23 gennaio 2023

Intervento di Ignazio Visco Governatore della Banca d’Italia. Ambrosetti club, phygital meeting

Congiuntura e previsioni

  • Le ripercussioni dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia continuano a gravare sull’economia globale, che da alcune settimane sta risentendo anche delle conseguenze del nuovo peggioramento della crisi sanitaria in Cina.
    Nel quarto trimestre dello scorso anno, in particolare, l’attività produttiva avrebbe rallentato nei paesi avanzati, riflettendo la generalizzata perdita del potere di acquisto dei redditi dovuta all’inflazione.
    Anche l’economia cinese si sarebbe indebolita, dapprima per le misure di interruzione della produzione imposte in ottobre e in novembre per contenere la diffusione dei contagi da Covid-19; successivamente, l’effetto positivo dell’allentamento di queste misure potrebbe essere stato più che compensato da quello negativo determinato dalla nuova forte ondata di infezioni, riflesso anche di un livello di immunizzazione della popolazione ancora molto basso.
  • Secondo le nostre valutazioni la crescita del commercio internazionale avrebbe frenato nel 2022 (al 5,6 per cento), pur rimanendo su valori elevati nel confronto storico.
    Le più recenti previsioni delle istituzioni internazionali prefigurano unanetta decelerazione del prodotto mondiale e del commercio anche per l’anno in corso, nonostante la prevista ripresa in Cina, per effetto dei prezzi ancora alti dell’energia, della conseguente debolezza del reddito disponibile delle famiglie e dell’intonazione più restrittiva delle politiche monetarie nei paesi avanzati.

Inflazione e politica monetaria – “Gli allarmi che a volte vengono sollevati sugli effetti che ulteriori aumenti dei tassi ufficiali potrebbero avere sulla nostra economia non sono condivisibili”

  • I rischi che derivano dall’inflazione sono significativi. L’esperienza storica mostra chiaramente che i consumi e gli investimenti beneficiano in modo sostanziale della stabilità dei prezzi: un’inflazione elevata e volatile complica infatti le decisioni di spesa delle famiglie e delle imprese; riduce il valore della moneta e dei risparmi; può comportare ingiustificate redistribuzioni di risorse tra le persone che tendono a colpire più duramente le frange più vulnerabili e più povere della popolazione; limita la capacità dell’economia di crescere e di creare posti di lavoro e benessere.
  • Questo spiega perché l’azione della politica monetaria non può che proseguire nella direzione intrapresa. Serve tuttavia che la normalizzazione proceda con la necessaria gradualità, tenendo conto che, come ho osservato, le aspettative d’inflazione a medio-lungo termine sono ancorate e non si intravedono segnali di spirali tra prezzi e salari, sebbene l’attesa accelerazione di questi ultimi debba essere attentamente monitorata.
    Gli allarmi che a volte vengono sollevati sugli effetti che ulteriori aumenti dei tassi ufficiali potrebbero avere sulla nostra economia non sono condivisibili: il nostro paese è in grado, proseguendo sulla strada già intrapresa delle politiche prudenti e delle riforme, di gestire le conseguenze di una graduale ma necessaria restrizione monetaria (un punto, questo, sul quale tornerò a parlare con maggiore dettaglio nell’ambito del mio intervento all’ASSIOM-FOREX, la prossima settimana).
    I tassi di interesse cui guardare non sono infatti quelli nominali, sui quali nel breve periodo, pur attenuata, non può non riflettersi la dinamica inflazionistica, bensì quelli reali, al netto dell’inflazione attesa, che ancora segnalano condizioni nel medio periodo di sostanziale equilibrio.
  • Non condivido, allo stesso tempo, talune dichiarazioni nelle quali si sostiene che nell’area dell’euro solo una recessione, più o meno profonda, consentirà di riportare l’inflazione in linea con il nostro obiettivo di prezzi stabili.
    Ritengo invece del tutto possibile che, come sta avvenendo in altri paesi e come è peraltro in linea con le nostre previsioni, la crescita dei prezzi, che già mostra segnali di discesa, possa tornare al 2 per cento senza che le nostre misure arrechino all’attività produttiva e all’occupazione danni particolarmente gravi, che finirebbero per rendere più difficile il conseguimento del nostro mandato nel medio periodo.Quindi, sì, ulteriori aumenti dei tassi sono nelle cose, ma continueranno a essere necessarie valutazioni attente e consapevoli dell’intensità e dei tempi della loro trasmissione a tutte le economie dell’area dell’euro, tenendo conto dell’evoluzione, in entrambe le direzioni, dei fattori alla base della dinamica inflazionistica: dai costi delle materie prime a quelli del lavoro, dall’evoluzione della domanda interna e internazionale a quella dei margini di profitto, dagli andamenti delle attività finanziarie a quelli dei debiti pubblici e privati.
(Banca d’Italia Foto F Ascani Format Research)

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testo int Visco 23 01 2023

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