5 dicembre 2023

Dal discorso di Christine Lagarde, Presidente della BCE, all’Académie des sciences morales et politiques di Parigi

La cooperazione internazionale è una forza potente

La cooperazione internazionale è una forza potente che ha plasmato la nostra storia recente. Ha portato benefici indiscutibili, spingendo il mondo verso uno sviluppo senza precedenti, creando ricchezza, fornendo accesso al progresso scientifico e tecnico in un numero crescente di paesi e costruendo istituzioni multilaterali che hanno definito l’era del dopoguerra.

Ma sarebbe un errore ignorare le sfide che si sono presentate lungo questo percorso. Le disuguaglianze, le crisi globali irrisolte e la perdita di legittimità delle istituzioni hanno seminato dubbi nella mente dei nostri concittadini.

Frammentazione

Questa sfiducia si è materializzata sotto forma di protezionismo, ritiro, ritiro e tendenze populiste, erodendo le basi della governance sovranazionale, portando movimenti politici che cercano di riprendere il controllo e la frammentazione del nostro mondo in blocchi concorrenti.

Oggi, la governance sovranazionale che è alla base della cooperazione internazionale si trova a un punto di svolta critico: o si rafforza o va in declino. La scelta è tra un mondo che cerca di conciliare le differenze e creare prosperità per tutti, o ritirarsi in un mondo senza cooperazione, forse anche di confronto.

Vedo, tuttavia, una via da seguire. Se la governance sovranazionale riuscirà ad allinearsi e a focalizzarsi sulle priorità dei cittadini, ad assumere la forma più efficace per raggiungere tali priorità e ad essere guidata con coraggio pur essendo ritenuta responsabile, allora sarà in grado di essere all’altezza della sfida che si trova ad affrontare.

Ma dovremmo anche ricordare che tutte le strutture di governance sovranazionali sono emerse da un’era caratterizzata dalle conseguenze devastanti della mancata cooperazione e dei conflitti aperti tra paesi, mentre prendevano piede paure profondamente radicate.

In questi momenti decisivi, mi ispiro all’eredità di un eminente membro dell’Académie française e pioniera nella lotta per i diritti delle donne, Simone Veil.

Scelse di far incidere sulla sua spada cerimoniale il numero 78651, che rappresenta la sua deportazione ad Auschwitz, accanto al motto dell’Europa: “Unita nella diversità”.

Non dimentichiamo il nostro passato.
Lavoriamo insieme per un mondo più giusto, più sostenibile e più prospero. La scelta che abbiamo davanti deve essere guidata da una visione condivisa di unità, cooperazione e rispetto reciproco, che le nostre generazioni future meritano.

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