Banca d'Italia15 luglio 2022

Aumentano i rischi per la crescita globale e si intensificano le pressioni inflazionistiche

Gli indicatori congiunturali relativi al secondo trimestre segnalano rischi al ribasso per l’attività nella maggior parte delle economie avanzate ed emergenti. I corsi delle materie prime energetiche hanno segnato ulteriori marcati rialzi, soprattutto a causa della prosecuzione della guerra in Ucraina. Ne sono seguiti nuovi massimi per l’inflazione, anche sulla spinta dei prezzi dei prodotti alimentari. Le più recenti previsioni delle istituzioni internazionali anticipano per quest’anno un netto rallentamento del ciclo economico mondiale, che risente delle ripercussioni del conflitto, dell’erosione del potere d’acquisto delle famiglie e dell’impatto negativo dell’accresciuta incertezza sugli investimenti privati.

Accelera il processo di normalizzazione delle politiche monetarie negli Stati Uniti e peggiorano le condizioni finanziarie

La Federal Reserve ha accelerato il processo di normalizzazione della politica monetaria con cospicui e ripetuti incrementi del tasso di interesse di riferimento e ha annunciato un piano per la riduzione del proprio bilancio; anche la Bank of England ha aumentato il tasso di riferimento e prosegue il restringimento del suo bilancio. Per contro, prevalgono politiche accomodanti in Giappone e in Cina. Le condizioni finanziarie sui mercati internazionali sono peggiorate. I corsi azionari sono scesi significativamente, in particolare negli Stati Uniti, e i rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza sono cresciuti. Riflettendo il più rapido riorientamento della politica monetaria negli Stati Uniti rispetto a quella dell’area dell’euro, il dollaro ha continuato ad apprezzarsi e ha raggiunto la parità con l’euro nella prima metà di luglio.

Nell’area dell’euro si attenua la crescita e sale ulteriormente l’inflazione

L’economia dell’area risente fortemente delle tensioni connesse con l’invasione russa dell’Ucraina. La crescita sarebbe proseguita nel secondo trimestre, a un tasso moderato. La domanda interna è frenata dagli ulteriori rincari delle materie prime energetiche e da nuove difficoltà di approvvigionamento da parte delle imprese. Sulla base dei dati preliminari, l’inflazione si è portata in giugno all’8,6 per cento. La dinamica salariale nei principali paesi è finora rimasta contenuta.

La BCE annuncia il rialzo dei tassi di riferimento e misure contro la frammentazione dei mercati

Il Consiglio direttivo della BCE ha concluso dalla fine di giugno gli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività finanziarie (APP) e ha annunciato che nella prossima riunione di luglio intende procedere con un primo aumento dei tassi di interesse ufficiali, a cui ne seguirebbe un secondo in settembre. Inoltre, a fronte di bruschi rialzi degli spread di alcuni titoli sovrani e dei connessi rischi per il funzionamento del meccanismo di trasmissione monetaria, ha deciso di reinvestire con flessibilità – tra classi di attività, tra paesi e nel tempo – i titoli in scadenza nel programma per l’emergenza pandemica (PEPP) e ha annunciato un’accelerazione dei lavori su un nuovo strumento contro la frammentazione dei mercati.

In Italia il PIL ha accelerato nel secondo trimestre

Secondo le nostre stime, in Italia la crescita del PIL, appena positiva nei primi tre mesi dell’anno, si è rafforzata nella primavera, sostenuta dall’apporto di tutti i principali comparti. Vi avrebbero contribuito soprattutto i servizi grazie alla ripresa dei settori, quali turismo e trasporti, più colpiti dalla recrudescenza della pandemia all’inizio dell’anno. Le costruzioni hanno continuato a beneficiare delle misure fiscali favorevoli. La produzione manifatturiera sarebbe tornata ad aumentare nella media del secondo trimestre; gli indicatori ad alta frequenza segnalano, tuttavia, una riduzione congiunturale dell’attività industriale in giugno. In base alle inchieste della Banca d’Italia, circa tre quarti delle imprese manifatturiere riportano difficoltà di approvvigionamento di materie prime e input intermedi e quasi due terzi sono ostacolate nella propria attività dai rincari energetici.

I consumi hanno recuperato, la dinamica degli investimenti si è indebolita

In primavera i consumi hanno beneficiato dell’allentamento delle restrizioni introdotte per contrastare la pandemia. Gli indicatori più recenti segnalano invece un rallentamento degli investimenti, dopo il forte rialzo nel primo trimestre. Le aziende intervistate fra maggio e giugno nelle nostre indagini prefigurano un’espansione dell’accumulazione di capitale nel complesso dell’anno in corso, ma confermano giudizi negativi sulle condizioni per investire, connessi anche con l’accresciuta incertezza.

Il saldo di conto corrente risente della bilancia energetica

Nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni in volume sono significativamente aumentate, sospinte dalla componente dei beni; le importazioni sono tuttavia cresciute in misura ancora più accentuata, attivate dalla forte spesa per investimenti delle imprese italiane. Nel secondo trimestre sarebbe proseguito l’incremento delle vendite estere, seppure a un tasso più contenuto rispetto al primo. Il saldo di conto corrente è diventato negativo, soprattutto a causa del peggioramento della bilancia energetica. La posizione creditoria netta sull’estero del Paese, pur in calo nel confronto con la fine del 2021, si conferma solida.

Aumentano le ore lavorate e, più lievemente, gli occupati

Le ore lavorate totali hanno accelerato all’inizio del 2022 nel confronto con la fine dello scorso anno, in particolare per effetto del recupero di quelle per addetto, tornate ai livelli pre-pandemici. Il numero degli occupati è aumentato lievemente, riflettendosi in una riduzione del tasso di disoccupazione; emergono tuttavia segnali di rallentamento della crescita delle posizioni lavorative nel secondo trimestre. Le retribuzioni contrattuali sono salite moderatamente – come nell’area dell’euro – rispecchiando la durata pluriennale degli accordi e l’incidenza contenuta dei meccanismi di indicizzazione automatica dei salari.

Il rialzo dell’inflazione si estende ai prezzi alimentari e ai servizi

Nel secondo trimestre l’inflazione ha raggiunto nuovi massimi (8,5 per cento in giugno, in base ai dati preliminari) sulla spinta degli eccezionali rincari dei beni energetici, che si sono gradualmente trasmessi anche agli alimentari e ai servizi. Su questi ultimi avrebbe inciso inoltre la ripresa della domanda connessa con l’allentamento delle restrizioni per la pandemia. L’erosione del potere d’acquisto, che colpisce in particolare le famiglie meno abbienti, è stata mitigata dai provvedimenti del Governo volti ad alleviare il peso dei rincari energetici; nel complesso queste misure quasi dimezzano l’impatto dello shock inflazionistico sui nuclei a più basso reddito.

Le condizioni di accesso al credito sono divenute meno favorevoli…

L’espansione dei prestiti bancari alle aziende è rimasta moderata. Le indagini presso le banche evidenziano un lieve irrigidimento nelle loro politiche di offerta, confermato dal peggioramento delle condizioni di accesso percepito dalle società non finanziarie. Fino a maggio il costo dei prestiti alle imprese si è mantenuto pressoché stabile, quello dei finanziamenti alle famiglie è aumentato.

…e quelle del mercato finanziario italiano sono nettamente peggiorate

Nel corso della primavera le condizioni del mercato finanziario italiano hanno risentito dell’accelerazione nella normalizzazione delle politiche monetarie a livello globale e del deterioramento delle prospettive di crescita economica. Il rendimento del titolo di Stato decennale e lo spread rispetto al corrispondente titolo tedesco si sono ampliati in un contesto di alta volatilità dei mercati; il brusco aumento del differenziale non appare giustificato dalle condizioni macroeconomiche di fondo. I costi di finanziamento sui mercati per le imprese e le banche sono saliti e i corsi azionari sono diminuiti.

Il Governo ha varato nuovi provvedimenti di sostegno per famiglie e imprese

In linea con lo scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento lo scorso aprile, l’Esecutivo ha varato nuovi provvedimenti con l’obiettivo principale di contrastare gli effetti dell’aumento dei prezzi dei beni energetici sui bilanci di famiglie e imprese; a parziale copertura di questi interventi, ha ampliato il prelievo straordinario sui profitti delle società operanti nel settore dell’energia. Il Governo ha inoltre reso noto il conseguimento dei traguardi e degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per il primo semestre dell’anno e ha inviato la richiesta di pagamento della seconda rata dei fondi.

Le proiezioni per l’Italia sono condizionate dall’evoluzione della guerra in Ucraina

Alla luce delle informazioni congiunturali più recenti, in questo Bollettino si aggiornano le proiezioni per l’economia italiana predisposte nell’ambito dell’esercizio previsivo coordinato dell’Eurosistema e pubblicate lo scorso 10 giugno. Il quadro macroeconomico è fortemente condizionato dalla durata e dall’intensità della guerra in Ucraina, i cui contraccolpi per la nostra economia restano altamente incerti. Nel breve termine un ulteriore rischio al ribasso è rappresentato dalla recrudescenza della pandemia.

Nello scenario di base il PIL continua a crescere con moderazione nel prossimo biennio…

Nello scenario di base si assume che il conflitto si protragga per tutto il 2022, senza tuttavia condurre a una totale interruzione delle forniture energetiche dalla Russia. In media d’anno il PIL aumenterebbe del 3,2 per cento nel 2022, grazie soprattutto alla crescita già acquisita alla fine del 2021, dell’1,3 nel 2023 e dell’1,7 nel 2024. Un sostegno considerevole all’attività economica proverrebbe dalla politica di bilancio e dagli interventi delineati nel PNRR. L’occupazione si espanderebbe lungo l’intero orizzonte previsivo, seppure a un ritmo inferiore rispetto al prodotto.

…e l’inflazione si riduce progressivamente nel 2023 e nel 2024

L’inflazione al consumo si collocherebbe al 7,8 per cento nella media di quest’anno (1,6 punti percentuali in più di quanto stimato in giugno), sospinta dal rincaro dei beni energetici; diminuirebbe al 4,0 per cento nel 2023 (con una revisione al rialzo di 1,3 punti rispetto alle precedenti stime) e al 2,0 nel 2024. La componente di fondo, pari al 2,9 per cento quest’anno, scenderebbe intorno al 2 nel biennio 2023-24.

In caso di arresto delle forniture di energia dalla Russia  la crescita si interromperebbe

In uno scenario avverso si ipotizza un inasprimento della guerra in Ucraina tale da determinare un arresto delle forniture energetiche russe, con conseguenti interruzioni produttive nelle attività industriali caratterizzate da più elevata intensità energetica, maggiori rincari delle materie prime, un impatto più forte su incertezza e fiducia e una dinamica più debole della domanda estera. La conseguente erosione della crescita sinora acquisita per l’anno in corso porterebbe il PIL ad aumentare di meno dell’1 per cento nel 2022 e a diminuire nel prossimo anno di quasi 2 punti percentuali; il prodotto tornerebbe a espandersi solo nel 2024. L’inflazione raggiungerebbe il 9,3 per cento nel 2022 e rimarrebbe elevata anche nel 2023, al 7,4, per scendere marcatamente solo nel 2024. Lo scenario non include possibili risposte delle politiche economiche, che potrebbero essere introdotte per mitigare le ricadute degli sviluppi ipotizzati su famiglie e imprese.

(Immagine elaborazione F Ascani su Grafico Banca d’Italia)

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