15 novembre 2023

Luci e ombre sul terziario trevigiano

È questo, in sintesi, il primo approccio che deriva dalla presentazione del 4° Report dell’Osservatorio congiunturale dell’Unione provinciale Confcommercio e di Banca Prealpi SanBiagio, realizzato da Format Research. La rilevazione prende in considerazione il terzo trimestre (luglio-settembre) del 2023 e le prospettive per il quarto (ottobre – dicembre), approfondendo, in particolare, il tema della sicurezza e della microcriminalità nei centri urbani.

Il terziario trevigiano– che alla data di ottobre 2023 conta 37.012 imprese, di cui 15.702 nel commercio, 4.326 nel turismo, 16.894 nei servizi – si conferma “resiliente” perché sui principali indicatori (ricavi e credito) si mantiene superiore al dato medio nazionale.

Tra le criticità, la morsa dell’aumento dei costi dei fornitori che, di fatto, riduce la capacità di far fronte al proprio fabbisogno finanziario e costringe gli imprenditori a limare i listini.

Ne hanno parlato Dania Sartorato (Presidente Unione Provinciale Confcommercio), Francesco Piccin (Capoarea di Banca Prealpi SanBiagio), Pierluigi Ascani (Direttore di Format Research e autore della ricerca) e Angelo Sidoti (Prefetto di Treviso).

I DATI CONGIUNTURALI IN SINTESI

In generale, cala la fiducia delle imprese del terziario della provincia di Treviso circa l’andamento dell’economia italiana nel terzo trimestre del 2023. L’indicatore previsionale di dicembre 2023 si mantiene stabile, essendo pari a 37.

Nel terzo trimestre cala anche la fiducia circa l’andamento economico della propria impresa. La fiducia cala ulteriormente in vista di dicembre (indice previsionale pari a 46).

Rimane invariato l’indicatore relativo ai ricavi rispetto al trimestre precedente. Il dato della provincia di Treviso è leggermente superiore al dato nazionale: rispettivamente 51 e 48. L’indicatore di previsione per il mese di dicembre fa rilevare un peggioramento delle attese degli imprenditori.

Migliora l’andamento dell’occupazione nel terzo trimestre dell’anno rispetto al trimestre precedente: l’indicatore è pari a 52 e destinato ad arrivare a 48 per la fine di dicembre. Resta sostanzialmente invariata la stretta determinata dall’aumento dei costi dei fornitori delle imprese del terziario. Il dato della Provincia di Treviso è leggermente migliore rispetto al dato medio nazionale.

Fabbisogno finanziario e credito

Peggiora leggermente la capacità delle imprese del terziario di Treviso di far fronte al proprio fabbisogno finanziario. L’indicatore è destinato a calare ulteriormente in previsione di dicembre 2023.

Diminuiscono le imprese che hanno chiesto credito nel terzo trimestre del 2023. La percentuale delle imprese che vedono accolta interamente la richiesta è pari a poco meno dellaIl 55% delle imprese del terziario di Treviso ha fatto richiesta di credito per esigenze di liquidità e cassa, ben il 35% per effettuare investimenti e il 10% per ristrutturare un debito.

Rimane perlopiù invariato l’indicatore relativo al costo del credito. Chiedere credito costa molto di più rispetto al passato. La situazione di Treviso sembrerebbe leggermente migliore rispetto al dato medio nazionale.

 

MICROCRIMINALITÀ

Quasi il 50% degli imprenditori del terziario della provincia di Treviso è preoccupato in generale verso il rischio di fenomeni di microcriminalità, ma al momento non vede rischi di alcun genere: per queste imprese la microcriminalità è fenomeno preoccupante ma che allo stato attuale non rappresenta un rischio reale. Il 12,1% delle imprese, al contrario, è molto preoccupato del problema.

Pensando al «proprio comune» le imprese del terziario rilevano un peggioramento negli ultimi due anni rispetto al periodo precedente di fenomeni quali «gruppi di giovani con atteggiamenti molesti», atti di vandalismo, furti e scippi e risse e schiamazzi. I timori maggiori riguardano proprio le rapine, il taccheggio, le risse.

 

I COMMENTI

DANIA SARTORATO, PRESIDENTE UNIONE PROVINCIALE CONFCOMMERCIO:

“Pur tra luci e ombre, il terziario trevigiano “tiene” e le imprese dimostrano maturità e senso di responsabilità: pur a fronte degli aumenti dei costi di fornitura, i prezzi al consumo hanno registrato aumenti che non superano il 2%, un segnale chiaro di volontà di tenuta, soprattutto se unito all’indicatore occupazionale del terzo trimestre.

L’andamento, in parte altalenante, dei vari indicatori ci fa capire che ad ogni “tonfo” corrisponde una “risalita” pertanto è prevedibile un Natale improntato a fiducia, capacità di reazione e desiderio di gratificazione.

Il periodo natalizio è, per ogni piccola impresa del commercio, “un serbatoio” che garantisce di recuperare i valori parzialmente perduti nell’autunno offrendo la spinta per l’inizio del nuovo anno, oltre a rinsaldare il rapporto di fiducia con i propri clienti.

Alcune ombre si addensano, in generale, nello scenario economico e politico, mentre appaiono apprezzabili gli interventi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo e la riduzione delle aliquote Irpef da 4 a 3.

Sul versante consumi, potrà di sicuro aiutare il comparto fashion lo slittamento dei saldi a fine gennaio, come richiesto da Federmoda in virtù del cambiamento climatico, che sta iniziando ad incidere sui nuovi stili di vita e di consumo.

In conclusione, pur vivendo in un contesto di “permacrisi” che investe varie dimensioni, il modello del commercio di prossimità regge il cambiamento e si conferma il pilastro dei centri storici ed urbani, anche in relazione alle evoluzioni dei fenomeni legati a degrado e microcriminalità che non compromettono la vitalità delle piccole imprese del territorio”.

FRANCESCO PICCIN, CAPOAREA BANCA PREALPI SANBIAGIO:

“Il peggioramento della congiuntura si riflette anche sui dati relativi al terziario trevigiano, analizzati in quest’ultima indagine. Ma troviamo anche dei numeri che testimoniano la solidità delle imprese e la volontà di affrontare il presente guardando al futuro con ottimismo.

Come quel 35% di aziende che ha fatto richiesta di credito per investire (dieci punti superiore al dato nazionale) e quel 10% che ristrutturerà il proprio debito (10% in meno rispetto alla media italiana). Passando al sistema bancario, si nota che il costo del credito, pur essendo complessivamente più alto rispetto al passato, a seguito del rialzo dei tassi, cala leggermente e, anche in questo caso, è migliore rispetto al dato nazionale.

C’è quindi un presidio importante di aziende – e più in generale nel territorio trevigiano – che continua a raccogliere i frutti del lavoro di consolidamento svolto in questi anni. Si tratta di tantissime realtà che, come Banca di Credito Cooperativo, continueremo a sostenere, soprattutto in un contesto più complicato, garantendo ascolto e vicinanza”.

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