4 gennaio 2024

L’inflazione headline è tornata a salire

A dicembre, l’inflazione headline è tornata a salire, dopo cinque mesi di cali, per via di effetti base sfavorevoli sulla componente energia; di contro, l’indice al netto di alimentari ed energia ha mostrato la quarta flessione consecutiva. Vista l’assenza di sorprese dal dato tedesco e francese (anche in Francia l’inflazione è salita in linea con le attese di consenso), confermiamo la stima di dicembre dell’inflazione nel complesso dell’area euro, al 3% dal 2,4% di novembre.

L’inflazione tedesca ha registrato un aumento in linea con le attese di consenso in dicembre, passando al 3,7% a/a (+0,1% m/m) dal 3,2% di novembre sul CPI e al 3,8% a/a (+0,2% m/m) dal 2,3% precedente sull’indice armonizzato. Il rialzo arriva dopo cinque cali consecutivi ed è legato ad effetti base sulla componente energia. Di contro, l’indice core (sul CPI), al netto di energia ed alimentari, è atteso in discesa, al 3,5% dal 3,8% di novembre.

Lo spaccato preliminare fornito da Destatis mostra un rallentamento diffuso a tutte le principali componenti ad eccezione dell’energia, salita al 4,1% da -4,5% precedente per via del confronto statistico con dicembre 2022 (-10% m/m vs. -1,9% m/m di dicembre 2023), mese segnato da significativi sconti sulle bollette di elettricità e gas. All’opposto, calano ancora gli alimentari (a 4,5% a/a da 5,5% precedente), la cui discesa proseguirà nei prossimi mesi; continuano, infine, le buone notizie dal fronte servizi, diminuiti al 3,2% dal 3,4% di novembre.

L’inflazione dovrebbe tornare a calare

In prospettiva, l’inflazione dovrebbe tornare a calare, sia pur in maniera lenta e irregolare, da gennaio 2024, dato che l’impatto rialzista dovuto alla decisione di riportare l’IVA nella ristorazione al 19% (dal 7%) dovrebbe essere più che compensato da un calo dell’inflazione energetica, legata al ribasso del prezzo del gas. In media annua, l’inflazione nazionale è attesa passare dal 5,9% del 2023 al 2,3% del prossimo anno, e al 2,1% nel 2025. Le pressioni sui salari dovrebbero comportare un rallentamento più graduale del CPI al netto di alimentari ed energia, atteso passare dal 5,1% a/a del 2023 al 2,5% del 2024.

Sebbene meno pronunciati rispetto a qualche mese fa, i rischi sono ancora rivolti verso l’alto e riguardano principalmente l’indice al netto delle componenti più volatili. I salari negoziali, attesi crescere intorno al 5,5% nel 2024 (2023: 4,5%), con il wage drift che passerebbe in territorio negativo, a -0,5%, nel 2024 (dall’1% del 2023), potrebbero, infatti, rallentare la discesa dell’inflazione di fondo nonostante la debolezza del ciclo economico.

Stamattina, l’inflazione francese è salita dal 3,9% al 4,1%, in linea con il consenso, mentre l’indice al netto di alimentari ed energia è atteso invariato. I dati spagnoli, pubblicati la scorsa settimana, hanno mostrato un’inflazione armonizzata stabile al 3,3%, ed un indice al netto di alimentari freschi ed energia (sul CPI) sceso dal 4,5% al 3,8%.

Viste le prime stime flash di dicembre, confermiamo la nostra previsione dell’inflazione armonizzata relativa al complesso dell’area euro, che verrà pubblicata domani, sia sull’indice headline, atteso al 3% dal 2,4% precedente, che sull’indice core BCE al netto di alimentari freschi ed energia, atteso al 3,9% da 4,2% di novembre.

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