20 gennaio 2023

Gli indicatori della Congiuntura Confcommercio di gennaio evidenziano la fase “contradditoria” dell’economia italiana. A una fiducia in forte risalita si contrappone l’azzeramento della crescita dei consumi nell’ultimo quarto del 2022. Pil in calo dello 0,9%.

Gli indicatori della Congiuntura Confcommercio di gennaio evidenziano la fase contradditoria dell’economia italiana.  Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “a una fiducia in forte risalita si contrappone l’azzeramento della crescita dei consumi nell’ultimo quarto del 2022.

Produzione e occupazione sarebbero in riduzione tra novembre scorso e l’attuale mese di gennaio, eppure segnali molto favorevoli si riscontrano sul versante dell’inflazione, molto elevata ma probabilmente in significativa riduzione nei prossimi mesi“.

Nonostante l’erosione del potere d’acquisto di redditi correnti e ricchezza liquida, solo in parte compensata dai sostegni pubblici – ha proseguito – l’atteggiamento delle famiglie resta positivo e non si avvertono cambiamenti radicali nei comportamenti d’acquisto. Sono da escludere, quindi, almeno a breve termine, drastiche e generalizzate riduzioni della domanda“.

A novembre la produzione industriale (guarda il link in pdf) il ha confermato la tendenza al rallentamento, trend che perdurerebbe fino ai primi mesi del 2023, stando alle indicazioni degli imprenditori.Il mercato del lavoro ha mostrato, a novembre, una sostanziale tenuta con una lieve riduzione del numero di occupati (-0,1% su ottobre pari a -27mila unità).

Inflazione

Per quel che riguarda l’inflazione, Bella ha sottolineato che “secondo le nostre stime nel mese di gennaio i prezzi al consumo dovrebbero registrare un incremento dello 0,6% su dicembre, portando il tasso di variazione tendenziale al 10,5% (dall’11,6% di dicembre). L’importante eredità del 2022 (il trascinamento è stato pari al 5,1%) e la perdurante crescita dell’inflazione di fondo rendono, comunque, difficile ipotizzare una crescita dei prezzi nella media del 2023 sotto il 6%”.

PIL MENSILE

Il rallentamento della domanda delle famiglie, che per alcuni segmenti si configura come una vera e propria riduzione, dovrebbe avere innescato un ciclo recessivo, di durata e intensità ridotte. A gennaio 2023, secondo le nostre stime, il PIL è atteso ridursi dello 0,9% in termini congiunturali, con una crescita dello 0,4% sullo stesso mese del 2022.

(Immagine elaborazione grafica F Ascani Format Research)

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