4 ottobre 2023

Dall’intervento di Ignazio Visco Governatore della Banca d’Italia alla Giornate di economia “Marcello De Cecco” Lanciano, 30 settembre 2023

Da molti anni viviamo momenti difficili

Sono ormai molti anni che viviamo momenti difficili. In particolare, come tutti ricordano, negli ultimi decenni ai lacci e lacciuoli di un tempo, peraltro in gran parte non sciolti, si sono aggiunte difficoltà gravi nel mantenere e rendere più dinamica la nostra economia, incertezze sulle prospettive di lungo periodo, tassi di occupazione ancora bassi, differenze territoriali ampie e crescenti, insufficienti livelli nella ricerca e nelle conoscenze, anche di base, spazio fiscale notevolmente ridotto per la stabilizzazione dell’economia e il contrasto alle sacche di povertà e al rischio di disuguaglianze, non solo di reddito, potenzialmente crescenti.

Il momento attuale, inoltre, che fa seguito allo shock della pandemia e a quello sui costi dell’energia connesso, soprattutto in Europa, con l’aggressione russa all’Ucraina non è meno denso di rischi e problemi.

Il ritorno dell’inflazione richiede politiche monetarie restrittive; da noi, i conti pubblici continuano a costituire un punto d’attenzione evidente, anche per la difficoltà di recuperare tassi di crescita sostenuti e soprattutto continui.

Ma proprio pandemia ed energia ci ricordano quanto le vere, grandi, sfide di oggi sono globali, legate a condizioni strutturali in drastico mutamento.

In effetti, negli ultimi tre decenni, quelli che hanno seguito la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda, abbiamo assistito a straordinari cambiamenti politici, economici, tecnologici, demografici e ambientali.

Questo periodo si è contraddistinto innanzitutto per una crescita eccezionale dell’economia globale. L’apertura agli scambi internazionali, all’interno di un quadro di regole condivise ma con debolezze crescenti, ne è stata la forza trainante.

Tuttavia, oggi stiamo osservando una tendenza diffusa a dare per scontato che la crescita dell’economia e del benessere possa continuare senza la spinta fornita dall’apertura agli scambi. Una visione, questa, che non condivido.  …

Conclusioni

Occorre investire in conoscenza

In passato, ho più volte argomentato che nel mondo che cambia per effetto della grande rivoluzione tecnologica e digitale occorre investire in conoscenza.

L’investimento in capitale umano, a livello individuale e come obiettivo di politica economica, è essenziale per accrescere la produttività, per ridurre le disuguaglianze e assicurare la coesione sociale.

L’istruzione e la conoscenza devono però evolvere per includere non solo nozioni trasmesse passivamente, ma anche competenze come il pensiero critico, la comunicazione e l’apprendimento continuo.

Per affrontare questa sfida e sfruttarne appieno le opportunità, è fondamentale un forte impegno nella cooperazione internazionale.

La digitalizzazione rende, infatti, il mondo estremamente interconnesso; le imprese operano su scala globale. In questo contesto la condivisione di conoscenze e di competenze è essenziale per rimanere competitivi.

La cooperazione internazionale facilita lo scambio di idee, tecnologie e pratiche commerciali migliori, permettendo a paesi e organizzazioni di imparare gli uni dagli altri e di evolversi più rapidamente.

La cooperazione internazionale può, inoltre, svolgere un ruolo chiave nella promozione dell’accesso universale alle tecnologie digitali.

La digitalizzazione non dovrebbe creare divari tra le nazioni e all’interno delle stesse. Sforzi congiunti per ridurre la “frattura digitale” devono mirare a garantire che tutti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla tecnologia.

La rivoluzione digitale è solo una delle sfide globali che abbiamo di fronte e che dovranno essere affrontate non abbandonando ma piuttosto rafforzando l’impegno a favore della cooperazione internazionale.

Sarebbe un errore sottovalutarne i benefici perché le risposte non possono essere parziali o non condivise.

Rafforzare il multilateralismo e la cooperazione

Ma per non ripetere gli errori del passato è necessario rafforzare il multilateralismo e la cooperazione attraverso un cambio di direzione che miri a coniugare i benefici della globalizzazione con politiche mirate a limitarne le conseguenze negative.

In assenza di ciò, i gruppi sociali e i paesi più vulnerabili e più poveri pagherebbero il prezzo più alto di una “de-globalizzazione” disordinata. Anche se non mancherebbero pressioni sulle economie avanzate, e sull’Europa in particolare.

Il cambio di direzione deve partire da una discussione aperta sulle regole e sulla governance dell’economia globale, che conduca a un nuovo equilibrio internazionale, tenendo conto della maggiore importanza dei paesi emergenti e della necessità di garantire il rispetto fondamentale dei principi e dei valori fondanti della convivenza pacifica tra nazioni.

Sul piano interno, invece, è fondamentale introdurre misure economiche che possano effettivamente migliorare il benessere di tutti i cittadini, nonché comunicarle efficacemente in termini di obiettivi e strumenti.

Le politiche pubbliche, inoltre, dovranno sì proteggere e diversificare l’approvvigionamento di materie prime e di input intermedi essenziali, ma ciò andrà perseguito senza mettere in discussione le basi di un ordine mondiale fondato su regole comuni e aperto alla circolazione di beni, servizi, capitali, persone e idee.

La sicurezza nazionale va ricercata e mantenuta evitando il protezionismo diffuso, che rafforzerebbe la tendenza in atto all’aumento delle barriere al commercio e agli investimenti diretti.

L’uso indiscriminato di sussidi e restrizioni nel commercio internazionale non solo distorcerebbe la concorrenza, nel tentativo di influenzare le decisioni di localizzazione delle imprese, ma potrebbe anche innescare nuove tensioni.

All’esterno è necessario preservare il funzionamento delle istituzioni multilaterali e rafforzare la cooperazione internazionale.

Il cosiddetto friend-shoring non può essere l’unica risposta alla crisi attuale; forse non è neppure l’inizio di una risposta.

L’invasione russa dell’Ucraina ha sicuramente di gran lunga complicato il quadro internazionale e amplificato i rischi.

Ma ciò che dobbiamo sperare e per cui dobbiamo lavorare è un atteggiamento aperto al dialogo, una continua, franca discussione nei principali fora internazionali – a partire dal G20 e dal G7, di cui l’Italia assumerà la Presidenza nel 2024 – volta alla mitigazione dei rischi di una escalation nelle tensioni internazionali e alla soluzione dei problemi globali e urgenti cui abbiamo accennato.

Credo che l’approccio scelto dall’Europa con il concetto di “Autonomia Strategica Aperta”, comunque da approfondire, muova nella giusta direzione.

Come ho ricordato nelle mie ultime Considerazioni finali in Banca d’Italia, dobbiamo soprattutto abbandonare la logica del gioco a somma zero nella competizione tra nazioni, e non tornare ai vecchi modelli di vincitori e vinti, ma lavorare per coinvolgere più e diversi attori – in base alla loro storia, ai loro valori e alle loro prospettive – nel guidare iniziative future con l’obiettivo di generare benefici diffusi per tutti.

Documenti Allegati

Testi integrale

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi