25 novembre 2022

L’occupazione dipendente rallenta ma continua a crescere

Da gennaio a ottobre del 2022 il numero di posizioni dipendenti nel settore privato non agricolo è aumentato di quasi 350.000 unità, al netto dei fattori stagionali. Dall’estate la dinamica dell’occupazione si è indebolita rispetto alla prima metà dell’anno, ma si mantiene su ritmi di crescita in linea con quelli pre-pandemici: nel bimestre settembre-ottobre sono stati creati 48.000 posti di lavoro a fronte dei circa 42.000 del 2019.

In autunno frenano turismo e servizi

Il rallentamento nel mercato del lavoro in atto da luglio si è concentrato soprattutto nel turismo, dove tuttavia l’impatto della pandemia ha reso più difficile distinguere gli andamenti stagionali da quelli di fondo e più complesso interpretare la dinamica dell’occupazione in corso d’anno.

Nei primi dieci mesi del 2022 sono stati creati circa 70.000 posti di lavoro, lo stesso numero raggiunto nel 2019. Gli altri servizi hanno avuto andamenti eterogenei: si evidenzia una flessione nelle attività di trasporti e magazzinaggio, che potrebbero avere risentito anche dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Nell’industria in senso stretto, nonostante il rallentamento dei comparti manifatturieri a maggiore intensità energetica1, la dinamica dell’occupazione è proseguita ai ritmi moderati dei mesi precedenti.

Confermando la tendenza dell’estate, nelle costruzioni il numero delle attivazioni nette è stato inferiore a quello osservato nella fase di rapida crescita del 2021 e della prima metà del 2022.

Continuano a crescere le posizioni permanenti; ristagna il Mezzogiorno

La crescita occupazionale ha continuato a essere trainata esclusivamente dai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, la cui espansione è proseguita in settembre e ottobre a ritmi storicamente elevati. Dall’inizio del 2022 più del 90 per cento delle attivazioni nette ha riguardato posizioni permanenti, in forte aumento rispetto ai primi dieci mesi del 2021 quando erano poco più del 30 per cento.

L’incremento è riconducibile in parte alle trasformazioni dei numerosi contratti temporanei avviati nella seconda metà dello scorso anno, che danno conto di circa il 40 per cento delle nuove assunzioni stabili (35 per cento nel 2021).

È invece proseguito il calo dell’apprendistato e delle posizioni a termine in atto da giugno, su cui pesa il rallentamento della dinamica dell’occupazione nel terziario, settore in cui si ricorre maggiormente a queste tipologie contrattuali.

L’indebolimento della domanda di lavoro registrata in ottobre ha riguardato in misura simile gli uomini e le donne e le diverse zone del Paese. Nel Mezzogiorno, area in cui il numero di lavoratori dipendenti si era stabilizzato in estate dopo un significativo ampliamento, si evidenzia un saldo lievemente negativo per la prima volta da aprile del 2021.

(lavoro – foto su Unsplash)

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