Tensioni geopolitiche

L’incertezza scaturita dalle tensioni geopolitiche, pur non essendo l’unica ragione, è alla base delle preoccupazioni e del malessere economico che registrano in questo periodo i maggiori osservatori e centri studi internazionali e nazionali.

Europa economia in affanno

Secondo i dati HCOB PMI e redatti da S&P Global, per il settore manifatturiero europeo è il sedicesimo mese consecutivo che l’indice principale del report ha registrato un valore inferiore alla soglia neutra di non cambiamento di 50.0, raggiungendo il minimo degli ultimi tre mesi con un valore di 43.1. È negativo anche HCOB PMI® Composito dell’Eurozona: con il peggioramento della domanda, l’economia dell’eurozona si contrae al tasso più rapido negli ultimi tre anni.
Nel commento a questi dati viene scritto che, “Osservando la classifica dei PMI compositi di ottobre delle principali economie, la Spagna spicca con 50, mentre la Francia segna la peggiore prestazione del gruppo, e la Germania la segue a stretto giro. In termini di scarso rendimento, l’Italia allo stesso tempo tallona la Germania. Insomma, in questo quarto trimestre c’è il potenziale rischio di una caduta del PIL dell’eurozona”.

In linea con questi dati l’indicatore della Banca d’Italia €-coin che è sceso marcatamente in ottobre, confermando la debolezza di fondo dell’attività nell’area dell’euro. La flessione è dovuta al peggioramento degli indicatori finanziari, di domanda e di fiducia delle imprese.

Il reddito reale delle famiglie pro capite nell’OCSE è aumentato per il quarto trimestre consecutivo, registrando, un aumento del 0,5%. Tra le economie del G7, il reddito reale delle famiglie è aumentato in tutti i paesi per i quali sono disponibili dati, ad eccezione dell’Italia, dove segna un -03%.
A completare questo sguardo sull’Europa si segnala lo studio BCE pubblicato oggi (6 novembre) dal quale emerge come le imprese, sono preoccupate per i rischi globali: la pandemia e il conflitto in Ucraina hanno messo in evidenza la vulnerabilità delle reti globali di approvvigionamento, spingendo le imprese a riconsiderare le proprie strategie riguardo alla produzione e all’acquisto di materie prime. Inoltre, il 40% delle imprese di grandi dimensioni operanti nell’area euro ha intenzione di spostare le proprie catene di fornitura verso nazioni amiche nel medio termine.

Crescita zero

L’Istat ha certificato una crescita a zero per l’Italia nel terzo trimestre del 2023. Stima, infatti, che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto stazionario sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al terzo trimestre del 2022. La variazione acquisita per il 2023 è pari a +0,7%.

Buone notizie da prezzi e occupazione

Dati positivi arrivano dall’inflazione sia italiana che europea. In particolare, in Italia a ottobre, secondo le stime preliminari di Istat, l’inflazione evidenzia un netto calo, scendendo a +1,8%, dato che non si registrava da luglio 2021 (+1,9%). La drastica discesa del tasso di inflazione si deve in gran parte all’andamento dei prezzi dei beni energetici, in decisa decelerazione tendenziale a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con ottobre 2022, quando si registrarono forti aumenti dei prezzi del comparto.

A settembre 2023, dato Istat, l’occupazione cresce – di 42 mila unità rispetto al mese precedente – tra i dipendenti permanenti e tra gli autonomi. Il numero degli occupati si attesta a 23milioni 656mila e registra, rispetto a settembre 2022, un aumento di 443 mila dipendenti permanenti e di 115 mila autonomi.

Migliora il quadro delle imprese del bergamasco

Presentati i dati dell’ultimo Osservatorio Ascom Bergamo-Format Research secondo il quale la situazione del terziario bergamasco resta negativa ma sta migliorando rispetto all’anno terribile del 2022. Dopo il panico dello scorso anno, causato dall’esplosione dei costi dell’energia, il clima di fiducia delle imprese del terziario bergamasco migliora.

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