8 novembre 2023

Clima di fiducia stabile tra le imprese riguardo all’economia italiana

L’autunno si caratterizza per una stabilità prudenziale e una resistenza generale, nonostante le sfide rappresentate dall’inflazione, dalla diminuzione dei consumi e dall’aumento dei costi. Questa è l’immagine delineata dall’indagine condotta da Ascom Confcommercio Torino e provincia in collaborazione con Format Research sul settore terziario torinese.

L’indagine riguarda il terzo trimestre del 2023 per le imprese torinesi operanti nei settori del Commercio, del Turismo e dei Servizi. Essa mostra un clima di fiducia stabile tra le imprese riguardo all’economia italiana tra giugno e settembre 2023, con un indice di 42, superiore alla media nazionale. Il 64% delle imprese ha considerato il periodo luglio-settembre come “uguale” o “migliore” rispetto al trimestre precedente.

La fiducia nell’andamento delle proprie attività economiche è leggermente in crescita, passando da un indice di 51 a 53. Per il 28% degli intervistati, l’attività migliora, il 50% rimane invariata e il 20% peggiora. Le prospettive per il Natale 2023 mostrano un ulteriore miglioramento, con un indice previsto di 55, +2 punti rispetto a settembre e +4 punti rispetto a giugno.

La presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa, sottolinea che le imprese stanno affrontando con coraggio le crisi attuali, ma esistono disparità tra i vari settori del terziario.

Il turismo e la ristorazione stanno vivendo una stagione positiva, mentre il settore dell’abbigliamento e le piccole attività di vendita risentono di un sistema che favorisce le grandi catene e l’e-commerce. La situazione dei prezzi praticati dai fornitori alle imprese del terziario della provincia di Torino rimane preoccupante, con prospettive di ulteriore peggioramento.

La situazione occupazionale rimane stabile per l’81% delle imprese e migliora per il 9%. Tuttavia, la liquidità è stabile solo per il 70% delle imprese e migliora per il 7%. L’indice globale è di 37, inferiore di tre punti rispetto alla media nazionale e ben al di sotto del livello di “50”, che separa convenzionalmente una contrazione dal mercato in fase di crescita.

Per quanto riguarda il 2024, il 46% delle imprese ha confermato i piani di investimento previsti. Il 26% effettuerà regolarmente gli investimenti, mentre il 20% li modulerà ma non rinuncerà ad essi. Le grandi imprese nei settori della ristorazione, del turismo e dei servizi alle imprese sono le principali sostenitrici di questa tendenza. Le attività più piccole, soprattutto nel settore non alimentare, sono costrette a rinviare gli investimenti.

In merito alle conseguenze dell’inflazione sull’occupazione, il 57% delle imprese ha dichiarato che effettuerà regolarmente tutte le assunzioni previste, principalmente le grandi aziende del settore turistico.

Per quanto riguarda i ricavi, il 60% delle imprese prevede conseguenze nulle o marginali. Anche le preoccupazioni per una diminuzione della clientela sono contenute, con il 58% degli intervistati fiduciosi.

Non si riscontrano significative differenze tra grandi e piccole aziende, ma la ristorazione e il turismo sembrano favoriti rispetto al commercio alimentare e non alimentare.

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