Il rischio dell’acuirsi delle crisi in atto è reale

Gli shock che hanno investito le economie, la pandemia, la guerra e le tensioni politiche internazionali su più fronti, l’inflazione e certamente i disastri correlati con il cambiamento climatico, si sono sommati dando luogo ad una tempesta perfetta. Oggi il rischio dell’acuirsi delle crisi in atto è reale e sotto gli occhi di tutti.

Da parte di governi ed autorità si sta cercando, a livello nazionale e sovranazionale, di dare risposte. La pandemia, che certamente non è debellata, appare sotto controllo, e per quanto riguarda l’inflazione le banche centrali fanno la loro parte. Francois Villeroy de Galhau, membro del comitato esecutivo della Bce ha sostenuto che l’impegno della Banca Centrale Europea ad agire sull’inflazione è “incondizionato” e quindi un altro rialzo “significativo” dei tassi di interesse è un passo necessario in settembre (vedi QUI).

Ma ancora più complessa, se si può dire così, è la questione dei costi delle materie prime energetiche. Il costo del gas, per il quale si è ancora in gran parte dipendenti da Mosca, è aumentato in modo abnorme, facendo lievitare a costi da capogiro le bollette energetiche delle famiglie e soprattutto delle imprese.

In questo senso le grandi associazioni di imprese stanno facendo sentire la loro voce.

Il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, dalle pagine del Corriere della Sera è tornato a rilanciare l’allarme dopo l’impennata di aumenti del prezzo del gas tra luglio ed agosto e ha richiamato alla necessità di un tetto al prezzo. “Finora – ha detto Bonomi nel colloquio con Federico Fubini – le imprese italiane sono state abbastanza capaci e flessibili ma ora nell’industria abbiamo casi di bollette decuplicate, non possiamo reggere. In autunno arriveranno nuovi rincari energetici, mentre l’inflazione dei mesi scorsi sulle materie prime continuerà a scaricarsi sui prezzi al consumo. Ci saranno seri problemi su redditi e potere d’acquisto delle famiglie. Il grido di dolore delle imprese fin qui è stato un po’ ignorato, ma ora c’è urgenza di nuovi interventi”. (vedi QUI)

Molto importante e preciso il richiamo di Confcommercio: i recenti aumenti porteranno a 33 miliardi di euro la spesa complessiva in energia nel 2022 per le imprese del terziario. Confcommercio ha dunque elaborato nuove stime, ben più pesanti rispetto a quanto previsto nell’ultima edizione dell’Osservatorio Energia. Tra le imprese del terziario di mercato sono ben 120mila, all’incirca, quelle a rischio chiusura da qui ai primi sei mesi del 2023, con relativi 370mila posti di lavoro in bilico. Tra i settori più esposti, il commercio al dettaglio (in particolare la media e grande distribuzione alimentare che a luglio ha visto quintuplicare le bollette di luce e gas), la ristorazione e gli alberghi che hanno avuto aumenti tripli rispetto a luglio 2021, i trasporti che oltre al caro carburanti si trovano ora a dover fermare i mezzi a gas metano per i rincari della materia prima.

Ad agosto, scrive l’Istat nella consueta rilevazione sulla fiducia di imprese e consumatori, l’indice di fiducia delle imprese diminuisce per il secondo mese consecutivo collocandosi su un livello prossimo a quello medio del primo quadrimestre dell’anno. L’andamento dell’indice complessivo è determinato dall’evoluzione della fiducia nel settore della manifattura e dei servizi, dove l’indice cala per il secondo mese consecutivo, e dalla dinamica negativa dell’indice di fiducia nel settore delle costruzioni. Le opinioni degli imprenditori sono più favorevoli nel settore del commercio al dettaglio dove l’indice di fiducia sale per il quinto mese consecutivo.

L’indice di fiducia dei consumatori torna a salire dopo due mesi consecutivi di calo e si assesta sullo stesso livello dello scorso giugno.

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, i dati rilevati ad agosto, seppure di non semplice ed univoca interpretazione, sono il segnale di come il nostro sistema economico continui a mostrare un’inaspettata capacità di reazione ai molteplici e gravi fattori di criticità. In particolare, le famiglie non evidenziano ancora particolari stress da eccesso di inflazione. Ciò non toglie che dopo la fine dei saldi e della stagione turistica verranno al pettine i nodi sulle perdite di potere d’acquisto di redditi e ricchezza liquida, con compressione della spesa e del Pil nella parte finale dell’anno. Tuttavia, alla luce della complessiva tenuta della fiducia, il fenomeno potrebbe avere dimensioni meno negative di quanto temuto”.

(Gas Energia – Image by Michal Jarmoluk from Pixabay)

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