19 gennaio 2024

L’economia mondiale rallenta ulteriormente

Negli Stati Uniti emergono alcuni segnali di indebolimento dell’attività economica e in Cina la crescita rimane al di sotto dei valori pre-pandemici. Le più recenti stime dell’OCSE prefigurano per il 2024 un rallentamento del PIL globale al 2,7 per cento, per effetto delle politiche monetarie restrittive e del peggioramento della fiducia di consumatori e imprese. Permangono elevati rischi al ribasso derivanti dalle tensioni politiche internazionali, in particolare in Medio Oriente.
I nostri modelli prevedono una dinamica modesta degli scambi di merci e servizi nell’anno in corso, sui quali incide la debolezza della domanda mondiale.
I prezzi del greggio e del gas naturale sono rimasti contenuti nonostante gli attacchi al traffico navale nel Mar Rosso.

La Federal Reserve e la Bank of England hanno lasciato invariati i tassi di riferimento

In autunno l’inflazione di fondo negli Stati Uniti e nel Regno Unito si è ridotta. Sia la Federal Reserve sia la Bank of England hanno mantenuto invariati i tassi di riferimento, comunicando che l’orientamento della politica monetaria rimarrà restrittivo finché l’inflazione non tornerà in linea con i rispettivi obiettivi.
La revisione al ribasso delle aspettative degli operatori sui tassi ufficiali negli Stati Uniti e in Europa ha indotto un allentamento delle condizioni sui mercati finanziari internazionali.

Nell’area dell’euro l’attività economica resta debole e il processo di disinflazione si consolida

La stagnazione nell’area dell’euro sarebbe proseguita nello scorcio del 2023, riflettendo lo scarso dinamismo della domanda interna ed estera. La persistente debolezza del ciclo manifatturiero e delle costruzioni si è estesa anche ai servizi. L’occupazione tuttavia ha continuato a crescere.
Negli ultimi mesi l’inflazione è stata inferiore alle attese e la disinflazione si è estesa a tutte le principali componenti del paniere, incluse quelle i cui prezzi avevano iniziato a salire con più ritardo.
Nelle proiezioni degli esperti dell’Eurosistema elaborate in dicembre la dinamica dei prezzi al consumo scenderà ancora: dal 5,4 per cento nel 2023 si porterà al 2,7 nel 2024, al 2,1 nel 2025 e all’1,9 nel 2026.

La BCE ha mantenuto invariati i tassi ufficiali

Nelle riunioni di ottobre e dicembre il Consiglio direttivo della BCE ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento, ritenendo che, se mantenuti sui livelli attuali per un periodo sufficientemente lungo, possano fornire un contributo sostanziale al ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2 per cento.
Il Consiglio inoltre ha deciso di ridurre gradualmente durante la seconda metà del 2024, fino ad azzerarli, i reinvestimenti dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito del programma di acquisto di titoli pubblici e privati per l’emergenza pandemica.
Nell’area dell’euro i passati rialzi dei tassi ufficiali continuano a trasmettersi al costo dei finanziamenti a famiglie e imprese; le une e le altre hanno diminuito notevolmente la domanda di credito.
La restrizione monetaria ha contribuito a determinare un forte rallentamento degli aggregati monetari, guidato in particolare dalla dinamica dei depositi in conto corrente.
I rendimenti sui titoli pubblici decennali sono diminuiti e sono scesi i differenziali di quelli italiani con i corrispondenti titoli tedeschi.

In Italia il prodotto è rimasto stazionario nel quarto trimestre del 2023

Secondo nostre stime la crescita in Italia è stata pressoché nulla alla fine del 2023, frenata dall’inasprimento delle condizioni creditizie, nonché dai prezzi dell’energia ancora elevati; i consumi hanno ristagnato e gli investimenti si sono contratti.
L’attività è tornata a scendere nella manifattura, mentre si è stabilizzata nei servizi; è aumentata nelle costruzioni, che hanno continuato a beneficiare degli incentivi fiscali.
Nelle nostre proiezioni elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, il PIL aumenterà dello 0,6 per cento nel 2024 (rispetto allo 0,7 stimato per il 2023) e dell’1,1 per cento in ciascuno dei due anni successivi.

Si consolida il surplus di conto corrente

In autunno sono aumentate le esportazioni. Nel terzo trimestre il saldo di conto corrente è risultato positivo, grazie all’ulteriore riduzione del disavanzo energetico e all’aumento dell’avanzo dei beni non energetici.
Gli investitori non residenti hanno effettuato acquisti netti di titoli italiani ed è proseguito il miglioramento del saldo debitorio su TARGET. La posizione creditoria netta sull’estero si è ancora rafforzata.

L’occupazione continua a crescere e la dinamica salariale rimane robusta

A ottobre e novembre del 2023 il mercato del lavoro ha mostrato segnali di tenuta: l’occupazione ha continuato a crescere, anche se a ritmi inferiori rispetto alla prima parte dell’anno.
Il tasso di partecipazione ha raggiunto un nuovo massimo da quando la serie è calcolata, mentre quello di disoccupazione è rimasto stabile.
Nel terzo trimestre si è ulteriormente rafforzata la dinamica delle retribuzioni nel settore privato non agricolo.
I margini di profitto, rimasti sopra i livelli pre-pandemici nonostante la recente lieve flessione, e il calo dei costi degli input potrebbero consentire alle imprese di assorbire le pressioni salariali senza determinare nuovi aumenti dei prezzi.

Si intensifica il calo dell’inflazione

La discesa dell’inflazione si è accentuata e si è estesa ai beni industriali non energetici e ai servizi. In dicembre la crescita dei prezzi al consumo si è collocata allo 0,5 per cento (al 3,0 al netto delle componenti più volatili).
Le famiglie e le imprese si attendono un allentamento delle pressioni inflazionistiche nel breve e nel medio termine.
Secondo le nostre previsioni elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, l’aumento dei prezzi al consumo si ridurrà all’1,9 per cento nel 2024 (dal 5,9 nel 2023), per poi scendere gradualmente fino all’1,7 nel 2026; l’inflazione di fondo diminuirà al 2,2 per cento nell’anno in corso (dal 4,5 nel 2023) e si porterà sotto il 2 per cento nel biennio successivo.

La restrizione monetaria continua a trasmettersi al mercato del credito

La dinamica dei prestiti rispecchia ancora la marcata debolezza della domanda di finanziamenti e la rigidità dei criteri di offerta, coerentemente con l’orientamento restrittivo della politica monetaria.
I passati rialzi dei tassi ufficiali continuano a incidere sul costo del credito alle imprese in maniera più intensa rispetto a quanto suggerito dalle regolarità storiche.
La restrizione monetaria sta determinando anche una flessione della raccolta bancaria. Migliora la redditività, resta contenuto il tasso di deterioramento dei prestiti e aumenta il livello di patrimonializzazione delle banche.

Nel 2023 sarebbe proseguito il miglioramento dei conti pubblici

Secondo le informazioni preliminari disponibili, nel 2023 si sarebbero ridotti il disavanzo e l’incidenza del debito sul prodotto.
La manovra di bilancio per il triennio 2024-26 è stata approvata a dicembre; nelle valutazioni ufficiali, essa accresce l’indebitamento netto nel 2024 di 0,7 punti percentuali del PIL rispetto al quadro a legislazione vigente ed è coerente con una diminuzione solo marginale del rapporto tra il debito e il prodotto nell’arco del triennio.
A dicembre l’Unione europea ha approvato la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e ha erogato la quarta rata di pagamento.

È stato raggiunto l’accordo sulla riforma delle regole di bilancio europee

Nella seconda metà di dicembre il Consiglio della UE ha raggiunto un’intesa sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. L’accordo incorpora le principali novità della proposta legislativa avanzata nella scorsa primavera dalla Commissione europea, ossia la centralità dell’analisi di sostenibilità del debito nel medio periodo e il ruolo delle negoziazioni con ciascuno Stato membro per definire il processo di consolidamento di bilancio.
Tuttavia sono stati aggiunti ulteriori criteri numerici, uguali per tutti i paesi, che vincolano la dinamica del debito e il disavanzo strutturale. Sono in corso negoziati tra le istituzioni europee per perfezionare il testo normativo.

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