2 febbraio 2024

  • L’economia globale è fragile e instabile, a causa delle tensioni geopolitiche
  • La fase ciclica dell’economia italiana è debole, ma in graduale recupero a fine 2023
  • L’occupazione sostiene i redditi mentre resta moderata la dinamica retributiva
  • L’UPB stima un PIL in aumento dello 0,8 per cento nel 2024 e dell’1,1 nel 2025
  • Dopo la decisa flessione in autunno, l’inflazione è in lieve ma temporanea risalita
  • Le previsioni per l’Italia sono esposte a molteplici incertezze, i rischi sono orientati al ribasso

Aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nel periodo 2023-25

Con la Nota sulla congiuntura di febbraio l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) aggiorna le previsioni macroeconomiche nel periodo 2023-25. La stima dell’UPB sulla variazione annuale del PIL si attesta allo 0,8 per cento per il 2024 e all’1,1 per cento per il 2025. Continua il trend di riassorbimento dell’inflazione e di tenuta del mercato del lavoro.

Le previsioni dell’UPB sono lievemente peggiorate rispetto a quelle formulate in ottobre per la validazione del quadro macroeconomico della NADEF. Le revisioni sono prevalentemente ascrivibili al deterioramento del contesto internazionale (conflitti in Medio Oriente e andamenti sfavorevoli di rilevanti partner commerciali, come la Germania). Il quadro macroeconomico è dunque soggetto a diversi rischi, complessivamente orientati al ribasso.

Il contesto internazionale tra tensioni geopolitiche e contrasto all’inflazione

Ripercussioni globali dal conflitto in Medio Oriente

Nuovi elementi di squilibrio nel contesto economico globale si sono susseguiti tra l’autunno del 2023 e l’inizio del 2024. Il conflitto tra Israele e le milizie di Hamas genera tensioni, in tutta l’area mediorientale. Gli attacchi alle navi mercantili nel Mar Rosso hanno ridotto il traffico merci sul Canale di Suez (fig. 1) e i costi dei trasporti potrebbero aumentare. Le forti tensioni nella regione mediorientale non hanno finora inciso sui prezzi delle materie prime energetiche, tuttavia i nuovi fattori di rischio pesano sulle prospettive di allentamento della politica monetaria per quest’anno.

Le previsioni macroeconomiche per l’economia italiana per il 2023-25

Per il 2023 si stima una crescita dell’attività economica italiana dello 0,6 per cento (tab. 1), rispetto allo 0,7 per cento desumibile dalle serie trimestrali. Per l’anno corrente si prevede una lieve accelerazione del PIL, allo 0,8 per cento; dopo un primo trimestre ancora debole, a causa delle persistenti tensioni globali, la crescita dovrebbe rafforzarsi gradualmente, beneficiando della minore inflazione e dell’accelerazione della domanda estera. Nel 2025 la dinamica del PIL dovrebbe consolidarsi all’1,1 per cento, ipotizzando un miglioramento graduale del contesto geopolitico ed economico internazionale e l’avvio della normalizzazione della politica monetaria dalla metà di quest’anno…

Modeste revisioni rispetto alle previsioni di ottobre. I rischi sono orientati al ribasso

Nel confronto con il quadro macroeconomico formulato dall’UPB in ottobre, in occasione dell’esercizio di validazione delle previsioni della NADEF 2023, la minore crescita del PIL (due decimi di punto nelle media del 2024-25) ha riflesso il deterioramento delle ipotesi sul commercio internazionale e il lieve apprezzamento del tasso di cambio.

Le prospettive dell’economia italiana sono esposte a molteplici rischi, complessivamente sfavorevoli. Le fonti di incertezza sono prevalentemente di natura esogena in quanto provengono da fattori internazionali, in particolare geo-politici (guerra in Ucraina e Medio Oriente), che potrebbero frenare il commercio globale. Il robusto recupero degli scambi internazionali per il 2024 è però essenziale per concretizzare l’accelerazione del PIL italiano nel biennio di previsione.

Riguardo agli effetti delle tensioni sui prezzi, secondo uno scenario costruito con il modello econometrico MeMo-It, gli aumenti dei costi di trasporto causati dagli attacchi nel Mar Rosso potrebbero incidere sui prezzi al consumo in Italia, per un paio di decimi di punto percentuale in un orizzonte biennale.

Nel complesso, la flessione dell’inflazione rappresenta un pilastro chiave del quadro macroeconomico e l’evoluzione dei prezzi quest’anno dipenderà molto da variabili esterne, quali i costi delle materie prime. Inoltre, come già segnalato dall’UPB, sussistono criticità legate all’utilizzo efficiente dei fondi europei del programma Next Generation EU (NGEU) da parte dell’Italia. Vi sono, infine, fattori d’incertezza sulle politiche monetarie e la riforma della governance dei conti pubblici nella UE, in particolare per le tempistiche dei prossimi sviluppi.

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