20 gennai0 2023

L’economia mondiale mostra segnali di debolezza; le quotazioni energetiche scendono

Nel quarto trimestre il quadro ciclico globale ha continuato a risentire delle ripercussioni della guerra in Ucraina, dell’elevata inflazione e dell’indebolimento dell’attività in Cina. Il rallentamento della domanda mondiale ha contribuito a moderare il prezzo del petrolio; in Europa le quotazioni del gas naturale sono diminuite nettamente grazie alle temperature miti, al calo della domanda industriale e ai consistenti stoccaggi accumulati. Le più recenti previsioni delle istituzioni internazionali prefigurano un affievolimento della crescita mondiale per l’anno in corso.

Prosegue, seppure a ritmi meno elevati, il rialzo dei tassi ufficiali delle principali banche centrali

In novembre e in dicembre la Federal Reserve e la Bank of England hanno deliberato ulteriori incrementi dei rispettivi tassi di interesse di riferimento. Nelle riunioni di ottobre e dicembre il Consiglio direttivo della BCE ha aumentato i tassi ufficiali, rispettivamente di 75 e 50 punti base, e ha comunicato che dovranno ancora aumentare significativamente per favorire un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo di medio termine. Il Consiglio ha anche annunciato i criteri in base ai quali procederà alla normalizzazione delle consistenze in titoli detenuti dall’Eurosistema a fini di politica monetaria.

Nel quarto trimestre l’attività economica in Italia si sarebbe indebolita

Secondo le stime della Banca d’Italia, nel nostro paese l’attività si è indebolita nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Vi avrebbero contribuito sia l’attenuazione della ripresa dei servizi, per i quali il valore aggiunto è tornato sui valori pre-pandemici già nei mesi estivi, sia la flessione della produzione industriale. La spesa delle famiglie avrebbe rallentato; le imprese intervistate nell’ambito delle indagini della Banca d’Italia considerano le condizioni per investire ancora sfavorevoli. Dopo il ristagno in estate, emergono indicazioni di un lieve aumento dell’occupazione nel bimestre ottobre-novembre; la dinamica salariale resta moderata.

L’inflazione rimane elevata, ancora sospinta principalmente dall’energia

L’inflazione armonizzata al consumo si è collocata al 12,3 per cento in dicembre su base annuale, sostenuta ancora dalla componente energetica, che continua a trasmettersi ai prezzi degli altri beni e dei servizi. Secondo le nostre stime che considerano sia gli effetti diretti sia quelli indiretti, nella media del quarto trimestre poco più del 70 per cento dell’inflazione complessiva era riconducibile all’energia; le misure governative in materia energetica avrebbero mitigato la dinamica dei prezzi al consumo per oltre un punto percentuale nello stesso periodo.

Prosegue l’aumento del costo del credito bancario

Tra agosto e novembre i prestiti bancari al settore privato non finanziario hanno rallentato, risentendo dell’indebolimento sia della domanda delle imprese per finalità di investimento sia di quella delle famiglie per l’acquisto di abitazioni; le condizioni di offerta hanno registrato una moderata restrizione. Il rialzo dei tassi ufficiali si è trasmesso al costo del credito bancario, in misura sostanzialmente in linea con l’incremento medio nell’area dell’euro. Le condizioni dei mercati finanziari sono nel complesso migliorate dalla metà di ottobre. Alla metà di gennaio il differenziale di rendimento dei titoli di Stato italiani rispetto ai corrispondenti titoli tedeschi si è collocato intorno a 185 punti base, ben al di sotto dei valori massimi raggiunti nel corso del 2022.

Si indeboliscono le prospettive di crescita e l’inflazione scenderebbe al 2 per cento nel 2025

Secondo le nostre stime più recenti –  che presentano ancora un carattere puramente indicativo, dato il protrarsi di un contesto di forte incertezza connessa soprattutto con l’evoluzione del conflitto in Ucraina – in uno scenario di base il PIL, dopo un aumento di quasi il 4 per cento nel 2022, rallenterebbe nel 2023 allo 0,6 per cento; la crescita tornerebbe a rafforzarsi nel biennio successivo. L’inflazione al consumo, salita quasi al 9 per cento nello scorso anno, scenderebbe al 6,5 nel 2023 e più decisamente in seguito, portandosi al 2,0 per cento nel 2025. In uno scenario avverso, in cui si ipotizza un arresto delle forniture di gas russo all’Europa, il prodotto si contrarrebbe nel 2023 e nel 2024 e crescerebbe moderatamente nell’anno successivo; l’inflazione salirebbe ulteriormente quest’anno, per poi scendere decisamente nel prossimo biennio.

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