Economia della Bellezza 2026
GOVERNARE L’ECCELLENZA: UN MODELLO PER L’ALTO ARTIGIANATO
La Bellezza è un metodo
Economia della Bellezza nasce con l’obiettivo di raccontare il Made in Italy non soltanto come fenomeno produttivo, ma come espressione di un modello di sviluppo in cui economia, cultura e identità si intrecciano in modo inscindibile.
Dal 2019 a oggi abbiamo osservato un’iniziativa capace di crescere, evolvere e rafforzare il proprio ruolo di traino per il Paese.
L’edizione 2026 vuole compiere un passo ulteriore: indagare quali scelte manageriali sostengono questo successo. Lo studio, condotto sulle imprese rappresentative del Made in Italy, si è concentrato su dodici aziende d’eccellenza, selezionate all’interno di sei grandi famiglie materiche – vetro, ceramica, metallo, marmo, legno e tessile – che rappresentano i fondamenti storici e simbolici della nostra manifattura. Realtà eterogenee per dimensioni e mercati, ma accomunate da una matrice profonda: la capacità di trasformare il saper fare in un sistema competitivo durevole, capace di andare oltre la sola eccellenza tecnica per diventare veicolo culturale e strategia industriale.
Da questo lavoro emerge con chiarezza che il successo non coincide con il mero conseguimento del profitto, ma con la salvaguardia della vitalità dell’impresa nel tempo. È il frutto di una combinazione coerente e innovativa di scelte manageriali che integrano cinque leve: identità di marca, distribuzione internazionale selettiva, investimento continuo nella cultura aziendale, radicamento territoriale e utilizzo evoluto delle tecnologie digitali. Questi fattori non agiscono in modo isolato, ma come un sistema interdipendente, governato da un equilibrio dinamico fra tradizione e innovazione.
Le imprese analizzate dimostrano infatti che il digitale non sostituisce l’artigianato, ma ne amplifica le possibilità espressive e produttive, senza intaccare l’autenticità che costituisce il cuore identitario del Made in Italy.
Allo stesso tempo, il territorio si conferma spazio identitario e vantaggio competitivo distintivo sui mercati internazionali: deposito di conoscenze e tradizioni, catalizzatore di relazioni di filiera, luogo di custodia e trasmissione di competenze.
Il nostro Ufficio Studi ha voluto tradurre queste evidenze in una prospettiva concreta di crescita per il Paese: quale potrebbe essere l’effetto dell’adozione delle cinque leve manageriali sull’intero sistema del Made in Italy? Il risultato è chiaro: se le imprese attivassero anche solo uno degli investimenti individuati, si potrebbe generare un incremento di circa 46 miliardi di euro di nuova produzione nazionale.
Valorizzare l’approccio manageriale del Made in Italy significa, dunque, riconoscere che la nostra eccellenza non è episodica né esclusivamente creativa, ma organizzata, trasmissibile e misurabile. Significa affermare che la contemporaneità nasce dalle radici più profonde e che la Bellezza, quando è governata con visione e responsabilità, può diventare una vera strategia di crescita per il Paese.
ERNESTO FÜRSTENBERG FASSIO PRESIDENTE DI BANCA IFIS
Lo studio
Nella settima edizione di Economia della Bellezza continua la ricerca del valore data dalla Bellezza all’Italia, scegliendo di concentrare l’attenzione sulle leve manageriali che possono potenziare il posizionamento globale delle imprese del Made in Italy.
Lo studio evidenza come la Bellezza sia ancora un settore con ampio impatto a livello nazionale, 28% del PIL italiano. In particolare quest’anno è stato dato risalto alle caratteristiche di 12 aziende virtuose e alla gestione manageriale che le contraddistingue; realtà diverse ma tutte capaci di trasformare il «saper fare» in un sistema competitivo che va oltre la sola eccellenza tecnica per diventare veicolo culturale e strategia industriale.
Cos’è l’Economia della Bellezza
L’ Economia della Bellezza è un fattore produttivo virtuoso. Non solo è parte dell’identità di un Paese che coltiva Arte e Cultura dalle sue origini, ma rappresenta un motore economico fondamentale per l’Italia. Investire in questa risorsa contribuisce in modo sostanziale alla crescita del Pil.
E poiché la Bellezza è anima e sostanza di molte eccellenze del Made in Italy, Banca Ifis, in questo nuovo percorso di ricerca, ha voluto approfondire le dimensioni che contribuiscono al successo di alcune imprese rappresentative, al fine di proporre un approccio e un modello in grado di fornire una vera e propria prospettiva manageriale.
L’indagine di questa edizione di Economia della Bellezza è partita prendendo in esame in particolare dodici aziende dell’alto artigianato del Made in Italy, individuando le comuni matrici capaci di declinare il successo economico in un sistema competitivo strutturato e durevole, che vada oltre la sola eccellenza manifatturiera.
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La nuova edizione di Economia della Bellezza 2026, realizzata anche su dati Format Research, propone un modello dell’alto artigianato e delle PMI del territorio basato su 5 variabili fondamentali.
La prima variabile riguarda la costruzione di un brand autorevole. La marca sopravvive ai prodotti e alle strutture aziendali: per questo viene definita “La risorsa più durevole dell’impresa”. Il valore della marca, la sua unicità e la sua storia rendono un brand davvero solido.
La seconda è l’internazionalizzazione e il posizionamento distributivo. Il brand “Made in Italy” e la sua alta appetibilità a livello mondiale rendono facile l’esportazione in altri paesi. L’origine italiana si riconferma una leva strategica di promozione e di posizionamento sui mercati stranieri.
La terza variabile è l’investimento nella cultura aziendale come elemento distintivo e leva strategica. Il capitale umano e il suo know-how sono la parte fondamentale delle aziende: un’organizzazione dinamica, inoltre, può trasformare la leva organizzativa in leva motivazionale.
La quarta riguarda il territorio come spazio identitario. Per un brand, la propria origine è una forza che incide sulle performance non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e internazionale.
La quinta e ultima variabile è la tecnologia e la cultura progettuale. Oggi l’evoluzione tecnologica pervade ogni aspetto dell’impresa, per questo bisogna sfruttarla per ampliare la conoscenza e il know-how del sapere tradizionale.




