno, il prodotto si espanderebbe a ritmi modesti nel trimestre in corso e nella restante parte del 2022, per poi rafforzarsi dall’anno prossimo, in concomitanza con l’attenuazione delle tensioni associate al conflitto in Ucraina e delle pressioni inflazionistiche.

Un sostegno considerevole all’attività economica proviene dalla politica di bilancio e dagli interventi delineati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si valuta che le misure di aiuto a imprese e famiglie per fronteggiare il rincaro dei beni energetici, quelle introdotte negli anni scorsi e gli interventi del PNRR possano innalzare il livello del PIL complessivamente di oltre 3,5 punti percentuali nell’arco del triennio 2022-24, di cui circa due punti riconducibili alle misure delineate nel PNRR.

Rispetto alle proiezioni pubblicate nel Bollettino economico di gennaio, la crescita del prodotto è nettamente più contenuta nel biennio 2022-23, a causa del forte freno derivante dall’aumento dei prezzi al consumo e dell’incertezza, e leggermente più alta nel 2024, quando beneficerebbe del venir meno degli effetti negativi del conflitto e del rientro delle pressioni inflazionistiche.

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