Siamo in piena estate e per molti italiani questo, di solito, vuol dire vacanze, viaggi, riposo e spensieratezza. Ci auguriamo che possa essere così anche quest’anno per la maggior parte delle famiglie, ma certo quello che stiamo vivendo è un periodo difficile: la guerra in Europa, la recrudescenza dei casi di Covid, l’inflazione galoppante, sono fattori che si sommano fra loro e ad altre emergenze quali la siccità, la carenza di alcune materie prime, la crisi energetica esasperata dalla dipendenza di gran parte dei Paesi europei dal gas Russo.

I dati economici confermano le criticità del momento

I dati economici di questa settimana confermano le criticità del momento. Dopo tre mesi di crescita l’indice destagionalizzato della produzione industriale, scrive Istat, registra, a maggio, una diminuzione congiunturale.Resta positiva la dinamica nella media degli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti.

E nella consueta Nota mensile sull’economia italiana, l’Istituto di Statistica scrive che Le prospettive di crescita per i prossimi mesi appaiono condizionate negativamente dal proseguimento della fase inflattiva, dal deterioramento del saldo della bilancia commerciale e dalla caduta della fiducia delle famiglie. Tuttavia, le aspettative delle imprese mostrano ancora contenuti e diffusi miglioramenti.

Quest’anno spiega l’Ufficio Studi di Confcommercio, le spese obbligate hanno raggiunto quota 42,9% sul totale dei consumi, il valore più alto di sempre.  Spesa pro capite di 8.154 euro (+152 euro rispetto all’anno scorso). Il presidente Sangalli ha sottolineato che “la crescita a dismisura del costo dell’energia incide pesantemente anche sulle spese obbligate, come quelle per la casa, che toccano livelli record. Per evitare di deprimere i consumi e congelare la ripresa è necessario che l’Europa metta un tetto al prezzo del gas e il Governo agisca più incisivamente su caro energia e cuneo fiscale”.
Sempre secondo Confcommercio, nonostante il calo del tasso di disoccupazione, l’andamento dei prezzi al consumo ha determinato un aumento dell’indice Mic (Misery Index Confcommercio)  di maggio. Le previsioni sono negative anche per i prossimi mesi. “Come atteso – ha osservato il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella – esauritisi gli effetti delle misure una tantum sugli energetici, l’area del disagio sociale è tornata a crescere”.

Presentando il XXI Rapporto Annuale dell’INPS, il presidente Pasquale Tridico ha detto c’è una “quota crescente di lavoratori che percepiscono un reddito da lavoro inferiore alla soglia di fruizione del reddito di cittadinanza. Per la precisione il 23% dei lavoratori guadagna meno di 780 euro al mese, considerando anche i part-time”. (Vedi anche QUI) Emerge anche che nel 2021 i pensionati con redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese erano il 32% del totale, pari a circa 5 milioni 120mila persone.

Un dato positivo viene dalle vendite al dettaglio: le stime Istat indicano aumento dell’1,9% in valore e dell’1,5% in volume rispetto al mese precedente, mentre su base annua c’è una crescita del 7% in valore e del 2,7% in volume. Certo che con l’attuale inflazione, come scrive anche Confcommercio “la vivacità dei consumi sarà di breve durata”. (vedi QUI)

L’acquisto dell’auto online è ormai un’opzione praticabile anche in Italia, ma sono ancora i concessionari il canale preferito dagli automobilisti quando decidono di cambiare la vettura. E’ quanto emerge dall’interessante ricerca condotta da Format Research per Federauto (la Federazione Italiana dei Concessionari d’Auto) che ha analizzato i canali di acquisto utilizzati dal 28,4% degli italiani che negli ultimi 5 anni si è dotato, a vario titolo, di una autovettura nuova o aggiuntiva.

Diminuisce la percentuale delle imprese dei servizi che si sono rivolte al sistema bancario per chiedere credito, ma crescono le aziende che vogliono investire. Sono dati che derivano dall’Osservatorio economico dei servizi professionali all’impresa realizzato da Asseprim (la Federazione nazionale dei servizi professionali per le imprese) con Format Research, dove si evince che, parallelamente all’attenuarsi della pandemia, scende anche il numero delle imprese che hanno chiesto credito al sistema bancario: nel 2021 erano il 48% del campione intervistato, mentre oggi il dato si attesta al 38%.

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