Indagine sui prestiti bancari nell’area euro
I criteri di concessione del credito alle imprese sono stati moderatamente inaspriti a fronte di una maggiore percezione del rischio.
La domanda di prestiti alle imprese è aumentata leggermente, mentre quella di prestiti alle famiglie è diminuita.
Le condizioni di credito si sono inasprite soprattutto in settori come quello automobilistico e quello manifatturiero ad alta intensità energetica.
Criteri di concessione del credito più restrittivi
Secondo l’indagine sui prestiti bancari (BLS) di luglio 2026, le banche dell’area euro hanno segnalato un moderato inasprimento netto degli standard creditizi – ovvero le linee guida interne delle banche o i criteri di approvazione dei prestiti – per i prestiti o le linee di credito alle imprese nel secondo trimestre del 2026 (7% netto delle banche; Grafico 1).
Le banche hanno inoltre segnalato un inasprimento netto degli standard creditizi sia per i prestiti alle famiglie per l’acquisto di immobili sia per il credito al consumo e altri finanziamenti alle famiglie (rispettivamente 9% e 12% netto). Per le imprese, l’inasprimento netto è risultato inferiore alle aspettative delle banche nel ciclo precedente (19%).
I rischi percepiti per le prospettive economiche e la minore propensione al rischio delle banche sono rimasti i principali fattori che hanno contribuito all’inasprimento, poiché le banche continuano a prestare molta attenzione ai rischi legati agli sviluppi geopolitici ed energetici.
Le banche hanno inoltre segnalato un inasprimento netto degli standard creditizi per i mutui ipotecari e il credito al consumo. In entrambi i casi, la minore propensione al rischio delle banche e la maggiore percezione del rischio sono stati i principali fattori determinanti dell’inasprimento.
Per il terzo trimestre del 2026, le banche prevedono un ulteriore inasprimento degli standard creditizi in tutte le categorie di prestiti.
Aumentano i tassi e si irrigidiscono le condizioni di finanziamento
Le condizioni generali delle banche – ovvero i termini e le condizioni effettivi concordati nei contratti di prestito – si sono inasprite per tutti i segmenti di finanziamento, principalmente a causa dell’aumento dei tassi di interesse.
Le banche hanno segnalato un aumento netto della quota di richieste di prestito respinte per tutte le categorie di mutuatari. L’aumento netto è stato maggiore per il credito al consumo rispetto ai prestiti alle imprese e ai mutui ipotecari.
Cresce leggermente la domanda di credito delle imprese
Nel secondo trimestre del 2026, le banche dell’area euro hanno segnalato un lieve aumento netto della domanda di prestiti o linee di credito alle imprese (percentuale netta del 3%; Grafico 2), in linea con le modeste variazioni nette osservate a partire dalla metà del 2024.
L’aumento netto si è discostato dalle aspettative delle banche, espresse nel precedente sondaggio, di una marcata diminuzione (-10%). La domanda di prestiti è stata sostenuta da una maggiore domanda di scorte e capitale circolante, dalla domanda di investimenti fissi da parte delle grandi imprese e da altre esigenze di finanziamento legate al rifinanziamento e alla ristrutturazione del debito.
Le banche hanno segnalato un aumento della domanda per soddisfare le esigenze di liquidità, ma hanno ritenuto che il quadro generale rimanesse eterogeneo e dipendente dai futuri sviluppi geopolitici.
In calo mutui e credito alle famiglie
La domanda di mutui ipotecari è diminuita in modo significativo (percentuale netta del -15%), sebbene in misura leggermente inferiore rispetto alle aspettative delle banche del trimestre precedente (-20%).
Il deterioramento della fiducia dei consumatori e le variazioni dei tassi di interesse sono stati i principali fattori che hanno frenato la domanda di mutui ipotecari, con un ulteriore impatto negativo dovuto al peggioramento delle prospettive del mercato immobiliare.
La domanda di credito al consumo e di altri finanziamenti alle famiglie ha continuato a indebolirsi (percentuale netta del -2%), contrariamente alle aspettative delle banche che prevedevano un calo più marcato (-9%). La minore fiducia dei consumatori è stata la principale causa del calo della domanda di credito al consumo, seguita dalla ridotta spesa per beni durevoli e dalle variazioni dei tassi di interesse.
Nel terzo trimestre del 2026, le banche prevedono un ulteriore calo della domanda di mutui ipotecari (-12%), mentre la domanda di credito al consumo dovrebbe rimanere invariata (0%).
Più difficile l’accesso delle banche ai finanziamenti
Nel secondo trimestre del 2026, l’accesso delle banche dell’area euro ai finanziamenti al dettaglio, ai titoli di debito e ai mercati monetari si è leggermente deteriorato, mentre per le cartolarizzazioni è rimasto sostanzialmente invariato.
Sia i finanziamenti a breve termine sia quelli a lungo termine hanno contribuito al deterioramento dell’accesso complessivo ai finanziamenti al dettaglio.
Nei prossimi tre mesi, le banche prevedono un ulteriore deterioramento dell’accesso ai titoli di debito, ai finanziamenti al dettaglio e ai mercati monetari, mentre per le cartolarizzazioni la situazione rimarrà invariata.
Qualità del credito e rischi spingono verso maggiore prudenza
Nel secondo trimestre del 2026, le banche dell’area euro hanno segnalato un impatto netto di inasprimento dei crediti deteriorati e di altri indicatori di qualità del credito sui loro standard creditizi per i prestiti alle imprese e per il credito al consumo, mentre gli standard creditizi per i mutui ipotecari sono rimasti sostanzialmente invariati.
Le banche hanno indicato che una maggiore percezione del rischio e una minore tolleranza al rischio hanno contribuito maggiormente all’impatto netto di inasprimento sugli standard di credito.
Nel terzo trimestre del 2026, le banche dell’area euro prevedono un ulteriore impatto restrittivo degli indicatori di qualità del credito sugli standard applicati ai prestiti alle imprese e al credito al consumo.
Auto e manifattura energivora tra i settori più penalizzati
Nella prima metà del 2026, gli standard di credito si sono inaspriti nella maggior parte dei settori economici, ad eccezione dei servizi, esclusi i servizi finanziari e il settore immobiliare.
L’inasprimento è rimasto più pronunciato in alcune parti del settore manifatturiero particolarmente esposte agli sviluppi geopolitici e legati all’energia, come l’industria automobilistica e la produzione manifatturiera ad alta intensità energetica.
Per la seconda metà del 2026, le banche dell’area dell’euro prevedono un ulteriore inasprimento netto degli standard creditizi nella maggior parte dei principali settori economici. Le banche prevedono standard creditizi sostanzialmente invariati per i servizi non finanziari e il settore immobiliare residenziale.
Le banche hanno segnalato una domanda di prestiti inferiore o sostanzialmente invariata nei principali settori economici, ad eccezione dei servizi – esclusi i servizi finanziari e il settore immobiliare – dove la domanda di prestiti è aumentata nella prima metà del 2026.
Per la seconda metà del 2026, le banche dell’area dell’euro prevedono variazioni complessive piccole o moderate della domanda di prestiti per i principali settori economici.
Transizione verde: credito più favorevole alle imprese sostenibili
Per quanto riguarda i prestiti alle imprese verdi e a quelle che stanno compiendo progressi nella transizione ecologica, le banche dell’area euro hanno segnalato negli ultimi 12 mesi un impatto netto di allentamento sugli standard creditizi e un effetto positivo sulla domanda.
La situazione è opposta per le imprese ad alte emissioni prive di piani credibili di transizione climatica, per le quali si registra un impatto di inasprimento sugli standard creditizi e una lieve diminuzione netta della domanda di prestiti.
Il rischio fisico ha continuato ad avere il maggiore impatto netto di inasprimento legato al clima sugli standard creditizi per le imprese, mentre anche il rischio di transizione specifico dell’impresa è diventato un fattore di inasprimento sempre più importante negli ultimi 12 mesi.
Le esigenze di investimento fisso legate al clima e le ristrutturazioni aziendali sono state di gran lunga i fattori più importanti che hanno determinato la domanda di prestiti legati al clima da parte delle imprese. Anche le esigenze di finanziamento connesse al rispetto della normativa climatica vigente e i tassi di interesse agevolati concessi dalle banche per il finanziamento di progetti o tecnologie verdi hanno rappresentato elementi significativi.
Al contrario, l’incertezza sulla futura regolamentazione climatica ha frenato la domanda di prestiti.
Mutui più favorevoli per gli immobili ad alta efficienza energetica
Per gli edifici con prestazioni energetiche attuali o previste buone o elevate, le banche hanno segnalato un impatto netto di allentamento legato al clima sugli standard di credito e un impatto positivo sulla domanda di mutui ipotecari.
Al contrario, hanno indicato standard di credito più rigorosi e un impatto negativo sulla domanda di prestiti per gli edifici con prestazioni energetiche persistentemente basse.
Il rischio fisico associato agli immobili è stato, in termini netti, il principale fattore di inasprimento legato al clima per gli standard di credito sui mutui ipotecari, mentre le prestazioni energetiche attuali o previste degli edifici sono state un rilevante fattore di allentamento.
Gli investimenti nelle prestazioni energetiche degli edifici sono rimasti il fattore chiave a sostegno della domanda di mutui ipotecari legati al clima negli ultimi 12 mesi. I tassi di interesse sui prestiti destinati ad aumentare la sostenibilità e il sostegno fiscale hanno contribuito positivamente, mentre l’incertezza sulla futura regolamentazione climatica ha avuto un impatto negativo.
L’indagine della BCE sul credito bancario
L’indagine trimestrale BLS (Bank Lending Survey) è stata sviluppata dall’Eurosistema per migliorare la comprensione del comportamento delle banche in materia di concessione di prestiti nell’area dell’euro.
I risultati riportati nell’indagine di luglio 2026 si riferiscono alle variazioni osservate nel secondo trimestre del 2026 e alle variazioni previste per il terzo trimestre del 2026, salvo diversa indicazione.
L’indagine di luglio 2026 è stata condotta tra il 15 e il 30 giugno 2026. In questa fase sono state intervistate 159 banche, con un tasso di risposta del 100%.




