22 novembre 2022

L’economia globale dovrebbe rallentare ulteriormente nel prossimo anno

L’economia globale dovrebbe rallentare ulteriormente nel prossimo anno poiché il massiccio e storico shock energetico innescato dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina continua a stimolare le pressioni inflazionistiche, minando la fiducia e il potere d’acquisto delle famiglie e aumentando i rischi in tutto il mondo, secondo l’ultimo rapporto economico dell’OCSE.

L’Outlook evidenzia le prospettive insolitamente squilibrate e fragili per l’economia globale nei prossimi due anni. Si prevede che l’economia globale crescerà ben al di sotto dei risultati attesi prima della guerra, a un modesto 3,1% quest’anno, prima di rallentare al 2,2% nel 2023 e recuperare moderatamente a un ritmo ancora inferiore al 2,7% nel 2024.

La crescita nel 2023 dipende fortemente dalle principali economie emergenti asiatiche, che rappresenteranno quasi i tre quarti della crescita del PIL globale il prossimo anno, con Stati Uniti ed Europa in forte decelerazione.

L’inflazione persistente, gli alti prezzi dell’energia, la debole crescita del reddito reale delle famiglie, il calo della fiducia e le condizioni finanziarie più rigide dovrebbero frenare la crescita. Tassi di interesse più elevati, pur essendo necessari per moderare l’inflazione, aumenteranno le sfide finanziarie sia per le famiglie che per i mutuatari aziendali.

In Italia

La crescita del PIL reale è prevista al 3,7% nel 2022, con un rallentamento allo 0,2% nel 2023, prima di salire moderatamente all’1% nel 2024. Gli alti prezzi dell’energia agiranno da freno sulla produzione nelle industrie ad alta intensità energetica, mentre i redditi reali diminuiranno a causa di l’elevata inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e la modesta crescita del mercato delle esportazioni modereranno la crescita della domanda. La disoccupazione aumenterà e la partecipazione al mercato del lavoro diminuirà, con una contrazione dell’occupazione nel 2023. L’inflazione dei prezzi al consumo dovrebbe scendere solo gradualmente da circa il 10% alla fine del 2022, poiché i massimali dei prezzi dell’energia verranno gradualmente eliminati nel 2023 e i recenti aumenti dell’energia e i prezzi dei prodotti alimentari stanno innescando pressioni sui prezzi più ampie.

L’inasprimento della politica monetaria sarà in parte compensato da maggiori investimenti pubblici legati al Programma nazionale di ripresa e resilienza. La tempestiva attuazione di nuovi investimenti, la riforma del diritto della concorrenza e l’efficace orientamento delle misure di sostegno alla crisi energetica saranno fondamentali per sostenere l’attività a breve termine e gettare le basi per una crescita sostenibile a medio termine.

L’attività sta rallentando

Dopo la forte crescita nei primi tre trimestri del 2022, i recenti indicatori ad alta frequenza indicano un calo dell’attività. La produzione industriale è stata resiliente, ma le vendite al dettaglio e gli indicatori di fiducia si sono indeboliti. L’occupazione ha registrato una tendenza al ribasso di recente, sebbene la disoccupazione abbia continuato a diminuire. Nel complesso, la recente debolezza degli indicatori di attività, l’aumento degli oneri finanziari e l’erosione dei redditi reali delle famiglie legata all’elevata inflazione stanno determinando una svolta nell’attività.

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