30 giugno 2022 (aggiornato 1 luglio 2022)

Quaderno di Approfondimento 2022 Silver Economy, una nuova grande economia, indaga chi sono, cosa fanno e cosa desiderano i Silver italiani.

Il Quaderno e l’indagine demoscopica sono stati realizzati da Alberto Brambilla e Gian Carlo Blangiardo, con la collaborazione di Michaela Camilleri, Mara Guarino e Lorenzo Vaiani

L’indagine demoscopica è stata condotta per Itinerari Previdenziali da Format Research con la collaborazione dell’Associazione 50&Più.

La terza edizione dello studio sulla Silver Economy si pone l’obiettivo ambizioso, non solo d’immaginare come vivono i Silver o analizzare le statistiche che li riguardano ma attraverso un’indagine sul “campo” condotta da Format Research in collaborazione con l’Associazione 50&Più, l’organizzazione per la terza e le altre età di Confcommercio, verificare attraverso le migliaia di risposte qual è la situazione effettiva, la dimensione e l’insieme di relazioni che caratterizzano la vita di quelli che sin qui abbiamo definito genericamente Silver e che con l’indagine definiremo nei dettagli.

Perché è importante la Silver Economy

Perché, ci si potrebbe domandare, è così importante occuparsi di quella parte di società composta da persone con una “certa età” e di tutto ciò che ruota attorno a loro dal punto di vista dei consumi, delle abitudini e degli stili di vita? Perché per la prima volta nel corso della millenaria storia dell’umanità, le persone che stanno per raggiungere o hanno raggiunto i 65 anni e più, in Italia, come del resto in molte altre nazioni sviluppate o in via di sviluppo non sono mai state così tante; numerose al punto di arrivare a quasi un terzo della popolazione. Ma, fatto altrettanto importante rispetto al passato, queste persone sono i maggiori detentori oltre che di esperienza anche dei patrimoni mobiliari e immobiliari; dispongono di flussi di reddito certi e non dipendenti dai cicli economici e sono nella fase del “ciclo vitale” che Franco Modigliani definisce del “decumulo”, vale a dire che possono spendere più di quello che incassano nell’anno. Queste persone, che nel prossimo futuro saranno ancora più numerose, hanno necessità, consumi, stili di vita ed esigenze specifiche e differenti rispetto al resto della popolazione in tema di alimentazione, trasporti, assistenza, domotica, sanità e così via. La loro preoccupazione è prevalentemente incentrata nel vivere il periodo post-lavoro nella migliore condizione di salute possibile anche per non essere di peso a parenti, figli e nipoti.

In questo contesto, il sistema economico, produttivo e dei servizi si sta progressivamente rendendo conto di queste esigenze e così nascono moltissimi prodotti e servizi studiati specificamente per questa fascia di popolazione, quali: servizi finanziari e assicurativi calibrati per queste persone che tra l’altro sono i maggiori detentori di ricchezza; prodotti specifici alimentari, farmaceutici nutrizionali, dietetici e vitaminici; mezzi e attrezzature per la mobilità individuale e collettiva, la domotica con progettazione di alloggi attrezzati con le migliori tecnologie; ma anche servizi e centri specialistici per tenersi in buona salute fisica e mentale; device e piccoli elettrodomestici per il controllo a distanza della salute o servizi di svago (vacanze, viaggi e crociere) e assistenza per grandi autosufficienti fino ai grandi non autosufficienti.

Anche la finanza si è accorta di questo importante fenomeno e ha iniziato a investire in tutte le attività industriali e di servizi rivolte ai Silver; sono nati così molti fondi di investimento che vengono collocati sui mercati e acquistati dai risparmiatori perché, per quanto detto finora, presentano prospettive di performance superiori alla media di mercato. Con i soldi incassati dai sottoscrittori di questi prodotti finanziari, le società di gestione del risparmio, le banche e le Compagnie di Assicurazione, provvedono a fare nuovi investimenti. Si crea così una nuova grande economia che crea nuove produzioni, nuovi servizi e molta occupazione aggiunta, e che obbliga a superare un’immagine fin qui troppo stereotipata degli anziani: non (solo) soggetti prevalentemente bisognosi di assistenza, ma anzi platea attiva le cui specifiche necessità, se adeguatamente comprese e assecondate, possono diventare un’importante leva di sviluppo per il Paese e la società intera.

Un tema da qualche tempo al centro dell’interesse anche di organizzazioni politiche e governative internazionali, a cominciare dall’ONU che, sia attraverso la proclamazione del 2021-2030 come The United Nations Decade of Healthy Ageing sia attraverso la sua Agenda 2030 dedica grande attenzione al concetto di invecchiamento attivo, «inteso come processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano (OMS), con ricadute proficue sia per i singoli individui sia per le loro comunità». Benché non ve ne sia uno specificatamente destinato ai Silver, sono ben 9 su 17 – sconfiggere la povertà; sconfiggere la fame; salute e benessere; istruzione di qualità; parità di genere; imprese innovazione e infrastrutture; ridurre delle disuguaglianze; città e comunità sostenibili; pace, giustizia e istituzioni solide – gli obiettivi di sviluppo sostenibile, equo e inclusivo che riguardano in maniera diretta il benessere della fascia più anziana della popolazione.

Ma come mai questi ultra 65enni che fino a meno di cinquant’anni fa erano quasi una eccezione, sono diventati così numerosi? Per comprendere le dimensioni e il fenomeno della Silver Economy, di cui daremo una definizione e una quantificazione nel primo capitolo, dobbiamo fare un salto nel tempo e analizzare quello che è successo negli ultimi due secoli e mezzo con particolare riferimento agli ultimi 77 anni. Per rispondere in sintesi possiamo dire che a partire dal 1945 si è verificato un fatto “anomalo”, a detta dei demografi; cioè una “grande accelerazione” che, nel breve volgere della durata di una vita umana, ha visto la popolazione mondiale passare dai 2 a quasi 8 miliardi di individui. Tutto ciò è stato possibile grazie a tre fattori principali: 1) la drastica riduzione della mortalità infantile che nel secolo scorso falcidiava moltissimi nati nei primi cinque anni di vita; 2) vaccini, antibiotici e una buona sanità non solo hanno quasi azzerato la mortalità infantile ma hanno aumentato di oltre vent’anni l’aspettativa di vita; 3) i tassi di natalità dal 1945 al 1975 sono stati elevatissimi; in Italia i nati sono stati sopra il milione per alcuni anni. Risultato, tutti i nati in quegli anni hanno raggiunto o raggiungeranno i 65 anni e più da oggi e fino ai prossimi 25/30 anni, costituiranno la parte più numerosa e “ricca” della popolazione e quindi saranno i principali consumatori e i più importanti soggetti economici.

È per questi motivi che tutti ci dovremmo interessare, a partire dai Governi, di questa importante fase economica, mai successa nella storia umana e irripetibile in futuro ma che lascerà un’eredità demografica permanente nel senso che la struttura per età della popolazione non sarà più quella cui eravamo abituati e l’organizzazione sociale, a partire dalle famiglie spesso senza figli e alla fine mononucleari, sarà molto diversa; ciò comporterà una visione del futuro differente da quella di oggi a partire dallo stile di vita, dal risparmio e dalla visione del futuro.

Forse oggi è già troppo tardi per riorganizzare le nostre società; la pioggia “demografica” ci ha già bagnato ma possiamo ancora aprire l’ombrello e trovare soluzioni di buona vita anche in una società “più vecchia”, che crescerà di meno, sarà meno stressata e meno consumistica ma probabilmente più umana.

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