8 novembre 2023

L’industria manifatturiera italiana chiuderà il 2023 con un fatturato a prezzi costanti in lieve calo…

Il fatturato deflazionato dell’industria manifatturiera italiana ha mostrato un ripiegamento tendenziale di poco inferiore al 2% nei primi sette mesi del 2023, un calo meno intenso rispetto a quello registrato dalla produzione industriale (-3,1% nel periodo gennaio-agosto). Il venir meno dei fenomeni di shortage di componenti e input produttivi, che avevano caratterizzato la fase di rimbalzo post-Covid, ha infatti consentito a molte imprese di completare le produzioni in magazzino e soddisfare gli ordini rimasti inevasi, attenuando il calo del fatturato.

Dagli indicatori che monitorano il sentiment delle imprese emerge un quadro di peggioramento delle attese sulla produzione e sugli ordini interni ed esteri. Tuttavia, il confronto con un’ultima parte del 2022 già deteriorata contribuirà a ridimensionare i cali tendenziali nei prossimi mesi, portando a una chiusura d’anno a -0,6% per il fatturato manifatturiero a prezzi costanti.

…ma ancora in crescita a prezzi correnti

La spinta inflativa continua a sostenere il fatturato manifatturiero, che nel complesso del 2023 si stabilizzerà sui livelli di massimo storico raggiunti lo scorso anno (1.169 miliardi di euro, +0,7% secondo le nostre stime).

I prezzi alla produzione sono aumentati del 3,9% nei primi otto mesi dell’anno, con spinte inflazionistiche ancora forti nei settori a valle delle filiere produttive: Alimentare e bevande (9,1%, la crescita dei prezzi nel periodo gennaio-agosto), Mobili (7,4%), Largo consumo (7,3%), Sistema moda (7%) ed Elettrodomestici (6,7%). Emerge, tuttavia, anche un progressivo raffreddamento dell’inflazione nelle rilevazioni più recenti (+0,6% nel trimestre giugno-agosto 2023), guidato dai settori produttori di intermedi, in particolare Metallurgia (-13,9% tra gennaio e agosto); fanno eccezione i Prodotti e materiali da costruzione, con listini di vendita ancora in aumento in doppia cifra (13,3%).

I vincoli alla crescita di consumi e investimenti penalizzano l’attività industriale nel 2023

Sul rallentamento del ciclo manifatturiero pesano soprattutto le difficoltà legate ai consumi interni. Il deterioramento del potere d’acquisto delle famiglie e l’aumento dei tassi d’interesse stanno penalizzando i beni durevoli per la casa (dopo l’exploit degli anni pandemici) e gli alimentari (tendenza solo marginalmente spiegabile con la normalizzazione dei consumi “fuori casa”), in parte compensati dal recupero del mercato degli autoveicoli dai livelli di minimo toccati nel triennio 2020-22.

Segnali di difficoltà emergono anche dagli investimenti in costruzioni che, a causa della rimodulazione degli incentivi fiscali e del rialzo dei tassi, hanno segnato una flessione nel secondo trimestre del 2023. I livelli restano però elevati (+31,5% rispetto al primo semestre del 2019), sostenuti dal buon dinamismo del mercato delle opere pubbliche. Gli investimenti in beni strumentali sono rimasti in territorio ampiamente positivo nei primi due trimestri dell’anno, grazie anche alla componente mezzi di trasporto, in forte accelerazione.

Rallentano gli scambi mondiali, ma l’export italiano si conferma sugli ottimi livelli del 2022

Gli scambi mondiali sono in deciso rallentamento, sia nei mercati emergenti sia nelle economie avanzate, con dati più negativi per l’Asia rispetto al Nordamerica. Nonostante l’affievolirsi del commercio internazionale, nei primi sette mesi dell’anno l’export italiano di beni manufatti è rimasto stabile sui livelli del 2022 a prezzi costanti, ed è cresciuto del 3,6% a valori correnti. Il parziale rientro dell’import penetration, guidato dal rallentamento della domanda interna (stabili le importazioni a prezzi costanti nel periodo gennaio-agosto 2023, +1,1% a valori correnti), permetterà comunque un miglioramento del saldo commerciale dell’industria italiana nel 2023, che stimiamo in 96,6 miliardi di euro. … … …

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