Un quadro caratterizzato da incertezza e contraddizioni

Mentre l’indice di fiducia dei consumatori, scrive Istat, evidenzia un’evoluzione negativa, raggiungendo un minimo da novembre 2020, a giugno l’indice di fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più elevato da dicembre 2021. Il miglioramento è esteso a tutti i comparti economici indagati seppur con intensità diverse: i servizi di mercato registrano l’incremento più marcato dell’indice, determinato soprattutto dal settore del trasporto e magazzinaggio. È “un quadro caratterizzato da incertezza e contraddizioni, – commenta Confcommercio –  in cui si combinano segnali di debole ottimismo da parte degli imprenditori, soprattutto dei servizi, a fronte di una marcata contrazione del sentiment delle famiglie. L’impatto della dinamica dei prezzi su aspettative e atteggiamenti dei consumatori non può che farsi sentire in misura progressiva e crescente”. (vedi QUI)

Secondo il XXI rapporto sulle Medie Imprese Industriali, presentato da Unioncamere, più del 60% delle medie imprese prevede di investire entro il prossimo triennio nelle tecnologie 4.0 e nel green; il 52% che l’ha già fatto conta di superare i livelli produttivi pre-Covid entro quest’anno. Nessuna inferiorità rispetto ai peer stranieri che sono anzi meno produttivi.

Secondo il Quattordicesimo rapporto annuale su economia e finanza dei distretti industriali di Intesa Sanpaolo, “il fatturato delle imprese manifatturiere distrettuali, dopo un calo pari al 14,5% nel 2020 (a prezzi correnti e in valori mediani), secondo le stime nel 2021 ha registrato un rimbalzo del +25,2%, il 4,3% in più rispetto al 2019. Un contributo importante è venuto dalle esportazioni che nel 2021 hanno sfiorato i 133 miliardi di euro, toccando un nuovo record storico. Solo il sistema moda non ha ancora pienamente recuperato quanto perso nel corso del 2020”. Si aggiunge anche che “l’invasione russa dell’Ucraina ha profondamente modificato lo scenario macroeconomico, che è complesso e incerto. Le imprese si trovano a operare con prezzi delle commodity volatili ed elevati che possono mettere in pericolo i loro equilibri economico-finanziari. È poi venuto meno, almeno momentaneamente, un mercato, quello russo e ucraino, che per i Distretti nel 2021 valeva 3,2 miliardi di euro, il 2,4% del totale”.

Dati sostanzialmente coerenti con quanto scrive Banca d’Italia in relazione all’economia del Friuli Venezia Giulia: “La crescita è stata di eccezionale entità nel secondo trimestre, che si confronta con l’analogo periodo del 2020, durante il quale si sono concentrate le interruzioni dell’attività economica a causa della pandemia di Covid-19. In seguito la crescita si è attenuata, frenata dai rialzi dei prezzi dell’energia e dalle difficoltà di approvvigionamento di input produttivi, specie nell’industria. Lo scoppio della guerra in Ucraina a fine febbraio 2022 ha acuito le tensioni dal lato dell’offerta e i rischi al ribasso del ciclo economico”.

Non va bene per le imprese dell’automotive: «Il dato relativo alla fiducia sull’andamento della propria impresa è del 23,5%. Si tratta di indicatori che danno il segno della crisi. La pandemia e oggi la guerra, insieme alle decisioni a livello transnazionale sul destino del mercato, non stanno giocando a favore del mercato stesso; tanto che le imprese hanno diminuito i propri organici del 25%, ma nessuno degli intervistati ha previsto licenziamenti. E questo fa ben sperare».  Così Pierluigi Ascani, presidente di Format Research e titolare della ricerca sul mondo automotive presentata presso la sede di Confcommercio di Varese dove  si è tenuto l’evento «Mobilità», voluto anche per sottolineare la nascita del polo di Federmotorizzazione sul suolo varesino.

Esiste un’economia in Italia che non delude e di cui ci parla Banca Ifis nella seconda edizione del Market Watch intitolato Economia della Bellezza 2022 che, rispetto alla prima edizione, si arricchisce della dimensione della responsabilità sociale, allargandosi alle aziende purpose-driven, ovvero guidate da uno scopo. Le aziende del comparto del bello, quelle dell’Economia della Bellezza, rappresentano nel 2021 il 24,1% del Pil nazionale, dimostrandosi più resilienti rispetto a quelle di altri settori.

Si avvicina il periodo dei saldi estivi, il 2 luglio inizieranno a Roma e come di consueto Confcommercio Roma ha elaborato insieme a Format Research un’indagine per conoscere il sentiment dei romani sul tema. Risulta uno scenario negativo, dove la metà dei romani non è interessata ai saldi e per chi vorrà fare acquisti ci sarà comunque un calo nella spesa di oltre il 26% rispetto all’anno scorso, secondo quanto emerge dalle interviste.

(Persone – Foto F Ascani Format Research)

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