27 novembre 2023

Il contratto di lavoro intermittente

Il contratto di lavoro intermittente prevede che il datore di lavoro, nei limiti di legge, possa utilizzare la prestazione lavorativa del dipendente in modo discontinuo o intermittente.

Si tratta di una forma di lavoro estremamente flessibile, spesso caratterizzata da un ridotto contributo all’input di lavoro e da una bassa retribuzione che rappresentano, nonostante i numerosi tentativi di regolamentazione a tutela dei lavoratori, elementi potenziali di un’elevata precarietà.

Con questa nota, l’Istat diffonde alcuni indicatori trimestrali sulla domanda di lavoro intermittente per il periodo che va dal primo trimestre 2010 – annualità a partire dalla quale si dispone di dati armonizzati su tutti i settori di attività economica – al secondo trimestre 2023. Oltre al numero di posizioni lavorative, vengono diffuse informazioni anche sulle ore retribuite e sulle retribuzioni orarie lorde.

Una rapida espansione

Nel periodo in esame (I trimestre 2010 – II trimestre 2023), il contratto intermittente ha registrato una rapida espansione – transitoriamente rallentata dagli interventi normativi finalizzati a contenerne l’uso improprio – che è stata frenata solo dalla crisi economica degli anni 2012-2014 e, successivamente, dall’emergenza sanitaria Covid-19.

Il numero di questa tipologia di contratti tra il 2010 e il 2022 è raddoppiato, a fronte di una crescita più contenuta delle ore pro capite mensili mediamente retribuite (+31%) e delle retribuzioni orarie (+9%).

Nel corso del periodo analizzato, tra i contratti intermittenti sono aumentati quelli a termine e, nel complesso, è quintuplicato il ricorso delle posizioni a chiamata nel settore dei servizi professionali e alle imprese.

I numeri

Nel 2022, le posizioni con contratto intermittente sono 288mila in media mensile e rappresentano il 2,1% delle posizioni dipendenti totali; nell’89% dei casi la qualifica è di operaio e in oltre l’83% il contratto è a tempo determinato.

Oltre il 48% delle posizioni con contratto intermittente sono nel settore degli alberghi e ristoranti, dove rappresentano quasi il 12% dell’occupazione complessiva; nel settore dei servizi professionali e alle imprese sono arrivate a rappresentare quasi il 3% (poco meno del 19% dei lavoratori intermittenti totali).

Tra i lavoratori intermittenti, nel 2022, le ore pro capite mensili mediamente retribuite ammontano a 44,5 e la retribuzione oraria lorda è pari a 11 euro.

Nel settore degli alberghi e ristoranti si registra il valore minimo delle ore (39,6; -11% rispetto alla media), mentre nel settore delle attività professionali e a supporto delle imprese si osserva la retribuzione lorda più bassa, che arriva a 9,12 euro (-17% rispetto alla media).

Questi due settori si caratterizzano anche per la quota più elevata di contratti intermittenti a termine (rispettivamente 86,8% e 84,2%).

Un’elevata stagionalità

Il lavoro intermittente mostra un’elevata stagionalità, con picchi di domanda nei mesi estivi – particolarmente evidenti nel settore degli alberghi e ristoranti – e in quelli a ridosso delle festività invernali, quando si concentra nel settore del commercio.

Il terzo e quarto trimestre dell’anno registrano pertanto la più alta intensità lavorativa che, tuttavia, non supera mai i 33 punti percentuali (sono cioè necessari tre lavoratori intermittenti per raggiungere l’orario di un lavoratore standard a tempo pieno).

Le retribuzioni

Le retribuzioni orarie dei lavoratori intermittenti mostrano i valori più elevati nel secondo e quarto trimestre dell’anno (in corrispondenza dell’erogazione della quattordicesima e tredicesima mensilità, pagate in relazione al totale delle ore effettivamente retribuite), una stagionalità che tuttavia nel corso del tempo si è affievolita a seguito della rapida espansione dei contratti a termine.

Il valore massimo della serie storica

Nel secondo trimestre 2023, il numero di posizioni intermittenti raggiunge il valore massimo della serie storica, pari a poco meno di 312mila unità, grazie alla forte espansione rispetto al secondo trimestre 2022 (+6,1%); anche per le retribuzioni orarie il valore osservato è il massimo della serie, con una crescita rispetto allo stesso trimestre del 2022 del +2,3%; le ore pro capite mostrano invece una diminuzione sia rispetto al secondo trimestre 2022 (-1,6%) sia rispetto al secondo trimestre 2021 (-2%).

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